Una zucca per Sherlock Holmes

calabashIn questi tempi recenti in cui impazza la moda per le cosiddette reverse calabash pubblico un vecchio articolo, di stampo storico, apparso nella rivista Smoking (numero 1, marzo 1982) a firma di tal Gianmassimo Zuccari. Vi sono riportate le origini di un modello di pipa dalla forma e dalla natura così insolita che ha saputo colpire nell’immaginario anche chi – con la pipa, come strumento da fumo – non ha mai avuto nulla a che spartire ed, in fin dei conti, non ha neppure troppa importanza se, nella chiosa finale dell’articolo, Zuccari ci rimanda ad un ben noto falso storico attribuendo a Sir Arthur Conan Doyle la paternità dell’idea di mettere in bocca a Sherlock Holmes proprio una calabassa. Anche questo, secondo me, fa appunto parte dell’oramai consolidato immaginario collettivo legato a questa intramontabile pipa. Certo le reverse calabash di oggi, per quanto possano essere considerate tecnicamente valide, ritengo non potranno mai entrare in quello che qui mi piacerebbe definire come l’olimpo olistico dei modelli di pipa ma queste, si sa, sono valutazioni estetiche del tutto personali che lasciano il tempo che trovano. Buona lettura.

Una zucca per Sherlock Holmes

Il fumo della zucca ebbe origine in Africa molti anni fa. Quando, nel 1652, gli Olandesi fondarono Cape Town, iniziò un naturale processo di fusione fra gli europei e le popolazioni indigene, in particolare con gli Ottentotti. Allora era in piena voga il fumo della canapa, anche se il tabacco venne alla ribalta poco più tardi, talvolta fumato da solo ma più spesso mischiato con la prima. A causa della robustezza di aroma della canapa, la preferenza degli Ottentotti si rivolgeva verso le pipe ad acqua, che pertanto erano popolarissime. Queste spesso erano fatte in tutto o in parte di zucca: il grosso frutto conteneva l’acqua, mentre il collo serviva da cannello e l’estremità – quella attaccata alla pianta – veniva portata alla bocca.
La zucca era preferita prima e più di tutto perché era praticamente già preparata dalla natura: gli indigeni la pulivano, la lasciavano seccare e poi non restava che fumare; inoltre, era economica e facilmente reperibile. La zucca usata tutt’oggi per la fabbricazione delle Calabash è la Lagenaria Vulgaris, della stessa famiglia del cetriolo e del melone. L’uomo che per primo esportò nel mondo la pipa di Calabash fu l’inglese H.L. Blatter. Questo originale ed eccentrico tipo di pipa ebbe il suo prototipo nell’estremità meridionale del continente nero e visse il suo momento di gloria durante la Guerra dei Boeri.
Infatti prima di questo conflitto, nel 1899, la Calabash (calebasse è parola francese che significa appunto zucca, specie quella che serve da recipiente), era pressoché sconosciuta al di fuori della sua terra d’origine. I soldati che combatterono questa guerra – principalmente canadesi, neozelandesi e australiani – acquisirono l’uso di questa pipa di zucca e ne portarono in patria esemplari alla fine del conflitto. Era la prima volta che i fumatori di questi paesi si imbattevano in queste fogge di pipe e, poiché esse davano un fumo gradevole e fresco, furono considerate ben più di una semplice novità. Tuttavia ci volle ancora tempo perché la Calabash occupasse un posto di rilievo nelle collezioni dei fumatori di tutto il mondo.
