La bontà nelle mani

L’appassionato che siamo soliti incontrare nelle piazze virtuali, su internet, e che pare non sappia andare, nei suoi “discorsi”, oltre l’ultima cosa acquistata e l’ultimo tabacco fumato, come fumatore di pipa sembra anche che non abbia capito quanto – la sensazione del tatto e la gestualità – siano compartecipanti nell’atto d’esercitare la nobile arte del fumo lento con la pipa. Costui concentra quasi tutta la sua attenzione sul mondo olfattivo e, almeno stando a quello che si legge in giro di solito, è completamente dimentico della possibile robusta piacevolezza che, un rapporto amichevole e confidenziale con le cose, la capacità di maneggiare gli oggetti con abilità, ma anche con cura e riguardo, possa compenetrarlo di vera e propria bontà nell’atto di fumare. 

Per quanto, questa tesi, possa essere tacciata d’idealismo, da che mondo è mondo l’immagine della bontà ha, in qualche misura, anche a che fare con il modo in cui trattano le cose. Fateci caso: cercate una persona che sia gentile con le altre persone, con gli animali, con le piante e noterete che essa estende, spontaneamente, la sua gentilezza anche verso gli oggetti. L’attenzione, è stato detto e scritto soprattuto ad Oriente, è anche una forma di preghiera, il riconoscimento della realtà oggettiva, di un ordine delle cose; un modo di guardare al di là e al di sopra del proprio Io, di sapere che nessuno è il satrapo tirannico e capriccioso del mondo né può devastarlo a suo arbitrio come accade in quei penosi e impotenti scatti di collera in cui, non potendo distruggere noi stessi, gli altri o l’universo, facciamo a pezzi il primo oggetto che ci viene a tiro. 

Quindi, dicevo, c’è una possibile solida bontà nelle mani, proprio di chi bada all’altro e non si concentra sterilmente solo sulle proprie smanie; assomiglia all’infanzia, la cui fantasia si accende per un sasso di fiume o per una scatola di fiammiferi vuota, e assomiglia soprattutto all’arte, che non può esistere senza questa sensuale, curiosa e scrupolosa passione per la concretezza fisica e sensibile ai particolari: per le forme, le tonalità, per una superficie liscia o rugosa. Tutti i materiali possono essere avvolti da questa luce, ma soprattutto il legno ha una sua religiosa fraternità con l’uomo, forse per il particolare piacere che da al tatto. Non per nulla, mi viene da aggiungere, il falegname è un’antica, mitica figura di protettiva bontà paterna; pensate a san Giuseppe, oppure a Geppetto.

Il fumatore di pipa, lo sappiamo, in virtù del suo vizio è condannato ad una vita piena di oggetti accessori, in alcuni casi persino fabbricati da lui stesso, un po’ per estemporanea necessità, un po’ per risparmiare, un po’ per gusto e piacere. La pipa dunque gli offre la possibilità e la chance di costruirsi un suo mondo, come un novello Robison Crusoe, e di allenare, in tutto questo, la propria bontà. Tutti quegli oggetti possono aiutarlo a percepire la vita per quello che è: provvisoria e caotica ma indistruttibile nel suo fluire. L’importante è armonizzare. In fondo, bruciare del tabacco dentro un fornello non è soltanto espirarlo dal naso, percependone l’odore, ma anche un’esercizio che ci sospinge, costantemente, verso l’armonia con le cose ed i loro fenomeni. 

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