Un luogo di amici

Un luogo di amiciTermino le mie pubblicazioni per questo agosto 2018 con un’editoriale firmato da Fausto Fincato a cui aggiungo anche una piccola clip tratta dal film “Smoke” (1995), oggetto dell’editoriale stesso. Ora che il periodo delle vacanze e delle serrate estive volge al termine l’invito a tornare alle “nostre” tabaccherie, tra amici, mi pare quantomai appropriato. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°4, dicembre 1995).

Un luogo di amici

Finalmente è uscito il film che sognavo da sempre. Parla di amici e di persone. Fra le più normali e le più bislacche. È umano, leggero. Nel film la gente espone il suo destino così com’è, così come fa nella vita di tutti i giorni, perché, complice un punto d’incontro abituale, questi personaggi, ma anche questi attori che li rappresentano, si spogliano della loro riservatezza, si “accomodano” nella cordialità e poi nell’amicizia. È un film che ti avvince senza bisogno di effetti speciali, che ti intriga senza scene spinte di sesso. Ha un solo particolare importante: fa parlare la gente. Che film è questa meraviglia? Lo ripeto è il film che sognavo da sempre, che avrei voluto fare io stesso. È “Smoke”, un film di Wayne Wang, (Orso d’argento al Festival di Berlino 1995) ambientato in una tabaccheria dove un meraviglioso Harvey Keitel è il tabaccaio intorno al quale ruota un puzzle di personaggi tra cui William Hurt, Forest Whitaker, Giancarlo Esposito. La loro bravura è nell’essere naturali e la bravura del regista è stata quella di permetterglielo. Lasciati liberi di calarsi nel personaggio, seguendo il canovaccio dello sceneggiatore (lo scrittore Paul Auster), han cominciato ad aprirsi ed a tirar fuori quello che la personalità dei loro personaggi aveva dentro, prendendo fiducia per filosofeggiare, perdere tempo, spettegolare, ridere. È assolutamente quello che succede in una vera tabaccheria. Guardatela con occhio più attento la vostra tabaccheria. Vendere, acquistare, è la scusa per un contatto umano continuo, per girare il mondo e conoscere gente attraverso le parole, per stringere amicizie, confessare ambizioni e problemi. Certo… c’è il cliente frettoloso e il tabaccaio mummia ma quanto c’è bisogno di contatto umano in questo mondo isterico e quanto ne dà fermarsi un attimo e parlare rilassati accendendo un sigaro o una pipa. È solo il contatto umano che permette di fare un gran film girandolo in una stanza, con una macchina da presa, due, tre attori e un regista. È un film che può essere girato tutti i giorni anche da noi. Andate a vedere “Smoke”, anche la vostra tabaccheria vi apparirà diversa.

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