A Venezia con la pipa in bocca

A Venezia con la pipa in bocca

Una Venezia surreale, degna de Il libro delle Pipe, viene tratteggiata da Roberto Seno e Dino Tonon. Il testo originale, indubbiamente dedicato al professor Eppe Ramazzotti, è pubblicato sulla rivista Il Club della Pipa.

A Venezia con la pipa in bocca

E’ cosa arcinota essere l’ambiente veneziano uno dei prediletti del pipatore: la calma infatti propria di una vita a lenta cadenza com’è quella di Venezia, e la naturale umidità costantemente presente nell’aria di tale località (fattori assai diversi, pergiove, ma entrambi ugualmente importanti), la rendono particolarmente adatta alla perfetta pipata.

Pipe da periferia

Non certo della periferia vera e propria noi qui intendiamo parlare, ma di certe zone periferiche del Centro Storico che guardano direttamente sull’acqua del Bacino o della Laguna (diremo Fondamente Nuove, Riva delli Schiavoni; il Lido è tutt’altra cosa), ove più rigido è il clima e più selvaggia la natura. La pipa ricurva è quivi tra le più adatte, specie se provvista di serbatoio portasaliva, e si consiglia di portar seco il coperchietto, qualora sorgesse un vento di garbino oppure una boretta; pertanto bisogna sempre scrutare l’orizzonte prima della partenza ed osservare le banderuole dei campanili: l’amico Spaghetta, per non lo voler fare, si rovinò pipa e pipata.

Pipe da passeggio

E’ cosa naturale che l’umidità media sia inferiore verso il centro vero e proprio della città, ove il clima continentale permette l’uso di pipe diritte. Si ha da fare attenzione alle svolte delle calli, ad evitare pericolosissime collisioni, e, quando cade la pioggia, la neve o il nevischio, alle fanciulle che, in gaii gruppetti o comitive, colpiscono colle stecche de’ parapioggia la bocca e gli occhi dell’incauto pipatore.

Pipe da mercerie

E’ questo il luogo forse più elegante della città; ivi verso il tramonto si raccoglie la migliore società e vi trascorre in lento andare verso la piazza per fare il Listone, e le fanciulle in abiti variopinti sorridono cogli occhi a’ garzoni e questi a quelle. Si consiglia la pipa sottile e raffinata; bene se con vera d’oro o d’argento, meglio se ornata di brillanti a josa. Così anche alla Fenice e al Ridotto: odiamo infatti le pipette da sera di nero vestite; tra le due, in simili occasioni, preferiamo le fragili schiume.

Pipa da vaporetto

Pipa da vento, grossa, intonata con la massiccia mole del battello, con coperchietto se si fuma all’esterno a prua, senza se a poppa; all’interno non si può fumare.

Pipa da pasta e fagioli e Clinton

Curva quadra (bent bulldog): pulirsi bene la bocca prima di usarla. Il Clinton, ma lo saprete senz’altro, è un vino forte e aromatico.

Pipa da barena

Citiamo i versi del Gorinini: «Per chi pesca la Chioggiotta per chi caccia pipa rotta» Non sappiamo il perché.

Pipa da peata

(barca larghissima, lunghissima e pesantissima, usata pel trasporto di mercanzie varie: citiamo il carbone e gli articiocchi).

Pipa sabbiata nera da fumarsi con le spuntature: chi non ne sopporta infatti il virile aroma dèe disperare di poter reggere la barra d’un barcone di simili fattezze.

Pipa da acqua alta

Pipa con salvagente o boa luminescente acciocché, se cade, non affondi o venga segnalata a volenterosi ricercatori anche se la notte è buia e senza fanali (infrequenti ma perniciosi gli scioperi della società addetta).

Dei pregiudizi

  • è diceria diffusissima, ma non altrettanto veritiera, che i vineziani, per «culottare» le loro pipe, le immergano nell’acqua dei canali, segnatamente in quei luoghi ove più fitti sono gli scarichi delle fogne.
  • pare che all’interno delle due colonne del Molo di San Marco, direttamente importate dall’Oriente misterioso, vi sian celati innumerevoli guerrieri dell’esercito turco, i quali, in attesa della riscossa, fumino di quel loro istrumento chiamato narghiglio. Ma non è cosa degna di fede.
  • il noto naturalista filosofo Bepìn Tardigrado, celeberrimo pipaiolo, scoprì nei lontano ’58 una nuovissima varietà di mures decumani o pantegane da rio, i quali amavano fumar di pipa. Uno ne portò con sè in quel di Berdonella, per farne mostra agli amici, tutti uomini di scienza al par di lui, ma quello, essendo degenere, odiava il tabacco.

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