Ouverture

Ouverture

Se non lo puoi fare fumando la pipa allora lo stai facendo nel modo sbagliato”. E’ stata questa, più o meno, la sola lezione che ho potuto rubare con gli occhi ad Angelo, Mastro d’Ascia, e mio primo ed inconsapevole mentore in fatto di pipa, tanti anni fa. Ho iniziato a fumare la pipa per immedesimazione, tanto ero rimasto affascinato da quest’uomo perennemente pacato, per quanto simpatico come la sabbia nelle mutande. Il mio primo lavoro estivo, a tredici anni, è stato appunto quello di apprendista presso un piccolo cantiere navale alle sue dipendenze. Ed il Mastro Angelo fumava la pipa, anzi due: uguali, curve, tenute alternativamente a riposare in un consunto sacchetto per alimenti. Non era particolarmente attento allo stile il signor Angelo: come pigino un chiodo, oppure il cappuccio di una Bic, e sempre della Bic era il suo umile accendino. 

Comunque, più che dalla pipa in sé, all’epoca fui affascinato dagli aromi che si sprigionavano nell’aria, dal persistente buon odore di tabacco aromatico, e dalla cortina di fumo di cui il suo sgabuzzino-ufficio, pieno zeppo di disegni tecnici, era sempre saturo. In realtà la mia prima pipa l’ho comprata molto più avanti negli anni, come banale autoregalo natalizio, nel periodo in cui la vita m’aveva ricondotto – per bisogno di dané – alla cantieristica navale, ai rimessaggi stagionali delle barche in vetroresina (e così, tornandomi in mente il vecchio Mastro Angelo, fu istintivo per me associare le due cose). Fino a li avevo fumato solo sporadicamente l’unica pipa di mio padre, da lui abbandonata e dimenticata in un cassetto da anni. Come si dice: tanto per vedere l’effetto che fa. 

L’acquisto natalizio, invece, m’aveva visto abbastanza convinto nell’intraprendere tutte le fasi propedeutiche al diventare un fumatore di pipa a tempo pieno. La mia prima pipa? Una semi-sabbiata, molto curva, dal fornello improbabile e facilissimo da bruciare. Voi direte: un acquisto che più sbagliato non si può per un principiante. Siamo d’accordo, infatti quella pipa durò poco. Tuttavia, in breve tempo, la convinzione e l’entusiasmo mi portarono a fare svariati altri acquisti. La rastrelliera da sette posti ci mise un niente a diventare insufficiente. Compravo e provavo le pipe più a buon mercato: Peterson, spesso curve, Savinelli, di solito dritte, e poi altre pipe artigianali italiane, ma di quelle economiche. Anche sul fronte tabacchi era un delirio di esperimenti fatti grossomodo alla cieca e non credo ci sia, tra i tabacchi imbustati, un prodotto che non abbia acquistato e fumato almeno una volta. D’altra parte così sono gli inizi, così sono i viaggi in cui, a contare, è più il percorso che la meta finale.

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