Buone vacanze Manolo!

Buone vacanze Manolo!

Toccare Punta Ristola, con i suoi ottanta metri quadri di tricolore sguainati a ridosso del mare, restituì a tutti la sensazione d’esser arrivati alla fine del mondo. A dire il vero si trovavano semplicemente a due passi da Santa Maria di Leuca, che però non avevano ancora visitato, perché Manolo era un personaggio fatto così: se decideva di dare il via “ufficiale” ai suoi quindici giorni da vitellone in un certo modo, in un certo luogo, poi non c’era verso di fargli cambiare idea e gli altri si dovevano adeguare. In fondo non era cattivo, era semplicemente molto pragmatico ma, d’altro canto, chi se non lui si sarebbe sbattuto ad organizzare quella vacanza? Manolo ci aveva lavorato sopra per settimane: volo low cost da Bologna a Brindisi, noleggio di due pandini per due settimane, appartamento a Leuca per i primi sette giorni, a Gallipoli per gli altri sette, e poi almeno venti posti dove andare a mangiare e spiagge, centri storici, aperitivi con viste panoramiche sempre diverse e chi più ne ha più ne metta. 

Dalla sua tecnica, in fin dei conti, c’era solo da imparare: si piazzava, nei tempi morti tra un cliente e l’altro, alla sua scrivania nell’ufficio della cooperativa in cui lavorava come commerciale, telefono alla mano e pipa in bocca, e cominciava a tormentare chiunque gli rispondesse cercando, per ogni più piccolo particolare, la miglior proposta al prezzo più vantaggioso. Poi stilava graduatorie articolate, attribuiva punteggi e priorità, univa con delle linee puntini su una mappa, e valutava il tutto tra uno sbuffo di pipa e l’altro. Alla fine faceva arrivare agli altri dei rendiconti sullo stato d’avanzamento dei lavori per l’ora di pranzo, oppure prima di smontare dal lavoro alla sera. “Ma si Manolo…” – ogni giorno gli rispondevano bonariamente, perché era fin troppo evidente che solo lui riusciva a divertirsi in quel gioco; una vacanza nella vacanza, organizzare le ferie per sé stesso e per i suoi colleghi e compagni d’avventura. Almeno per Manolo era così. Per gli altri meno, ma si rendevano perfettamente conto di essere in buone, anzi buonissime mani.

A Punta Ristola c’era, quasi come sempre, un gran vento da levante. Il maxi bandierone svettava imperioso dai suoi venti metri d’altezza ed il suono che produceva, sventolando, era qualcosa che faceva impressione. Un rumore sordo, netto e potente. Lo sentivi come nel petto, ti faceva vibrare qualcosa dentro. Manolo, nonostante tutta quell’aria, aveva ancora un rito, un cerimoniale, da portare a compimento prima di trasferire tutta la truppa a pranzo nel ristorante che, ovviamente, aveva già prenotato da Bologna. Entrò in macchina, caricò velocemente la sua pipa, l’accese prima con un fiammifero, poi con il secondo, calcò, corresse il tutto con l’accendino e poi via, fuori a farsi la prima fumata delle ferie. Erano i suoi minuti di contemplazione e di gloria per un lavoro ben fatto. Mentre gli altri si facevano le foto di rito e le condividevano con il mondo intero, mentre qualcuno si scolava una Moretti in lattina, Manolo si mise, gambe divaricate, proprio sotto il suono della bandiera e, rivoltosi al mare, s’inchiodò la pipa tra le labbra. “Che le vacanze abbiano inizio!” – pensò tra sé e sé.  

Rispondi