La coquette corsa

L’ultimo fumo della mia coquette – così ho battezzato una pipa corsa che mi porto appresso da non so quanti anni – al farsi della notte, si volta a ponente, verso il giorno che sta congedando. Di questo suo serotino e lunare abbraccio apprezzo soprattutto la civettuola evanescenza ed anche ora, che ne tramando in due parole la memoria, lo faccio nell’impossibilità di tradurne l’imprendibile isolana essenza. Vivo i miei giorni a Marsiglia, come immerso a forza nell’epoca della riproducibilità tecnica ma, nonostante questo, in qualche maniera resisto al Continente ed amo soffermarmi, ancora, su questa scheggia di radica irripetibile, sfuggita e sopravvissuta – per puro caso, come me – alle potenti falciatrici del progresso. Nell’ultimo suo fumo s’annidano tutte le mie delusioni e tutte le speranze, a volte inconfessabili persino a me stesso. E’ un fazzoletto quotidianamente agitato per salutare, dalla banchina, le ombre del passato. E’ una vela gonfia, spiegata verso l’imponderabile ed inquietante futuro. Il presente assieme a lei si china, come per baciarmi, prima che m’abbandoni, esausto ma sereno, al primo sonno. A domani notte, mia isola fatua!

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