Sociopatico sarà Lei!

Se, saccheggiando la vita e l’esperienza artistica di Stendhal, nei miei precedenti post (tag: il Narratore), ho potuto offrire a Ramon – ed a voi che leggete – qualche spunto di riflessione sul “piacere puro” – come può essere l’esperienza dell’avere a che fare con la pipa – e sul quanto sia complicato raffigurare questa passione, questo amore sparso, in letteratura – minore o maggiore che sia – è ora tempo ch’io affronti, come Narratore del blog, la condizione filosofica del soggetto atopico che definirò, da qui in avanti, anche “individuo puro”. L’atopia, in generale, può essere definita come la condizione che deriva dal non riconoscersi, o dal non sentirsi riconosciuto, come appartenente e adattato ad un luogo circoscritto e definito. Nel nostro contesto il luogo circoscritto e definito è una comunità ipotetica e reale al tempo stesso, ovvero: la comunità dei fumatori e degli estimatori della pipa. 

Comunità ipotetica, dicevo, in quanto non esiste un vero e proprio unicum (se escludiamo la fantasticheria romanzata, e di chiara ispirazione musiliana, dell’Azione Congiunta scritta da Ramon) tuttavia reale perché essa è comunque composta e definita da tante piccole sotto-comunità concrete: fisiche, come i pipa clubs o virtuali, come i forum sulla pipa, come i gruppi a tema di Facebook, e via discorrendo. La mia premessa teorica è la seguente: la condizione di atopia – di cui il blog fumodipipa.it e Ramon paiono essere un fulgido esempio rispetto alla loro comunità di riferimento – non implica necessariamente l’assenza di un loro ambiente-mondo. Anzi, parlando in generale, la straordinarietà dell’individualità atopica, o pura, si esperisce proprio a partire dalla sua inedita situazione e si conclude, inevitabilmente, nella creazione di una nuova collettività, rivoluzionaria e fondata su basi quantomeno originali rispetto alle realtà pre-esistenti. 

Per condurre in porto il discorso, sarà opportuno ch’io fornisca a Ramon ed ai lettori del blog anzitutto alcuni chiarimenti sia in merito alla nozione di ambiente-mondo che di atopia. Ambiente-mondo è una delle possibili traduzioni della nozione di Umwelt elaborata originariamente dall’etologo e biologo Jakob von Uexküll. Cercherò di riassumerla, nei prossimi post (link al successivo), anche se a noi interesserà di più la sua rilettura in chiave filosofica, operata prima da Gilles Deleuze e poi da Gilbert Simondon. In merito al termine a-topos, che tradotto genericamente significa “privo di luogo”, è necessario anche definire cosa sia un luogo. Nella mia disamina, con il termine “luogo”, non intendo soltanto un ambiente fisico-geografico ma anche un contesto sociale come può esserlo quello della comunità dei fumatori e degli estimatori della pipa.

Questa puntualizzazione è di fondamentale importanza perché, chi giace in una condizione di atopia, dunque, lo è anche rispetto ad un contesto sociale (oltreché, in altre disamine, ad un luogo fisico-geografico) circoscritto, cui non aderisce, non si adatta e non sembra potersi o volere conformare. Tutto questo mio analizzare l’atopico sarà, in definitiva, utile anche a distinguerlo dal sociopatico. Evidenzieremo come l’individuo puro, a differenza del sociopatico per l’appunto, abiti la sua comunità di riferimento, ma senza viverla, perché – in definitiva – il suo ambiente-mondo è assai più ricco di quanto non lo sia il luogo circostante. Pur peccando d’immodestia credo che, così facendo, come Narratore avrò esperito anche il secondo punto indicato da Ramon nel suo post “Primo tagliando alla tre punto zero“. A rileggerci!


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