Luoghi, viaggi ed appunti

Luoghi, viaggi ed appunti

Delle volte i luoghi ci parlano, in altre occasioni tacciono: anch’essi hanno le loro epifanie e le loro chiusure. Come ogni incontro anche quello con i luoghi – e con chi ci vive – è avventuroso e non privo di rischi. Ritengo che vi siano luoghi veramente speciali, capaci di parlare anche al viaggiatore più distratto ed ignaro, e lo fanno con la loro evidenza stessa, con il loro apparire. Per esemplificare a me viene subito in mente la dirompente espressività di Venezia. Altri luoghi si affidano ad un’eloquenza meno diretta, seducono solo chi li attraversa conoscendo – anche sommariamente – ciò che li è avvenuto. Infine, altri luoghi ancora, paiono rimanere perennemente celati in un opaco segreto. Pure il viaggio, come ogni avventura, è esposto alla sconfitta e all’aridità. Ciò avviene perché il viaggiatore non trova la chiave per entrare in quel mondo, il vocabolario e la grammatica per capire e decifrare quella cultura.

Capisco perché, presumibilmente per mia colpa, alcuni luoghi visitati siano rimasti per me muti. Ma altri mi hanno affascinato ed entusiasmato. Ugualmente però – vuoi dei primi, vuoi dei secondi – vi sono molti luoghi che non m’invogliano a scriverne: non scatta la scintilla, non si va oltre l’appunto casuale sul taccuino che rimane li, per anni, come una fotografia scartata ma non gettata. Questa disparità tra vita viaggiante e scrittura per me è un pochino malinconica e demotivante tuttavia è un altro esempio del come il viaggiare possa educare all’autoironica umiltà. A bloccare la penna è forse anche la consapevolezza di non aver molto da aggiungere a quello che già si conosce oppure una sorta di senso di responsabilità nei confronti dei luoghi e delle persone che ho conosciuto e frequentato viaggiando. 

Alcuni appunti hanno parecchi anni, e li mostrano, come è giusto che sia: del resto anche un volto deve mostrare la sua età, se possibile portata bene e legittimamente lenita in qualche danno, ma non mistificata dalla chirurgia plastica tanto di moda al giorno d’oggi. Ritengo infatti che il senso della nostra vita sia la sua avventura nel tempo, nella storia; il suo fiorire ma anche il suo maturare. Gli appunti di viaggio poi sono, di per sé, intrisi di questa temporalità, sono intasati di caducità, perché sono il ritratto di un momento particolare, di una realtà subito fuggita via. Rimangono utili perlopiù al viaggiatore stesso che, scorrendoli a distanza di tempo, ha la possibilità di sorprendersi della direzione in cui lo hanno portato i suoi passi nella vita; proprio come diceva un pazzo parigino: il viaggio disegna la nostra geografia personale.

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