Condividere cosa, condividere come

Quello di cui parlo in questo blog, ed il modo in cui scelgo di farlo, non mi rende di certo popolare e simpatico ma essere simpaticamente popolare è anche l’ultima cosa che m’interessi. Quello che invece è importante, mi sembra, è di riuscire a prendere in considerazione, insieme a voi, tutti gli aspetti del vivere e, nello specifico, del vivere fumando la pipa. Tenete sempre presente che chi scrive non ha alcuna autorità: qui non c’è alcun culto della personalità. Qui non si afferma qualcosa con cui bisogna essere o non essere d’accordo ma dobbiamo, tutti, far lavorare il nostro cervello, dobbiamo ragionare con logica e con equilibrio e non dire: “Lei mi piace ed allora sono d’accordo con lei” – oppure – “Lei è un tipo strano, non sono affatto d’accordo con lei”. Si tratta invece di metterci a pensare, ognuno per proprio conto, sull’intero insieme delle cose: la nostra vita quotidiana, il nostro modo di essere fumatori di pipa, i nostri pensieri, le nostre emozioni, le nostre reazioni. Condividere questo, a mio avviso, ha molto più valore che condividere una scelta d’acquisto o l’ultima cosa fumata.

Dovremmo, insieme, indagare a fondo l’intero processo della vita di un fumatore di pipa, ovvero la nostra: quello che accade nel mondo esteriore, oggettivamente, e quello che accade interiormente, soggettivamente, cioè nel campo psicologico – oppure – se non vi piacciono i termini “soggettivo” o “psicologico” allora diciamo sotto la nostra pelle. Ovviamente non intendo i polmoni, il sangue e così via ma quello che in noi è ancora in parte inesplorato sebbene in molti, prima di noi, abbiano già tentato di descriverlo attraverso altri scritti ed, a volte, con poesie. Dovremmo affrontare, ad esempio, la questione del Piacere – che gli uomini inseguono in maniere così diverse – oppure la questione della Paura – è possibile esserne completamente liberi? – oppure, ancora, dovremmo affrontare la questione della Bellezza: che cos’è la bellezza? Non soltanto la bellezza del mondo esteriore, oggettiva, ma la capacità si sentirla, di percepirla, intendo dire. Potremmo, in estrema sintesi, senza ricorrere a nessuna opera di persuasione o di seduzione e senza basarci sulle simpatie o antipatie tipiche della logica dell’individuo nel branco, fare un lungo viaggio all’interno della vita attraverso la passione che ci accomuna.

Per farlo con attenzione, con precisione e con oculatezza, però dovremmo essere anche capaci di dubitare, bisognerebbe cioè mantenersi scettici e mettere tutto in questione non accettando nulla: né le proprie esperienze né quelle di un’altro. Non ci sono infatti dogmi, ideologie, da confermare o smentire nell’arco di un fine settimana passato a fumare la pipa più intensamente del solito. Dovremmo piuttosto sempre meditare con esitazione e con cautela, senza seguire nessuno ivi compresi i nostri preconcetti. La cieca obbedienza ad una serie di preconcetti è d’ostacolo infatti alla naturalezza ed alla chiarezza della percezione in un fenomeno totalmente sensoriale e personale come è il fumare la pipa ed il vivere tutto e, quando si ha a che fare con questioni così complesse come il vivere, anche fumando la pipa, non può esserci alcuna autorità di riferimento, neppure l’autorità della propria esperienza o l’autorità della propria conoscenza perché tutta la conoscenza, qui ne siamo consapevoli tutti mi auguro, per quanto ampia è sempre limitata e circoscritta.

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