L’enterrement (la terza ed ultima parte)

Sul far della sera

Mi sono seduto nuovamente sulla cara lapide, riempiendo il fornello della mia pipa e tendendo ancora l’orecchio, con curiosità, alle chiacchiere dei morti. La voce dell’amministratore del defunto forum sulla pipa, va detto, continuava a risuonare almeno d’un tono sopra tutte le altre, capricciosamente imperiosa:

«Che cosa volete e che cosa vi occorre?», chiese in modo generalizzato.

Ma nessuno sapeva che cosa volere, in quella situazione tanto costretta e senza ritorno.

«Voi tutti! Sono due ore che vi sto ascoltando…» gridò improvvisamente, forte e baldanzosa, una voce dalle retroguardie. Non aveva titoli ma appariva parecchio insolente.

«E questo adesso chi è?», chiese l’amministratore.

«Dispiace anche a me di essere morto, ovviamente, ma sapete che vi dico? Io me ne infischio! Me ne infischio e voglio tirar fuori tutto il possibile da questa situazione! Ecco!»

«Ma chi sei? Non ti riconosco», provò ad interrogarlo uno dei moderatori. 

«Fa niente se non mi riconosci! Sono soltanto un furfante che si era iscritto al vostro defunto forum sulla pipa ma non aveva mai scritto o detto nulla! La mia voce è la prima volta che la sentite! Ecco tutto.»

«Ossignore…», sbuffò il solito amministratore, già di suo indispettito com’era.

«Mi mancavano ancora tre mesi, tre mesi soltanto per compiere diciotto anni e poi, come da regolamento, anche io avrei potuto scrivere nel forum, ma intanto mi ero iscritto e vi leggevo, leggevo tutto!»

«Ah mascalzone!», tuonò il fondatore del forum, «ora mi devo sentir sulla coscienza pure un minorenne? Se solo Dio ti avesse mandato da qualche altra parte! Però, visto che oramai ci sei, in fondo sono contento. C’è una tale mancanza di vita e di spirito qui tra di noi!»

«Ma certo certo, vi ho ascoltato per l’appunto, ed ho tutta l’intenzione di organizzare qualcosa di originale. Qui ci sistemeremo ben presto nel migliore dei modi. Quel che più conta è di passare allegramente il tempo che ci resta; ma quanto tempo? Ehi, l’impiegato… ci sei?»

«Ci sono, e sono molto molto molto lieto di conoscerti ragazzo», rispose quello.

«Me ne infischio se sei lieto! Però mi ricordo bene che sul forum sembrava che tu ne sapessi una più del diavolo, e su qualsiasi argomento per di più! Allora ti chiedo: come mai noi qui parliamo? Siamo tutti morti, infatti, eppure parliamo! Che razza di giochi di prestigio sono questi? Che mi dici, impiegato?»

«Mah, forse lo saprebbe spiegare meglio l’ingegnere…», disse esitando, l’interrogato.

«Ma quale ingegnere? Il mezzo matto? Quello che si fa le pipe da sé?», incalzò il giovane.

«Senti ragazzino», provò a dire un moderatore, «vedi di portare rispetto».

«Veniamo ai fatti! Veniamo ai fatti!», insistette ancora l’altro.

Prese la parola finalmente l’ingegnere: «Dunque, secondo me, per dirla nella maniera più semplice, si spiega tutto con il fatto che, quando eravamo ancora vivi ritenevamo erroneamente che questa morte fosse la vera morte. Il corpo, invece, qui – per così dire – si rianima, i resti di vita si concentrano, ma soltanto nella coscienza. Insomma la vita – non riesco a spiegarlo bene –  prosegue ancora come per forza d’inerzia. Succede un po’ tutto come nel fornello conico di una dublino… avete capito, no?»

«Mah, è abbastanza stupida come spiegazione», sentenziò l’amministratore che notoriamente aveva in odio tutti i fornelli conici delle pipe, dublino comprese.

«A me sembra un delirio mistico del tutto scusabile, vista la situazione», gli rispose il fondatore del forum cercando d’ammorbidirlo un poco.

«Il sugo del discorso dell’ingegnere è che ci stiamo concentrando verso il fondo del fornello della nostra esistenza. La nostra coscienza diventerà sempre più concentrata e sempre più piccola, finché – tra due o tre mesi chissà – tutto sarà finito e addio forum, addio voi e addio vita!», riassunse con entusiasmo l’impiegato, che aveva ritrovato tutta la sua proverbiale loquacità di quand’era ancora vivo.

L’amministratore del forum, a questo punto, aveva come intuito da che parte iniziasse a tirare il vento tra le quindici più una buche e, per non correre il rischio d’essere disarcionato dal suo ruolo proprio sul finir della corsa, disse a tutti: «Allora va bene! Va bene! Allora io propongo di non vergognarci più di nulla per tutto il poco tempo che ci resta e organizziamo, per così dire, la vita del forum qui su basi nuove e ragionevoli!»

«Io me ne infischio», gli rispose per primo il ragazzo, scontentissimo d’aver scoperto che, tempo due tre mesi al massimo, si sarebbe talmente tanto concentrato da morir del tutto.

«Be’, in qualità di fondatore del defunto forum, senza far troppa filosofia s’intende, potrei dire che vivere sulla terra senza mentire è impossibile, perché vita e menzogna sono sinonimi, però qui nelle buche, per il tempo che ci resta, potremmo provare a non mentire! Tanto per ridere!»

