Stanwell: se fumarle è un’arte, fabbricarle è superarte

Stanwell: se fumarle è un'arte, fabbricarle è superarte

Paul Nielsen e le pipe Stanwell (di una volta). L’articolo originale, a cura de “Il Pipautore”, è pubblicato sulla rivista “Il Club della Pipa” (n°4, luglio-agosto 1970).

Stanwell: se fumarle è un’arte, fabbricarle è superarte

Sapete qual’è il paese in cui la percentuale dei fumatori di pipa è più alta? Molti risponderanno senza esitare: l’Inghilterra. Ebbene no, l’Inghilterra ha da tempo perso il suo primato di «paese di pipatori». Da diversi anni è la Danimarca che ha il più alto numero di fumatori, naturalmente in percentuale al numero degli abitanti. In Italia, come in molte altre nazioni, per distinguersi dalla massa basta fumare una pipa. Sì, perchè la pipa, si sa, è anche un segno di distinzione e rivela in chi la usa un carattere, una posizione, una mentalità fuori dall’ordinario. Ma in un paese dove tutti fumano la pipa come si fa a farsi distinguere? La Danimarca è stata quindi la prima nazione dove i fabbricanti di pipe hanno sentito la necessità di uscire dalle forme usuali; si sono rivolti a designers, stylists e così sono nate le forme «danesi».

Le prime pipe danesi che fecero la loro comparsa in Italia furono le Stanwell. Il nome è inglese, forse perchè quando la ditta fu fondata le pipe inglesi andavano per la maggiore, ma il fondatore, che tutti ormai chiamano Mr. Stanwell, in realtà si chiama Paul Nielsen. Questo signor Nielsen durante l’ultima guerra acquistò nel villaggio di Kyringe un piccolo laboratorio dove si fabbricavano tacchi di legno per scarpe. Era, come abbiamo detto, tempo di guerra e le fabbriche inglesi, francesi e italiane non riuscivano più a mandare le loro pipe nella Danimarca oppressa dal giogo nazista. Ma i danesi, popolo pacifico per natura, continuavano a fumare la pipa. Fu così che il signor Nielsen ebbe l’idea di trasformare il laboratorio di tacchi in fabbrica di pipe. Naturalmente se non arrivavano le pipe, non c’era neppure radica che, come è noto, si ricava da un arbusto che cresce solo nel bacino del Mediterraneo. C’era però a disposizione molto legno di faggio, che si può considerare uno dei più tipici prodotti nazionali della Danimarca. Il signor Nielsen fabbricò quindi le sue prime pipe col faggio, che è un legno duro adatto a essere trasformato in fornelli di pipe, ma non è da paragonare nemmeno lontanamente alla radica

L’importanza del “design”

«Se non possiamo fare pipe ottime, si disse il signor Nielsen, almeno facciamole belle». E così si rivolse a una corporazione danese di disegnatori estetici i quali gli crearono i primi 104 modelli grazie ai quali Paul Nielsen riuscì a sfondare sul mercato. Quando la guerra finì e i primi vagoni di radica giunsero nuovamente in Danimarca, la ditta Stanwell non ebbe che da sostituire la radica al faggio: i modelli delle pipe e le maestranze specializzate già c’erano. Non fu quindi difficile alla Stanwell affermarsi anche sui mercati degli altri paesi. «Il materiale greggio per le pipe — dice Mr. Stanwell, pardon Mr. Nielsen — è alla portata di tutti i fabbricanti i quali si contendono le radiche migliori di Corsica, Sardegna, Calabria, Algeria, Spagna, Grecia. La migliore radica è quella che si trova sulle montagne oltre i 3.000 piedi di altezza, dove la lenta crescita dà un legno più duro e con grana più pregiata. Le migliori in senso assoluto sono le radiche di piante morte da 20 o 30 anni e stagionate naturalmente nel terreno. Questi ciocchi sono difficili da trovare e sono contesi a suon di bigliettoni».

Con un errore non è più pregiata

«Ma se la materia prima è importante — continua il signor Nielsen — la mano d’opera specializzata lo è molto di più. Ci sono voluti molti anni e l’investimento di una forte cifra per raggiungere l’attuale alto livello di fabbricazione. Chi fabbrica pipe deve essere veramente uno specialista e conoscere alla perfezione le diverse proprietà della radica. Il più piccolo errore nella fabbricazione e la pipa non è più pregiata». L’anno scorso la Stanwell ha inaugurato un nuovo modernissimo stabilimento a Borup dove si producono da 700 a 1000 pipe al giorno. «Dal pezzo di radica greggio, o meglio dall’abbozzo – ci spiega Mr. Nielsen – alla pipa Stanwell finita ci sono 80 passaggi di lavorazione. I capi reparto procedono alle lavorazioni preliminari in cui si dà la forma alla pipa. Determinate lavorazioni sono eseguite con perfettissimi macchinari danesi, ma la maggior parte del lavoro è fatto a mano. In pratica solo il lavoro di sgrossatura è eseguito con l’ausilio di macchine».

Super esperti per la sabbiatura

«Dopo che si è dato forma alla pipa — continua a spiegare Mr. Nielsen — si procede alla foratura e al montaggio dei bocchini che sono fatti con la migliore ebanite (molti sono sagomati completamente a mano) e passano di mano in mano attraverso una lunga serie di raspature, puliture e processi di colorazione. Ci vogliono operai veramente esperti per far risaltare la fine grana della radica e dei super esperti per eseguire una perfetta sabbiatura. Ogni pipa che presenti il più piccolo difetto — aggiunge Mr. Nielsen — viene scartata. Naturalmente una fabbrica con una produzione come la nostra ha anche una grande quantità di pipe di seconda scelta, pipe in cui sono emersi piccoli difetti nel corso della lavorazione. Ebbene nessuna di queste pipe viene esportata. Ogni pipa è attentamente controllata 10 volte prima di essere messa in scatola per la spedizione. Io sono infatti del parere — conclude Mr. Nielsen — che se è risaputo che fumare la pipa è un’arte, fabbricare una bella pipa è una superarte!».

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