L’ingombro della vita

https://it.wikipedia.org/wiki/Benedetto_Croce

Fumare la pipa è un’attività noiosa? Agli occhi d’un profano può darsi benissimo di si. Tuttavia io credo che la pipa abbia consentito a me – e non solo a me – di tenermi alla larga da ben più pericolose fascinazioni e dipendenze. In effetti anche nel fumare la pipa, nel collezionarne qualche esemplare di nostro gusto, c’è una sorta di eccitazione e di stimolo all’intelligenza. E poi, al giorno d’oggi, la pipa ha anche il vantaggio di essere démodé il che non guasta mai perché così possiamo parlarne quasi come fosse un oggetto inedito e sconosciuto. Non voglio abusare del parallelismo facendo troppi riferimenti alle droghe “comuni” ma, anche la pipa, contribuisce a dar fuoco all’immaginazione. La differenza è che un cultore della pipa, nel coltivare la sua passione ed il suo vizio (quando c’è), accelera l’intelletto, lo fortifica anziché comprimerlo. E’ forse più giustificato ascrivere la pipa ed i fumatori di pipa di oggi in quella grande corrente che è stata il Decadentismo d’inizio novecento: nulla di decadente, nulla di mortifero nell’immagine evocata da questo termine, bensì semplicemente l’idea di conservare una grande tradizione proprio quando sta per svanire. Questo può essere il senso più corretto della parola “decadentismo”, nel nostro contesto di nicchia almeno. 

Ma, con un po’ di coraggio, ci possiamo spingere anche oltre e, similmente al Croce il quale riteneva che un poeta fosse tale anche quando non scriveva, noi stessi potremmo continuare a dirci fumatori di pipa anche con la pipe spente, e fredde. Certo da tiepide ci allietano maggiormente ma, lo sappiamo tutti, non sempre è consentito fumare in pubblico ed il mero collezionar pipe è un’attività altra dal fumare in sé per sé. Conoscere tutto sulle pipe, o tutto sui trinciati da pipa, non è indispensabile per fumare bene. Per fumare decentemente la pipa basta molto meno. Eppure tutto questo sapere, questo bagaglio di conoscenze, altro non è che testimonianza della nostra comune passione. Anche i poeti, per essere tali, qualcosina di metrica e di modulazione stilistica devono pur sapere, con buona pace del Croce. Ma se fosse tutto lì non potremmo spiegare – al profano – ancora nulla. Ogni pipa è diversa da qualsiasi altra esattamente per lo stesso motivo per cui ogni uomo è diverso da qualsiasi altro. Le pipe vivono, come noi, che le scegliamo e adottiamo. Entrano poi in gioco i nostri umori, gli stati d’animo, le variazioni quotidiane che caratterizzano la nostra stessa vita. 

Ecco, in questo senso dobbiamo tener conto che c’è una componente irrazionale assolutamente inspiegabile, anche nella nostra passione che, aspetti tecnici a parte, è anche l’ambito della diversità: quindi il nostro modo di essere fumatori di pipa, il nostro stile insomma, è si fatto da una componente di razionalità – ordine, misura, accademia, conoscenza, riflessione – ma poi, la vita di ciascuno, la sua anima, il suo spirito, il suo corpo, saranno quelli a conferire vera identità al tutto. Allora io sono del parere che, oramai, m’interessi quasi soltanto la vita marginale degli altri fumatori di pipa, la differenza: nelle persone che ammiro di più questa è talmente importante che diventa, come dire, essenziale per comprendere il loro modo di essere fumatori, e collezionisti. Come procedere in questo verso? Con l’intuizione. Oltre a vedere ciò che è razionalmente identificabile dovremmo cercare di entrare anche in quella parte segreta e misteriosa che potremmo definire come “l’ingombro della vita” nel fumatore di pipa. Se fossimo davvero capaci di farlo risulteremmo molto più seducenti – e comprensibili – ai profani, e forse anche a noi stessi.

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