Furto senza scasso

Lo sapeva per deformazione professionale: una vita serena non ha prezzo. Ovviamente, a suo avviso almeno, ciò che contava più di tutto era il possedere delle basi, delle basi solide e sicure, su cui poggiare l’intero impianto dell’esistenza. Di mestiere, Teo, non a caso faceva l’assicuratore e lo faceva ancora alla buona vecchia maniera di provincia: casa per casa e cliente per cliente, sabati compresi. Aveva, si, anche una piccola agenzia di rappresentanza in centro, nel cosiddetto grattacielo di piazza Indipendenza ma, a dire il vero, suddetto grattacielo altro non era che una palazzina di cinque piani appena e, gran parte della sua clientela, storicamente viziata, dal suo ufficio non passava proprio mai. Così era lui ad andare da loro, come una specie di medico condotto che viene a farti visita quando sei ammalato. In fondo, diceva, anche una polizza assicurativa in scadenza è una specie di sintomo: una certa salutare garanzia si va affievolendo ed allora è il momento di versare il premio per rinnovarla, in modo che la tua vita continui a scorrere serenamente, senza esporla ad inutili rischi.

Teo, l’assicuratore, non accettava mai che i clienti gli offrissero da bere alcolici, non avrebbe potuto, dovendo guidare molto, e non sarebbe stato neppure bello da vedere visto il suo lavoro, ma, in compenso, non era mai riuscito ad abbandonare del tutto il vizio del fumo. Aveva, si, rinunciato alla sigarette ma s’accompagnava, durante le visite a domicilio, a delle pipette di sua fabbricazione. Non erano particolarmente belle, o eleganti, ma a lui piaceva, nel tempo libero, giocare in garage con il legno, dando così uno sfogo squisitamente domenicale alla sua creatività. Si era comprato anche un libro, alcuni anni prima, che spiegava proprio tutto quello che c’era da sapere sull’argomento e, due o tre volte all’anno, rinnovava il proprio parco pipe, aggiungendovi qualche nuovo e più fresco esemplare. Si era infine accorto che, queste pipe, confermavano nella sua clientela una certa impressione d’innocenza e pacatezza che tutta la sua figura sapeva e voleva trasmettere.

E poi, un bel giorno, venne Olga. Arrivò nel suo ufficio un martedì mattina, per chiedere informazioni in merito ad una certa polizza che avrebbe voluto stipulare. Non era una sua cliente ed era la prima volta che la incontrava. Accento ed aspetto ne tradivano le origini: sicuramente un paese dell’Est, forse i baltici, o i pre-baltici o, forse, la stessa grande madre Russia. Si fa sempre confusione. Che figurino comunque! Come inebetito Teo si dimenticò di tutto: delle basi solide e sicure, delle pipe, della moglie soprattutto, financo di chiudersi la porta dietro le spalle mentre scendeva, con Olga, le scale, per prendere un prosecchino al bar di fianco al grattacielo. E lui, per un’oretta almeno, il cielo lo grattò per davvero tanto si sentì leggero e rapito da quella insolita e luccicante compagnia. Ma, com’è destino è destino, quella porta dell’ufficio dimenticata aperta fece da innesco ad un grave furto senza scasso, proprio di quelli più sciocchi e surreali, impossibili da spiegare e da farsi risarcire e che, forse, possono capitare soltanto a chi, la vita, l’attraversa sentendosi sempre un po’ troppo assicurato.

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