Bearzot: una pipa friulana che crede in Dio, Patria e calcio all’italiana

Enzo BearzotGiulio Alessandri racconta Enzo Bearzot. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°1, marzo 1983).

Bearzot: una pipa friulana che crede in Dio, Patria e calcio all’italiana

La sua immagine è legata alla pipa, ma non è nato con la pipa in bocca e la sua «conversione» è abbastanza recente. Enzo Bearzot, fra polemiche e trionfi, è stato l’uomo dell’anno 1982. Quelli di Arona avevano giocato d’anticipo proclamandolo «fumatore di pipa dell’anno» nel 1979. È gentile e disponibile, il problema è catturarlo. Quando sei arrivato alla conquista del numero di telefono, che ovviamente non è negli elenchi, ti può capitare di trovarti per dieci giorni davanti al muro di una anonima voce femminile: «Qui è la segreteria telefonica del numero tale. Se vuole lasciare un messaggio eccetera». Lo vogliono tutti, dappertutto, alla premiazione della bocciofila o al dibattito televisivo, è giusto che si difenda. Poi così succede che gli fanno dire quel che non ha mai detto. Gli ho chiesto se era vero, come ho letto da qualche parte, che spesso si rifugia in una chiesa a pregare, a meditare; si è messo a ridere, magari ne avesse il tempo. Le sue molte biografie, però, dicono che è religioso. È vero: non praticante, ma profondamente cristiano. Forse è l’educazione ricevuta (salesiani e gesuiti, liceo compreso), forse l’ambiente del Friuli dove è nato (26 settembre 1927). Dicono sempre i biografi che era «il più bello del paese, inseguito dalle ragazze, ballerino insuperabile». Sorride ancora, si tocca il naso schiacciato, brutto ricordo di un incidente di gioco (il pugno di un portiere), i figli (Cinzia 27 anni, Glauco 24) lo sfottono, dicono che assomiglia a Jack Palance. L’attore americano è specializzato nei ruoli di antipatico, lui qualche volta può sembrarlo, ma è un atteggiamento difensivo, la difesa del timido, dell’introverso. Il signor Enzo Bearzot, di professione cittì, cioè commissario tecnico (ma a lui quella parola commissario non piace, dice che sa di questura, preferisce allenatore) è timido, è introverso. È più spesso sul triste, sul pessimista che il contrario. Ma questo non lo porta alla rinuncia, alla sfiducia. Dice che per i friulani, quando si batte la testa contro il muro, la colpa è del muro che non si è scansato. E lui è uno che va dritto per la sua strada. Un uomo tranquillo? No, un uomo che si sforza di essere tranquillo, teso alla continua ricerca dell’equilibrio. Non ci riesce sempre, qualche volta sbotta, è storico lo schiaffo ad una ragazza che lo aveva offeso. Dice che era uno schiaffo educativo, come quello di un padre alla figlia che si è comportata male. E poi, cristiano sì, ma di guance da porgere ne ha solo due. 

Invitato da un giornalista a riassumere in tre parole la sua vita, Bearzot ha risposto: «Dio, patria e pallone». Era una battuta, alla forzata sintesi aggiungerebbe senz’altro la famiglia, con il rammarico di averla goduta poco; e, perché no?, la pipa. Gli piace parlare di pipe. Ha cominciato dopo il mondiale in Argentina, il solito, perentorio ordine del medico, basta con le sigarette. Ci ha preso gusto, oggi fuma solo pipa, non si considera un grande esperto ma fa sul serio. Quante ne ha? Una ventina, dice. Ma poi fa un elenco molto preciso e il numero cresce. Un paio di francesi, tre inglesi delle più celebri, una rappresentanza quasi completa della produzione italiana, industriale e artigiana. È «nazionale» anche in questo. La pipa che gli è più cara? È indeciso fra quella che gli ha regalato Pertini, un’Armellini, e l’Autograph che gli hanno dato «i ragazzi» (li chiama sempre così). Questa, comunque, se la porta sempre in panchina. No, non per scaramanzia, non è superstizioso, solo perché è un ricordo, un legame affettivo. In panchina non è facile fumare la pipa, specialmente se è di dimensioni rispettabili come questa. Si è rivisto in televisione, fra il divertito e lo sconcertato, «fumare» senza pipa in bocca. Proprio così, tirava, succhiava come se l’avesse in bocca e invece la teneva in mano. Della situazione si è poi impadronito l’imitatore Gigi Sabani, che gli ha fatto il verso in una popolare trasmissione televisiva ricavandone qualcosa di molto vicino a un pesce che boccheggia. Gli capita molto spesso, del resto, di tenere in mano o in bocca la pipa spenta: per questo non è un grande «consumatore» di tabacco. Aveva cominciato, come molti, con olandesi profumati, poi è arrivato alle «mixtures» inglesi, che alterna con frequenti incursioni nelle buste del Borkum Riff. È stato Pertini, dice, a insegnargli come caricare «con le cinque dita». L’espressione, abbastanza misteriosa, si riferisce al famoso detto inglese che raccomanda pizzichi successivi a pressione crescente. Aveva provato la pipa anche da giovanotto, smettendo presto come quasi tutti. Oggi ritiene di possedere la tecnica piparia e di sentirsi a suo completo agio, al punto che non riuscirebbe più a fumare una sigaretta «con quel sapore di carta». Le sue pipe se le cura con sufficiente assiduità e impegno; ma soprattutto le ama, ci si è immedesimato, crede di aver «capito» la pipa, lezione di pazienza, anche arma di difesa. Insiste, Bearzot, su questo impiego «difensivo» della pipa: rientra nel suo carattere, nel suo stile di vita. 

Ha comprato poche pipe, le prime, le altre gli sono state regalate. L’ultimo regalo è una Castello tricolore con incisa la parola «mundial». Forse è il caso di chiarire che il simbolo patriottico è ottenuto con un bocchino di metacrilato dalle sfumature verdi, un fornello che dà decisamente sul rossiccio e, tra bocchino e cannello, una sottile vera bianca. Una bella pipa, gliel’ha preparata il genero di Scotti, tifosissimo. La pipa, lo scopone, la naturale eleganza, la fama di onestà, la popolarità: quante cose ha in comune con Pertini. Bearzot non accetta l’accostamento per modestia, ma gli fa piacere. Si dice, dell’uno e dell’altro, che sono italiani «atipici». Per la pipa, forse, dal momento che sono pochi gli italiani a fumarla e che sarebbe senz’altro azzardato descrivere l’italiano-tipo, l’italiano-medio, con pipa. Ma per il resto? Bearzot scherza sulla sua fama di galantuomo, tiene molto a essere considerato un uomo onesto, ma non manca di ricordare che l’equazione onesto = fesso è molto diffusa fra i suoi e nostri connazionali. In fondo, però, è convinto che gli italiani siano migliori di quanto vogliano farsi credere. Guarda un po’, anche in questo è d’accordo con Pertini.

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