L’enterrement (la prima parte)

Prefazione

Questa volta metto come sottotitolo “Al funerale di un forum sulla pipa”. Penso che non occorra alcuna ulteriore prefazione e, se vi state chiedendo come mai il sottotitolo non sia il vero e proprio titolo di questo mio lugubre e lungo scritto, vi rispondo che non m’andava d’attirare troppo l’attenzione generale. Leggete e tacete di conseguenza, amici miei cari, leggete e tacete!

Prologo

Sono andato a passeggio, con l’intento di tenermi compagnia come un buon flâneur nullafacente in villeggiatura, e sono capitato ad un funerale. Di un intero forum sulla pipa, però. Vedove, figliame, altri parenti in ordine sparso. Pensate un po’ – solo per le scarpe nuove – quanto dev’essere venuto a costare! Ho accompagnato il defunto forum fino al cimitero, insieme al resto del corteo. Erano vent’anni, credo, che non andavo al cimitero; quello si che è un bel posticino! In primo luogo l’odore: sono arrivati tutti insieme – circa quindici morti – tra amministratori, moderatori, e semplici iscritti. Drappi funebri di vario prezzo ed un paio di catafalchi. Il prete certo non si poteva lamentare: per lui quelle sono tutte entrate! Ma l’odore, l’odore… con questo caldo umido estivo poi! Ho guardato dentro le buche pronte, ed era orribile. Allora, in attesa che terminasse l’ufficio funebre, sono uscito ad accendermi la pipa passeggiando fuori delle porte del cimitero. Proprio davanti c’è un piccolo ospizio (che brillante scelta di posizionamento!) e, poco più in là, una trattoria senza troppe pretese, diremmo da camionisti. “Quindi si mangerà niente male!” – ho pensato tra me e me e mi sono concesso appunto di mangiarci qualcosa e ci ho bevuto sopra pure del vinello bianco bello fresco.

Fin qui, diciamolo ma solo tra di noi, (leggete e tacete, mi raccomando!) tutto bene. Forum sulla pipa in più, forum sulla pipa in meno, al giorno d’oggi non è che faccia poi troppa differenza dato che – alla fin fine – il grosso dei fumatori di pipa vivacchia e poi crepa su Facebook. Solo non capisco perché, anziché tornarmene verso il centro della città, sono rimasto nei pressi del cimitero, mi sono seduto su una lapide e mi sono immerso nei miei pensieri, così in profondità, da smarrirne completamente il filo. Non mi piace leggere le iscrizioni tombali: siamo onesti, sono sempre le stesse. Bisogna supporre, a questo punto, che sia rimasto a lungo lì a sedere, anche troppo a lungo; ossia, terminata la mia solita fumatina postprandiale, mi devo essere persino coricato su quella lunga pietra a forma di bara di marmo. Tutta colpa del vinello bianco certamente! E com’è successo che, ad un tratto, ho cominciato a sentire svariate cose? Dapprima non ci ho fatto caso. Sciocchezze! Suggestioni! La conversazione che udivo, tuttavia, continuava. Sentivo dei suoni sordi, come emessi da bocche tappate da cuscini, tuttavia distinti e vicini. A quel punto mi sono riscosso completamente, scaricando maldestramente la cenere della pipa addosso al mio candido completo in lino, e mi sono tirato su a sedere e mi sono messo ad ascoltare attentamente. (segue) 

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