Pipe e bagaglio

La vocazione all’essenzialità cui, in parte, costringe il viaggio ed il viaggiare spoglia i desideri d’ogni inutile peso creando, attorno al fumatore di pipa itinerante, una ristretta cerchia eletta d’oggetti. Naufrago della sua poltrona e delle comodità domestiche, egli è costretto – più d’ogni altro – a raccogliere selettivamente gli strumenti per sopravvivere assieme al suo vizio. Tutta la proprietà, allevata ed accudita negli anni come prole, si riduce a quel che si può portare con sé in giro per il mondo. Eppure, nella forzata sobrietà, il superfluo sopravvive simbolicamente nei pochi oggetti destinati a quella specifica funzione. Nell’infinita libertà del loro padrone dagli scrupoli, il superfluo rimane il levigato pilastro portante su cui si regge il rigoroso paradigma esistenziale del fumatore di pipa, soprattutto di quello un po’ dandy. Il miraggio è un gruppo d’oggetti, il più leggeri possibile, sempre ristretto, in cui si riassumano praticità, eleganza ed originalità: un talismano pieghevole dedicato alle ore dell’ozio. 

Eppure, la rinuncia alle grandi proporzioni, ha in sé ugualmente qualcosa di minaccioso ed, in effetti, l’essenzialità dell’altarino da viaggio rimane l’unica arma da sfoderare e impugnare in un incessante duello con il tempo e lo spazio, un manifesto d’indipendenza puntato contro la vana accumulazione degli oggetti cui si sottopone, nevroticamente, il fumatore di pipa modernamente compulsivo. Allora, per mettere a tacere ogni residua remora, se ne approfitti e si faccia utile esercizio di perfezionismo, operando scelte severe, fuggendo come l’eremita il mondo per rifugiarsi in un’ascetica salvezza personale. L’abbondanza di rastrelliere ricolme di pipe e di giare straboccanti esotici trinciati acquistati in ogni dove torni ad essere ciò che è sempre stata: soltanto un mezzo, un riparo per sopravvivere agli urti, di cui si può fare anche aristocraticamente a meno favorendo pochi oggetti impregnati di vera, ed autentica, quasi cavalleresca nobiltà. 

Nel piccolo e nel poco – nel ridotto insomma – s’avrà modo di curare maggiormente il particolare e questi, a sua volta, sarà il cannocchiale rovesciato attraverso cui contemplare l’universo con nuovi occhi. In eventuali momenti di sconforto, poi, si pensi all’eccellente Majakovskij che, non volendo in nessun caso rinunciare al suo bastone da passeggio, lo brandiva passeggiando su e giù sulla sabbia in bermuda e cappello di feltro calato sugli occhi. Per la pipa in trasferta, vacanziera e non, non può che essere lo stesso: individualista assoluta, distrattamente collaborazionista, ebbra dal suo essere in minoranza e gustosamente azzardata ad ogni ora. Mai veramente per qualcosa ma sempre e soltanto per qualcos’altro. Raffinatezze che mi auguro proverete anche voi, amici miei, nel temporaneo e scorrazzante, vostro, prossimo esilio.

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