Mac Baren Mixture Scottish Blend

Mac Baren Mixture Scottish Blend

Me lo chiedo da solo, così facciamo prima: ha senso recensire una tra le più diffuse e vendute miscele da pipa di sempre? Se per voi la risposta è un laconico e tassativo “no” procedete pure oltre. Diversamente, per chi non disdegna i frugali tabacchi in busta acquistabili sotto casa, tento di descrivere quella che può essere considerata – a buon diritto – la più tipica delle miscele di casa Mac Baren, ovvero la Mixture Scottish Blend. Inizierei riassumendo le informazioni che possono essere raccolte dal sito della premiata ditta di Svendborg, tra l’altro da poco aggiornato con le più recenti acquisizioni extra-Mac Baren. Ma veniamo alla Mixture Scottish Blend: introdotta sul mercato nel lontano 1958 è descritta come una miscela raffinata dal sapore leggermente aromatico composta da oltre 35 diverse tipologie di tabacco provenienti da diverse parti del mondo. In aggiunta alle varietà di Virginia e Burley contenute, a renderla veramente speciale, è la presenza dell’Original Cavendish, esclusività tabagica della casa danese che non va confusa con altri cavendish utilizzati in miscele più pesantemente aromatizzate.

Siamo dunque in presenza di una miscela da pipa si danese d’origine ma dal gusto volutamente internazionale, che strizza l’occhio un po’ a tutti: mélange delicatamente dolce-speziato, nella pipa s’incensa senza inzaccherarla di gruma appiccicosa e non lascia la bocca impastata. Personalmente, per definire questa miscela, userei anche l’aggettivo “omogeneizzata” ma senza accezione negativa; sostengo semplicemente che l’amalgama di così tante foglie diverse, per un prodotto di così lunga tradizione produttiva a diffusione globale, non può che essere frutto di consolidate alchimie di processo e – d’altra parte – la stessa Mac Baren non lo nega mettendo anzi l’accento sulla molteplicità delle varie fasi di lavorazione ed assemblaggio. Il corpo della miscela a me risulta medio, forse medio-leggero, ma non languidamente assente e quindi soddisfacente per gran parte della giornata. Le sfumature dolci, prevalentemente presenti a crudo e nella prima parte della fumata, ricordano principalmente il miele e molto blandamente qualcosa di liquoroso ma non alcolico, mentre quelle speziate rimandano al moderatamente piccante che s’acuisce man mano che si va avanti a pipare. In un modo tutto suo, quindi, la Mixture Scottish Blend evolve durante la fumata ed è questa transizione senza decadimento che va apprezzata in quanto dona un senso di pienezza e compiutezza alla fumata stessa. Il fondo soffre la cenere, virando il gusto all’amaro, quindi meglio liberare la pipa da quella in eccesso. E’ importante (ma quando non lo è?) mantenere la miscela ad una congrua temperatura d’esercizio, pena il suo appiattimento.

Considerando il costo più che abbordabile di questa miscela – persino in Italia – le note dolenti da segnalare, a mio modesto avviso, sono giusto un paio: la prima riguarda la compattezza/consistenza della miscela che la casa dichiara essere frutto di mescolanze varie tra ready rubbed ed altre parti sciolte. In realtà basta maneggiarla con appena un po’ di vigore ed ecco che la Mixture Scottish Blend va letteralmente in briciole; tante, troppe. Questa caratteristica onestamente mi disturba visto che nell’ultimo quarto di busta ci troveremo a fumare praticamente solo quelle. Per evitarlo serve qualche accortezza e mano gentile. In secondo luogo, come per gran parte dei trinciati da pipa Mac Baren venduti in busta – almeno in Italia – sarà il caso di valutare bene la freschezza del prodotto prima di procedere al suo acquisto perché, se conservato troppo a lungo su qualche ripiano del tabacchino-ricevitoria, all’apertura lo troveremo da molto ad eccessivamente secco ed è onestamente un peccato. Meglio rivolgersi a negozianti che hanno buon smercio.

Venendo a chi scrive, ho deciso di recensire in questo momento la Mixture Scottish Blend perché, pur conoscendola da anni ed avendola testata con piacere a più riprese – nell’ultimo trimestre – un po’ stanco di tutto, mi sono scoperto a cercarla in tabaccheria quasi con desiderio ed ho quindi consumato svariate buste di seguito e con soddisfazione. Personalmente, l’ho già scritto in altre recensioni credo, faccio fatica a cambiare di continuo marche e conseguentemente scuole di blending come se nulla fosse. Avendo bisogno d’assestarmi per un certo tempo su un determinato tipo di prodotto prima di poterne godere appieno le sottigliezze in fumata mi vedo costretto ad annoverarmi tra quei fumatori di pipa “ciclici” che procedono, grossomodo, per successivi periodi monotematici. Ecco: l’unico suggerimento che mi sentirei di dare, in conclusione, al lettore, sarebbe allora quello di non stroncare o peggio snobbare la Mixture Scottish Blend semplicemente perché, fino al giorno prima, si sono consumati etti di tabacchi venduti al triplo del suo prezzo e provenienti da tutt’altre tradizioni (inglese, americana, eccetera). Se è pur lapalissianamente corretta la considerazione che un tabacco “piace o non piace” è altrettanto avveduta una riflessione che ho letto altrove secondo la quale, molto spesso, siamo portati ad attribuire a tante miscele da pipa la colpa di non essere la cosa di cui abbisogniamo in quel momento, o periodo della vita. 

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