«Si! Che grande idea capo!», subito urlarono i quattro moderatori.

«Allora siamo tutti d’accordo», riprese l’amministratore, «come ho detto prima non ci vergogneremo più di nulla e racconteremo tutti le nostre storie, e senza mentire.»

Era giunto il momento, forse, che anche qualcuno degli iscritti senza alcun titolo dicesse qualcosa in merito al nuovo orientamento del deceduto forum sulla pipa e, una voce lamentosa che oramai conosciamo, non si fece pregare due volte:

«No, non mi interessa. Io avrei vissuto ancora un po’, sapete, io avrei vissuto ancora un po’!»

«Hi-hi-hi!», ridacchiarono quasi tutte le altre voci senza titolo.

«Neanche nella tomba ti obbediscono», si lamentò infine l’amministratore, «neanche nella tomba!»

Epilogo

Accadde poi che s’accese una discussione su chi dovesse, per primo, per secondo e per terzo, raccontare la sua storia personale senza dire bugie ed i toni cominciarono a scaldarsi davvero molto finché, verso l’imbrunire, forse a causa d’un poca d’umidità che cominciava a scendere nel cimitero, a me scappò davvero un gran starnuto che mi fece pure volar via di bocca l’amata pipa. E’ accaduto all’improvviso e inavvertitamente, ma l’effetto è stato stupefacente: tutto ha taciuto, tutto è svanito come in un sogno ed è sceso un silenzio davvero di tomba. Onestamente non penso che essi si siano vergognati della mia presenza anche perché, tra l’altro, sono appunto un fumatore di pipa anche io, no? E poi avevano deciso di non vergognarsi più di nulla! Comunque ho aspettato ancora circa cinque minuti, mentre mi caricavo una nuova pipa per il tragitto di ritorno ma, in quel lasso di tempo, non udii più né un suono né una parola. Silenzio assoluto. Alla fine di questa insolita e lunga giornata, cari amici che mi avete seguito fin qui, quello che io ne deduco – anche se non vorrei – è che gli iscritti a quel defunto forum sulla pipa debbono aver avuto per davvero un qualche grande segreto, sconosciuto a noi uomini semplici, e che continueranno a tenere accuratamente nascosto anche da morti, finché non sarà dimenticato proprio del tutto e per sempre.

3 Comments

  1. Gran bell’apologo… i dialoghi dei morti, e l’erba vista dalla parte delle radici; luoghi comuni antropizzati, che presto diventano baraccone grottesco di Mangiafuoco, sfogatoio céliniano o inferno immanente alla Sartre; il riprodursi impietoso delle gerarchie in qualunque stato e sotto qualunque condizione; la catarsi negativa dei pipanti come quella dei “Rinoceronti” di Ionesco…
    Mah, direi che il grande segreto è il sentimento di esistere, o se preferisci il “mestiere di vivere” di Pavese, stretto attorno all’enigma che è l’uomo. Le hanno provate tutte, dalla psicanalisi alla seduta spiritica, per curare o lenire l’anomalia, il vizio d’origine; financo i forum.
    Mi sembra che la pipa non sia la terapia peggiore, anzi; purché, beninteso, non si trinceri in qualche immaginario avamposto, logorata da un’inutile guerra di posizione, come la fortezza Bastiani davanti al fantomatico deserto dei Tartari.
    Certo al fondo il dubbio resta: è perché siamo noi che roviniamo sempre tutto, che abbiamo creato e perfezionato la magnifica consolazione che è la pipa ? E se è una consolazione, perché finiamo per ridurla ad oggetto insignificante ? Roland Barthes suggeriva, ormai molti anni fa, che quando un oggetto esce dalla pratica quotidiana, sovente di poche ed asciutte parole, ma intensamente vissuta, essa diventa preda della loquacità mistificante della mitologia in salsa mediatica.
    Eccellenti fumate, A. P.

  2. Ottimo commento il tuo, Antonio, che come sempre apre ad interessanti riflessioni speculative a margine. Mi auguro che, presto o tardi, anche l’amico Riccardo e con lui altri che ci leggono, vorranno dir la loro arricchendo questo nostro spazio comune. Quanto alle mie intenzioni, continuerò a giocare con questi mostriciattoli letterari improvvisati, cambiando, per quanto mi è possibile, spesso i punti di riferimento per non risultare troppo ridondante. In questo caso, sfruttando un hitchcockiano macguffin, ho voluto stravolgere, tagliuzzare, adattare e ricomporre, la trama d’un tipico racconto del fantastico di dostoevskiana memoria. E’ stato divertente mettersi alla prova.

  3. Saluto calorosamente i trenta amici che seguono il blog (mi sembra quasi di essere al Bagutta) e li invito ad un cenno, allorché Ramon pubblica qualcosa, incoraggiandoli ad una nota di lettura o altri ragguagli: con il loro perché, quando fossero in vena e ne avessero il destro. Non per insipido formalismo, eh ! A noi tutti le cose scipite proprio non garbano ! E’ che come sapranno, dove si pratica il nobile strumento da fumo e se ne ragiona, usa così.
    Congiuntesi le pipe sotto i benigni auspici di Eunicotiana, ecc., trasmetto benauguranti volute, sacre ai tabaccanti. Credetemi Vostro A. P.

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