Nel 1899, i genitori di Blatter risiedevano a Birmingham, in Inghilterra. Il fratello Ernest e la sorella Marguerite decisero di trasferirsi in Sud Africa e di lanciarsi nel mondo degli affari. Egli aveva allora 16 anni e il sogno dell’avventura non lo fece resistere a casa per molto: tre mesi dopo la loro partenza, infatti, raggiunse il fratello e la sorella a Cape Town dove questi avevano aperto una piccola bottega. Nei successivi tre anni – in cui fu combattuta appunto la Guerra dei Boeri – i Blatter ingrandirono il loro giro di affari, rinomatissimi nella manifattura di queste pipe di zucca, a tal punto che un gran numero di soldati volle portarne qualche esemplare in patria. Bisogna ricordare che le pipe di Calabash e le penne di struzzo erano i soli articoli di vera tradizione sudafricana che andavano a ruba fra i soldati. E i Blatter non producevano abbastanza per soddisfare le richieste del mercato.
Quando, nel 1902, la guerra finì, ebbe termine anche il boom delle pipe. Così Blatter si trovò a dover scegliere fra trovare nuovi clienti per le sue Calabash, oppure vendere tutto e tornarsene in patria. Andò in Inghilterra per vedere se riusciva a creare un mercato per il suo prodotto, ma le ditte del settore gli risero in faccia: dicevano che si trattava di una bizzarria, di una moda passeggera, dimenticando che, a parte tutto, la zucca dava un ottimo fumo. Insomma, il nostro Blatter se ne tornò sconsolato in Sud Africa lasciando tutte le pipe invendute in Inghilterra, non sembrandogli valesse la pena di riportarle con lui.
Tuttavia da quanto accadde, capì che il suo tentativo in Inghilterra era stato solo prematuro di qualche mese. Infatti, l’anno seguente, al suo ritorno a Londra, trovò un’abbondante richiesta delle sue Calabash. Vendette tutte le sue scorte ed ebbe ordini per altre centinaia, con copiosi profitti. Questo, pertanto, fu il momento dal quale storicamente si può parlare della Calabash al di fuori del Sud Africa. Le pipe che erano state portate a casa dai soldati come ricordo, ebbero un eccezionale incremento di valore, poiché divennero dei veri cimeli storici. Oggi, la Calabash è conosciuta e apprezzata dai fumatori di tutto il mondo.
La Calabash è la pipa tecnicamente ideale, perché è leggera, ha un’ampia camera di raffreddamento per il fumo, il tabacco brucia in un fornello di schiuma che lascia intatte le caratteristiche di aroma e infine si abbellisce brunendosi con l’uso. È sempre però stata piuttosto costosa a causa del fatto che non ve ne possono essere due uguali, in quanto interamente costruite a mano. Ogni fornello di schiuma è montato in un anello di sughero per assicurare una buona tenuta e al tempo stesso scongiurare sfiatamenti d’aria: quest’operazione dà l’idea dell’assoluta manualità della fabbricazione. E il fissaggio del bocchino, data la particolarità dei materiali, presenta le stesse caratteristiche.
Quanto alla zucca vera e propria, questa è coltivata a sviluppo forzato: è predisposta cioè ad assumere
la forma curva che conosciamo, avvalendosi di un asse dotato di piccoli pioli che tengono, il collo in una posizione di crescita obbligata. Le migliori sono tutt’oggi coltivate in Africa, nonostante che tentativi siano stati fatti anche altrove. Infatti le “teste” vengono inviate da qui alle fabbriche di tutta Europa, dove si procede al montaggio degli altri pezzi. Nei modelli più pregiati e di forma più armonica, alla bellezza della zucca e alla fragranza della schiuma, è affiancata la preziosità del bocchino d’ambra: ne risultano pregiati pezzi da collezione, in cui il culottage si presenta con caratteristiche diverse ma sinfonicamente armonizzate in tutti e tre gli elementi. La linea gradevole della Calabash ha conquistato uno spazio nel cuore di molti fumatori di pipa e di molti collezionisti, e la sua ampia stazza la rende preferita per le fumate in poltrona davanti al caminetto. Mark Twain, il famoso scrittore del Missouri, era un grande estimatore di questo genere di pipa e Sir Arthur Conan Doyle ne consacrò la ricercatezza d’immagine ponendola perennemente fra i denti del suo notissimo Sherlock Holmes.

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