G.L. Pease Telegraph Hill

Il Telegraph Hill è un altro dei tabacchi della serie “Fog City”, dedicata a San Francisco e chiamato come uno dei suoi quartieri. Di questa serie è forse la miscela di cui si parla più spesso anche in Italia, complice una meravigliosa recensione sul blog 13pipe che ha stuzzicato il mio interesse dalla prima lettura, ormai diversi anni fa.

E’ un articolo che ho letto e riletto molte volte e quello che mi ha sempre colpito, al di là delle parole positive sulla miscela, è stata l’impressione di avere a che fare con un tabacco molto complesso e adatto a fumatori piuttosto esperti. Forse è questa la ragione che me ne ha tenuto lontano per tanto tempo, ritenendomi sempre un semplice fumatore più che un esperto degustatore. Temevo di non saperlo apprezzare a pieno.

Quando sono a casa amo, infatti, avere sempre la pipa in bocca a farmi compagnia. E’ chiaro che spesso, facendo altro, non si colgano appieno tutte le sfumature e le particolarità di una miscela ed è meglio dedicarsi ai cosiddetti “tuttogiorno”. 

Fare video e scrivere recensioni sono quindi diventati per me un esercizio non solo creativo ma anche pratico. “Obbligarmi” a fumare strettamente un tabacco alla volta e a concentrarmi su ciò che fumo e a come lo fumo, mi impone di cogliere e cercare di definire con più precisione i sapori di una miscela. E’ giunto quindi il momento di provare il Telegraph Hill. 

La descrizione che ne fa il buon Gregory è piuttosto poetica:

“Solide fondamenta di diversi Virginia, ciascuno scelto per le sue particolari caratteristiche, sono arricchite da sottili fette di Perique per una fumata raffinata. Il Telegraph Hill è ricco e aromatico, con un finale persistente. Ogni boccata si costruisce sulla precedente, creando un meraviglioso edificio di sapori e profumi. Non ti preoccuperai dei terremoti se la tua pipa sarà riempita di questa fantastica miscela.”

Ci siamo, quindi: un VaPer classico ma ideato con il preciso scopo di rapire il fumatore, al punto di non accorgersi di un potenziale terremoto, evento tutt’altro che remoto nella bay area.

Le aspettative sono, ancora una volta, molto alte.

Aprendo la latta il dolce profumo dei Virginia è predominante, sentori di fichi, frutta secca ma anche qualche nota più scura come il cioccolato o la nocciola. Il casing è decisamente ben fatto, viene quasi voglia di morderlo. 
Il taglio è un ribbon sottile e si notano subito i vari gradi di virginia con colori dal giallo chiaro al marrone scuro. I punti neri ricordano la presenza di Perique, altrimenti inavvertibile.

Preparandomi ad una fumata così impegnativa, decido di optare subito per una chimney, pipa che per le caratteristiche del fornello, così alto e stretto, si presta a tabacchi di questo genere dando spazio all’evoluzione dei sapori.

Fin dalla prima boccata sono sconvolto. E’ una miscela che parte subito piena, maestosa, senza esitazioni. Decisamente dolce senza essere stucchevole, una rotondità cremosa che avvolge la bocca. E siamo appena all’inizio.

I Virginia sono assolutamente preponderanti e la combinazione di vari gradi rende il sapore sfaccettato e appagante. Il Perique c’è ma è solo in lontananza, come il canto dei gabbiani durante una passeggiata in riva al mare. Splendido.

A metà fumata cambia direzione in modo deciso. 

Ripenso alla descrizione sulla latta e provo a immaginarlo come un edificio in costruzione, un condominio di sapori. Siamo quindi saliti al secondo piano e il passo sembra invertito. Le note sapide e speziate del Perique sono ora evidenti e la dolcezza è passata in sottofondo, restando sulla lingua quando si espira il fumo. Mi ricorda il profumo agrodolce della lavanda in estate. 
Sono ancora più spiazzato di prima.

Ma non è finita qui. L’ultimo terzo ha ancora un’altra piega, questa volta il gioco Virginia-Perique è decisamente più bilanciato, i sapori sono ricchi e decisi. 
E’ dolce, sì, ma decisamente sapido. Sembra quasi di gustare una crema alla cannella. Siamo forse saliti in terrazza, una meravigliosa vista sulla città e sulla baia, magari intravedendo il Golden Gate. Che Fumata!

Ma non è tutto così semplice. Forse anche complice la freschezza della latta, appena 6 mesi, è un tabacco capriccioso, che pretende attenzioni e cure. 
Con altre pipe non ho saputo replicare la stessa esperienza, con risultati spesso tragici. L’ho provato in una decina di pipe diverse ed ogni volta sembra di avere a che fare con qualcosa di diverso e mai altrettanto positivo. Impensabile poi fumarlo facendo altro.

Eppure, ogni volta che lo carico in questa Azzinnari, è qualcosa sublime. Ogni volta.
Questo è un grande tabacco. 

E qui tornano i miei dubbi, le incertezze di cui accennavo all’inizio. 
Come dice Antonio nel suo articolo, qui gli equilibri tra i componenti sono delicatissimi.
Forse è il fumatore ad essere ancora un giocoliere maldestro.

Rispondi