Samuel Gawith Full Virginia Flake

Tappa pressoché obbligata, del Full Virginia Flake sono molti anni che leggo recensioni e la stessa casa produttrice, nel descriverlo, lo propone come un must have per gli amanti dei flakes di soli virginia. Personalmente credo abbiano ragione alla Samuel Gawith anche se – in realtà – debbo riscontrare come ci sia un prima ed un dopo: nei primi dieci anni del duemila in molti, nei forum dedicati, si sono sperticati nell’elogio incondizionato di questo pressato di soli virginia maturi mentre in questa seconda decade, stando sempre a quanto si legge su internet, qualcosa sembra essere cambiato. C’eravamo tanto amati?

Io, sostanzialmente, rimango dove stavo: mi piaceva prima e continua a piacermi ora quindi, più che recensirlo da zero come se nessuno lo conoscesse, cercherò di spiegare le ragioni del mio gradimento e, per aiutarmi, vado a scomodare il signor sigaro. Difatti, a mio avviso, sono palesi alcune somiglianze tra la fumata “liscia” di virginia maturi e quella di sigari, magari cubani. Anche tra i sigari cubani, pur dalla stessa anilla, vi sono quelli più costanti e quelli meno. Questione di ligada, di ricetta, ho letto. Un esempio? Montecristo n°4 versus Montecristo n°2: il primo una garanzia, come la Coca Cola, il secondo molto meno. Eppure… i picchi di bontà del n°2 “azzeccato” non temono alcun confronto, secondo molti. Ecco: con i dovuti distinguo sono dell’idea che una cosa simile accada anche per questo must have kendaliano. Mentre sul cugino Best Brown Flake si può giocare a tamponare in fase di produzione forse nel Full Virginia Flake è talmente delicato l’equilibrio materia prima/ricetta/sentori percepiti che basta poco a perderlo per strada, facendolo risultare scialbo nel suo complesso, da cui la disaffezione di cui, a volte, leggo in giro. Ciò che a me, comunque, sembra non sia mai cambiato negli anni sono i due fattori che me lo fanno apprezzare ancora oggi: un corpo medio-pieno, che sazia senza dar fastidio al mattino ed appaga dopo pranzo, unito ad una – non riscontrata altrove – raffinatezza nel gusto da buon scotch purosangue. Oserei: il Full Virginia Flake è un tabacco elegante, discreto, a volte anche troppo discreto, ma inconfondibile, come sempre è la vera eleganza.

E’ vero, il Full Virginia Flake di Samuel Gawith, indipendentemente dal lotto azzeccato o meno, non è contraddistinto da quel genere di ricetta che ti riempie di sapori lussureggianti e quasi annebbianti (virginia rossi, fire-cured, e via discorrendo…) tuttavia rimane ugualmente più che caratteristico e per comprenderlo ancora meglio io suggerisco di dedicargli almeno una pipa in esclusiva. Personalmente adoro il sapore delle pipe a cui ho dedicato questo tabacco. Venendo al lato pratico, alla sua fruizione in pipa, il Full Virginia Flake è un tabacco che fa un pochino tribolare agli inizi: chi lo sbriciola finemente, chi usa il grinder, chi lo sfilaccia, chi lo “katafotte” sovrapponendo pezzetti di grandezza adeguata nel fornello. Vedete un po’ voi. In realtà serve soltanto impratichirsi, fumandolo, ed avendo la pazienza di trovare quello che, a vostro giudizio, è il grado di umidità più adatto per apprezzarlo al meglio. Personalmente sfilaccio ed appallottolo, così ammorbidisco la fibra mantenendola però intatta, e lo preferisco più umido anziché secco perché così facendo la fumata mi risulta più satura dei caratteristici sapidi aromi erbacei.

Da tutto quanto sopra si sarà capito che è abbastanza complicato definire stabilmente i sentori di questo flake di virginia: variano d’intensità a seconda dei lotti, della maggiore o minore untuosità delle fette, dal modo in cui caricate la pipa, dalla pipa stessa (dolce, non dolce). Ed è proprio per questa ragione che mi permetto di insistere: dedicategli almeno una pipa. Il blend del Full Virginia Flake, a mio giudizio, lo richiede e lo merita, se vi è gradito. Personalmente fumandolo riscontro accenni ben rotondi di tutta la gamma della frutta secca, dell’appassito e del marcescente, che procedono di pari passo ad una dolcezza sommessa e cupa e che sono a loro volta amalgamati in un corpo mirabilmente medio, che non richiede decantazione da parte del fumatore ma che si fa sentire, anche in gola. Va ricercata, come dicevo, quella gustosità che taluni dicono di percepire a volte troppo poco preferendogli quindi altri straight virginia, magari curati diversamente oppure provenienti da altre tradizioni. Insomma, io mi trovo d’accordo con me stesso: la fumata di Full Virginia Flake assomiglia molto alla fumata di un buon sigaro cubano; di quelli un po’ scostanti e bizzosi magari, ma altrettanto inconfondibili quando tutto gira per il verso giusto.

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