Maurice

Maurice non amava il trasudare del denaro dagli oggetti, quel che gli bastava era molto di meno e molto di più ed infatti, il suo gusto, era una singolare mistura d’austerità e voluttà. Puntava, come aspirazione finale, all’oggetto unico, supremo vertice e compendio di tutti gli altri. L’ampio spazio vuoto, presente oramai nelle sue rastrelliere un tempo ricolme di pipe, ne tradiva appunto l’aspirazione all’assoluto. Si considerava uno stoico del lusso, condito arditamente di povertà. L’esperienza estrema dell’annientamento della scelta scaturiva nella sua ironica indipendenza: “Che cosa ci costa, accontentarci del meglio?” – era solito ripetere. C’era come del dandismo insabbiato, sotto la sua uniforme da uomo. D’altro canto, non è mica vero che siamo soltanto uomini. 

Maurice aveva sempre sete e, a quelli che gli offrivano della birra, lui rispondeva, gentilmente: “Grazie, ma io bevo solo vino”. La bottiglia, allora, di norma, durava non più di un’ora, tanto apprezzava l’altra vita che si trova al fondo di certe bevande. Non era un rivoluzionario, sotto nessun punto di vista, tuttavia pareva sempre proteso a dimostrare che quello che agli altri è interdetto può essere trasformato nel massimo. Le sue scelte sfioravano spesso il cattivo gusto per tramutarlo, con la bacchetta magica della sua personalità, in un nuovo gusto. Convinto com’era, ad esempio, del fatto che i viaggi debbano avvenire sempre intorno a sé stessi, per coerenza, nel secolo del turismo di massa, aveva svenduto l’albergo che la sua famiglia possedeva da generazioni. 

E poi sapeva di essere bello e prestante, esteticamente, come uomo. Le sue pupille grigioverdi, per quanto atone, emanavano una sovrana consapevolezza di sé che però non lasciava mai sfociare in supponenza verso gli altri. La prima moglie, come pure la seconda, a suo tempo avevano tentato di farlo smettere di bere ma la depressione, sempre presente come prospettiva nella sua vita, aveva sconsigliato d’insistere per quel verso. Nel suo caso, un lento processo di demolizione era da preferirsi alla permanente imminenza della tragedia. “Provate voi” – ebbe a dire un giorno suo fratello, sconsolato e stanco delle stravaganze di Maurice – “a fermare un uomo che viaggia con la pipa in bocca e il suicidio all’occhiello della giacca”. 

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