Il rituale di Uolter

“Ad ogni buon conto nessuno può sostenere che un oggetto di prima qualità non sia di prima qualità!” – ribadì tra sé e sé Uolter, rigirando tra le mani la sua nuova pipa. Dopodiché s’abbozzolò infossandosi nel sedile, socchiuse gli occhi, e si lasciò cullare dallo sferragliare del treno che, col suo incedere monotono, invitava al sonno riportandolo a casa. Sua moglie lo prendeva per pazzo, ma andava benissimo anche così. Crescendo aveva perso il gusto, e la voglia, di risultare perfetto e sempre comprensibile agli occhi degli altri. Di tanto in tanto gli piaceva cullare l’illusione di potersi permettere qualsiasi cosa, e per protesta contro tutto ciò che poteva fare – ma non faceva – allora ogni tanto saliva su un treno, quasi sempre lo stesso, raggiungeva in un paio d’ore Milano, e lì si concedeva l’acquisto di una pipa nuova, di gran marca e primissima scelta. 

In quelle giornate speciali, che comunque si poteva concedere molto di rado, veniva pervaso da una sensazione altrettanto speciale: era come se il mondo intero divenisse alla portata della sua intelligenza… nulla gli sfuggiva, nulla era fuori dal suo controllo, tutto era governato dalla sua inebriata lucidità. Era sempre felice di ritrovare Milano, con i suoi taxi, la metro, la gente che si affannava all’inseguimento di chissà quale improrogabile impegno. Uolter invece, in quelle occasioni, aveva sempre tempo. Tempo nella giusta quantità: non troppo, non troppo poco. Entrava nel suo negozio preferito, in pieno centro, e come da prassi si concedeva almeno un’ora, restandosene appartato ad un angolo del bancone, prima di decidere quale pipa, tra le tante, avrebbe acquistato. 

Poi, in attesa del treno che l’avrebbe riportato a casa, andava ad appiccicare il suo naso anche addosso altre vetrine di altri negozi che vendevano pipe, ma non della sua marca prediletta. Con il portafogli oramai notevolmente sgonfiato di cartamoneta si concedeva una consumazione al tavolo di un bar, anche in questo caso quasi sempre lo stesso, e si gongolava alla vista di quel pacchettino appoggiato sulla sedia accanto che conteneva un pezzetto di subitanea felicità e di futura casa per la sua fumosa anima. A sostenere l’impalcatura di questo rituale, di questa adulta fanciullezza, la convinzione che, se tanti anni or sono la pipa l’aveva scelto, a lui spettasse il diritto di scegliere con quali, precisamente, accompagnarsi per la vita. 

2 Comments

  1. Questo Uolter sembra proprio un raffinato miniaturista della prosa à la Walter Benjamin, ma forse sono anzitutto magie e suggestioni della pipa… Cordialità, Antonio Pesce

  2. Nelle mie intenzioni l’amico Uolter, così compiaciuto della propria intelligenza nello scegliere e così consolidato nelle proprie abitudini un po’ borghesi, altri non è che un personaggio riconducibile al sottobosco simenoniano. Un signor Popinga ante litteram. Ma, ovviamente, il mio Uolter a differenza del signor Popinga di Simenon non ha ancora incontrato il suo “termine ultimo del Destino”, quell’ora X dalla quale in poi tutto cambia. Magari, per lui, non arriverà mai.

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