Malchik e la modella

Dedico questo mio breve a Stefano, che so proprio ora essere in viaggio di piacere tra San Pietroburgo e Mosca. E’ un’istantanea risalente ad un po’ di anni fa, quando già entrambi fumavamo la pipa, ciascuno per proprio conto, e già ci leggevamo tramite questo sito, nella sua primissima versione. Stefano mi ha chiesto, gentilmente, di raccontagli qualcosa di Mosca, visti i miei lunghi trascorsi in quella città, ed io allora gli mando questa mia reminiscenza così ricambio anche il favore che mi fece, nel lontano 2009, introducendomi al buon Grousemoor di Samuel Gawith che magari avremo anche modo di recensire in un prossimo futuro qui sul blog.

Davanti alla stazione Mendeleyevskaya del metro moscovita c’è la statua in bronzo di un cane randagio di taglia medio-piccola. Il muso della statua del cane, volto verso l’alto, aspetta il cibo offerto dall’uomo, oppure di fare delle feste a chi passa da lì. Ed un cane, uguale a quello raffigurato dalla statua, è esistito per davvero e si chiamava Malchik. Uscì di scena, in pochi secondi, una sera d’inverno del 2001. In quella sera Yulia Romanova, una modella di appena ventidue anni, attraversava l’affollata stazione di quel metro moscovita insieme alla sua cagnetta, una terrier Staffordshire che aveva appena portato da un sarto specializzato nel disegnare vestiti all’ultima moda per cani, come l’elegante cappottino verde della terrier appena comprato. Di un’angolo di quella stazione, Malchik aveva fatto la sua dimora; era conosciuto ai tanti che passavano ogni giorno da quelle parti come una fiumana e aveva infatti un nome, cosa rara per un cane randagio, specie in una città come Mosca in cui, si stimava all’epoca, ve ne fossero almeno trentacinquemila.

Quando la modella e la terrier si sono avvicinati, Malchik, abituato a difendere la sua cuccia, ha abbaiato loro contro, qualche latrato e nulla più, al che la signorina Romanova ha estratto fulminea dalla sua borsetta rosa un coltello da cucina, oggetto inconsueto fra rossetti, matite da trucco e eyeliner – persino in una città pericolosa come Mosca – e lo ha pugnalato a morte. Prima fermata dai passanti, poi arrestata dalla polizia, è stata sottoposta ad un anno di trattamento psichiatrico non si sa con quali esiti. La gratuita coltellata che scanna Malchik è stato un piccolo sfregio, certo una scalfittura irrisoria rispetto alle atrocità che sfigurano di continuo il vivere della capitale russa tuttavia, Malchik, finì con il mancare ai suoi frettolosi e casuali amici della metropolitana, i quali, nel 2007, vollero ricordarlo ergendogli quella statua di bronzo. Il fatto, anzi i due fatti insieme – la crudeltà prima e la compassione poi – continuano ad avere una certa risonanza nella sensibilità comune dei moscoviti, al punto da essersi meritati, proprio quest’anno, anche un francobollo speciale, come si può vedere da questo link della Wikipedia

1 Comment

  1. Caro Ramon, ti ringrazio molto per questa bella storia che ho appena letto mentre sono sul traghetto che da Tallin mi porta ad Helsinki. Domani è il grande giorno, passerò la frontiera in treno e questa modalità ‘vintage’ di approdare nella città dell’Hermitage mi affascina molto. Sarebbe stato ancor più bello farlo con del buon tabacco nella mia ‘trubka’ ma va bene lo stesso…
    Da skorava, drugu!

Rispondi