Viaggi e paesaggi

In ogni felicità marina c’è una sorta di malinconia forse a causa del fatto che il concetto di oblio assomiglia molto ad uno sprofondare nelle acque, nel sonno. Il mare è assoluto, intenso fino al punto di diventare – nell’immaginario comune – qualcosa di doloroso. Marino o non marino il paesaggio, ogni paesaggio, è tempo rappreso: tempo plurimo. Non è solo il suo tempo presente, ma pure quel labirinto di tempi ed epoche diverse che s’intrecciano in un paesaggio e lo costituiscono, così come pieghe, rughe, espressioni scavate dalla felicità o dalla malinconia non solo segnano un viso, ma sono il viso di quella persona, che non ha mai soltanto l’età o lo stato d’animo di quel momento, bensì è l’insieme di tutte le età e gli stati d’animo della sua vita.

Il paesaggio non è solo natura ed architettura, boschi e case, sentieri, ma anche e soprattutto società, persone, gesti, abitudini, pregiudizi, passioni, cibo, bandiere, fedi. La foresta del viaggiatore del giorno d’oggi è quasi sempre la città, con i suoi deserti e le sue oasi, il suo coro e la sua solitudine, i suoi palazzi che grattano il cielo e le sue osterie di periferia o fuoriporta, le sue strade rettilinee in fuga verso l’infinito. Il passante casuale, con i suoi occhi ed i suoi sensi ben aperti, è forse il viaggiatore più autentico: paesaggio è passaggio; è anche un’andatura, come uno stile nella scrittura. Ognuno attraversa un luogo con il suo ritmo. Uno va svelto, uno si ciondola. Una città, come la pagina di un libro, si può percorrere in mille modi: attento, lento, frettoloso, distratto, analitico, dispersivo.

Muovendosi avanti e indietro nello spazio, senza seguire percorsi obbligati ed affidandosi alla continua digressione più che alla linea retta, il viaggiatore per qualche breve momento sospende il tempo del paesaggio, lo tiene un po’ in scacco, come il giocoliere che lancia e lascia per qualche attimo sospesi in aria tanti bastoncini, anche se sa che, prima o poi, gli cadranno tutti sulla testa. E’ molto bello, per me, immaginare che quel viaggiatore, un po’ idealizzato, voglia sempre concedersi il lusso di sedersi comodamente con una pipa fresca in bocca: utile per contemplare meglio qualsiasi paesaggio abbia dinnanzi ai propri occhi, per scandagliare i tanti strati di tempo rappreso che ogni paesaggio include; per viaggiare nel tempo e contro il tempo, anche se soltanto per un po’.

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