La coquette corsa

L’ultimo fumo della mia coquette – così ho battezzato una pipa corsa che mi porto appresso da non so quanti anni – al farsi della notte, si volta a ponente, verso il giorno che sta congedando. Di questo suo serotino e lunare abbraccio apprezzo soprattutto la civettuola evanescenza ed anche ora, che ne tramando in due parole la memoria, lo faccio nell’impossibilità di tradurne l’imprendibile isolana essenza. Vivo i miei giorni a Marsiglia, come immerso a forza nell’epoca della riproducibilità tecnica ma, nonostante questo, in qualche maniera resisto al Continente ed amo soffermarmi, ancora, su questa scheggia di radica irripetibile, sfuggita e sopravvissuta – per puro caso, come me – alle potenti falciatrici del progresso. Nell’ultimo suo fumo s’annidano tutte le mie delusioni e tutte le speranze, a volte inconfessabili persino a me stesso. E’ un fazzoletto quotidianamente agitato per salutare, dalla banchina, le ombre del passato. E’ una vela gonfia, spiegata verso l’imponderabile ed inquietante futuro. Il presente assieme a lei si china, come per baciarmi, prima che m’abbandoni, esausto ma sereno, al primo sonno. A domani notte, mia isola fatua!

1 Comment

  1. Caro Ramon, sei un fiume inarrestabile di metafore, un fiume ungarettiano, se posso osare un paragone che mi attraversa la mente per l’attimo di un lampo: un fiume dolente e speranzoso.
    Confesso di sentirmi anch’io, certe sere, come Benjamin a Port Bou, di fronte all’attraversamento impossibile, al conto dei giorni che non torna, alla tentazione o all’orrore di svellere tutte le radici, al supremo artificio del confine invalicabile, che denuncia montalianamente ciò che non siamo riusciti ad essere e ciò che, nonostante questo, non vogliamo essere.
    Anche per me allora l’ultimo appiglio è una pipa per nulla appariscente, di scarso significato se non per la mia storia personale, una pipa che ne ha viste di tutti i colori: tabacchi e non.
    Io e lei condividiamo il segreto di Pablo Neruda, l’unico che importa, ma che non ammetteremmo davanti a nessun altro: confesso che ho vissuto. Sì, veramente la pipa non è niente di meno di questo. Sapide fumate, Antonio Pesce

Rispondi