Recensire non recensire, this is the question

In merito al blog, se c’è una cosa che mi mette in crisi, è decidere una volta per tutte se proseguire o meno nelle recensioni dei tabacchi che conosco meglio. L’impianto tradizionale di una recensione, per quanto discorsivo sia, non lo so perché ma restituisce sempre l’impressione del compitino scolastico, almeno al sottoscritto (e non parliamo di chi schematizza tipo quiz all’americana). Io stesso, nel rileggere le mie recensioni, non posso fare a meno che correggere in continuazione qualche espressione, aggiungere o togliere qualche riflessione, impaludandomi sempre più tra i paragrafi del testo. Se mi è consentito usare una metafora accosto le mie talvolta prolisse recensioni sui tabacchi al respiro della musica classica mentre, per tutti gli altri articoli, a quello del ritmo jazz, che sempre mi sforzo di cercare quando tratto argomenti a tema libero, improvvisando.

D’altro canto smantellare, liquidare, tutto l’impianto canonico in una recensione finirebbe con l’essere controproducente perché difficilmente si verrebbe capiti. C’è, insomma, a mio avviso una sorta di canone al quale comunque attenersi per essere d’una qualche utilità a chi legge. Per carità: cimentarsi, di tanto in tanto, in qualche recensione di un tabacco che si è fumato mille volte nella vita è un’avventura insignificante e priva di pericoli; un’episodio da vita di collegio, corredato da tutta la sua improbabilità ed assurdità. Tuttavia, magari non tutti ma, alcuni di noi, non possono fare a meno d’interrogarsi sul come funzionino le cose, anche queste inezie, per poi scoprire che le cose che facciamo, spesso e volentieri, non hanno alcuna ragionevolezza o fondamento. 

La verità è che, oltre a noi e lo stato delle nostre pipe, anche i tabacchi cambiano in continuazione: cambia chi li produce, cambiano gli ingredienti, cambia il taglio e, una recensione già di quattro o cinque anni fa, rischia di essere davvero la cosa più inutile di questo mondo se letta oggi. Tuttavia, pur richiamandomi a quanto sopra, rimane appunto un esercizio di scrittura formale, all’interno di schemi e modi di dire collaudati e grossomodo condivisi da chi scrive e da chi legge e pertanto, la recensione in sé per sé, rappresenta un punto d’incontro facile ed immediato con il lettore. Come a dire: se non ci fossero quasi ne sentiremmo la mancanza, pur con tutti i loro limiti. Ho voluto fare questa riflessione ad alta voce per dire che riproporrò, anche in questa “tre punto zero” del blog, le mie (poche) sudate carte anche se non prevedo, a breve, di cimentarmi nuovamente in tale esercizio.

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