Vittorio Feltri e la pipa

Vittorio Feltri e la pipaVittorio Feltri viene intervistato da Marco Cherubini per la rivista Smoking (n°1, aprile 1995).

Vittorio Feltri e la pipa

In una recente intervista su Epoca, Vittorio Feltri ha spiegato cos’è l’eleganza per un uomo che non segue troppo le mode. Tra i tanti dettagli – giacca a tre bottoni, tessuti tweed, polsini rigidi delle camicie senza bottoni al colletto – anche la pipa. Perché da qualche anno a questa parte, quasi in coincidenza con la sua ascesa nel mondo dell’informazione, Feltri ha lasciato il tabacco da sigaretta per sposarsi fedelmente alla pipa. 

Smoking – Come è stato il primo incontro tra Vittorio Feltri e la pipa?

Feltri – Fumavo le sigarette. Come tutti i giornalisti della mia generazione. Un fumo nervoso, che scaricava le tensioni enormi di un inviato. Poi, dopo tosse e stress, decisi di fermarmi: un anno di stop. Un tributo doveroso alla mia salute. Così, dopo dodici mesi di nulla, mi capitò tra le mani una pipa.

Smoking – Ed è stato amore a prima vista?

Feltri – Macché. All’inizio non sapevo proprio dove mettere le mani. Tutta l’attrezzatura, la pipa che si spegneva. Mi sentivo un po’ imbranato. Però decisi di continuare. E a poco a poco ci siamo conosciuti, io e la pipa. Pipacchiavo senza logica, ma mi piaceva tenere in mano quell’oggetto. Così, lentamente, ho imparato a caricare bene il fornello, a scegliere il tabacco più adatto ai miei gusti e adesso me la ritrovo sempre in mano. Pipo tre, quattro volte al giorno. Ho scelto un tabacco leggero, il Dunhill Morning: ha un buon aroma e non brucia la lingua.

Smoking Quante pipe possiede? E come le usa?

Feltri – Ne avrò più o meno una cinquantina. Non c’è una logica vera e propria nei miei acquisti. Può capitare che sia libero una mezz’ora e, passeggiando a Roma o a Milano, entri in un negozio per acquistare un accessorio. Quasi sempre esco con una pipa nuova. Perché a me piace toccarle. È così che le scelgo, al tatto. Per questo, pur avendone da viaggio, da ufficio e da casa, adopero quasi sempre le stesse. Quelle che dopo sei mesi cominciano ad annerirsi, a non scaldare, a diventare sempre più mie.

Smoking – Avanti con la classifica delle favorite.

Feltri – Beh, per la prima non c’è problema: è una Castello che ho comprato nel negozio di Fincato a Roma. È una grossa, bella, sabbiata. Ogni volta che la fumo sto bene, è proprio la mia favorita. Poi c’è una Dunhill che ho comprato a Milano di seconda mano. È ricurva e quando la impugno, provo una grande soddisfazione. Mi piacciono anche le Peterson, ne possiedo due e sono in alto nella mia classifica generale.

Smoking – E la pipa dei suoi sogni?

Feltri – Una danese. Il suo legno, le sue forme. Credo che quella possa essere la mia prossima pipa. Chissà, magari me la comprerò alla prossima passeggiata. Io e le pipe siamo fatti così.

Smoking – In un rapporto così stretto ci sarà spazio anche per i ricordi. Ci sono pipe per i giorni più importanti di Vittorio Feltri? 

Feltri – Non direi. No, non ho mai voluto collegare le cose della mia vita ad una pipa che ispirasse una situazione specifica. L’ho fatto proprio perché non ci fossero pipe di serie A e di serie B. Quelle favorite, quelle più belle, lo sono per quello che valgono, non per i ricordi.

Smoking – È vero che da un po’ di tempo preferisce le pipe di piccole dimensioni?

Feltri – Proprio così. È stato Fincato, a Roma, a suggerirmi questa soluzione. In ufficio, in viaggio, la pipa grande non è sempre comoda. Così ho provato quelle più piccole. Credevo che non contenessero molto tabacco, che fossero da «specialista». Tutte storie. Con le pipe piccole si fuma alla grande. Lo dico io che non sono certo un esperto.

Smoking – Piccole o grandi, comunque, sono sempre con lei. Quasi come la coperta di Linus?

Feltri – Le porto con me. Nel taschino della giacca, nella borsa. E poi sono anche oggetti che scaricano la tensione. Le tengo in mano, anche senza accenderle. E quando vado allo stadio, a vedere la mia amata Atalanta, aspetto ad accenderle. Sono scaramantico: se l’accendo, prima della fine, arriva il gol. Purtroppo non è sempre nella porta giusta. Ma non importa, sto cercando di specializzarmi: prima o poi la mia pipa porterà fortuna solo alla mia squadra.

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