Savinelli: tre pipe nella storia

Savinelli

“Autoghaph, Punto Oro, Giubileo: quarantacinque anni di aneddoti e di successo”. Paolo Guidi firma su Smoking (n°2, luglio 1992) un servizio monografico dedicato alle tre produzioni più prestigiose della Savinelli.

Savinelli: tre pipe nella storia

Il nuovo catalogo Savinelli, appena uscito, porta in copertina la foto a colori di una pipa. Ovviamente. Ma è una pipa decisamente speciale, si potrebbe dire la più diffusa nel mondo: in fotografia. Se si pensa che i cataloghi Savinelli (la famosa pipa figurava in copertina anche in precedenza) sono stampati ogni volta in almeno centomila esemplari; che la stessa pipa è il marchio delle scatole di uno dei tabacchi Savinelli; che sempre lei (la sua foto) è stata per anni su migliaia di scatole di svedesi; si può capire di quale notorietà goda nel mondo questa Autograph dalla fiamma eccezionale.
E si può capire che susciti bramosia di possesso. Per averla, alla Savinelli sono stati offerti assegni in bianco, le richieste (“a qualunque prezzo”) arrivano da ogni parte del mondo, c’è un signore che si fa vivo – speranzoso – regolarmente ogni anno; ma proprio di recente ci sono stati due episodi curiosi. Un tale ha proposto: voi mi date la pipa, io ve la pago, alla mia morte ritorna vostra, mi impegno con atto notarile a restituirla e a non fumarla.
Ancora più strano l’altro episodio, una telefonata più o meno di questo tenore: “Sono l’avvocato x y. Voi siete un’azienda che produce per vendere. Se io per quella pipa vi offro la cifra che volete, voi non potete non venderla. Se rifiutate, vi faccio causa”. In casa Savinellidove da vent’anni si tengono ben stretta la celeberrima pipa – attendono divertiti di essere chiamati in tribunale dal focoso avvocato.
E’ una pipa entrata nella leggenda, si potrebbe definirla una cult-pipe, come certi film; è, per restare in ambito cinematografico, un tipico “oggetto del desiderio”. Del resto da tempo le Autograph sono ambite da ogni collezionista che si rispetti; c’è chi, anche in Italia, ne possiede decine. Fu dunque davvero felice l’intuizione di Achille Savinelli di affiancare alla produzione industriale, allora in piena espansione, una piccola produzione completamente artigianale, pipe veramente “fatte a mano”, lavorate e seguite una per una. Come si continua a fare anche oggi. Se, per ipotesi, un solo artigiano dovesse compiere tutte le lavorazioni necessarie a una di queste pipe, impiegherebbe un’intera giornata di lavoro. Avremmo poco più di duecento Autograph l’anno. Per fortuna dei fumatori sono di più, ma non tante di più, perché, come spiega Giancarlo Savinelli, in sede di acquisto della radica su duemila placche si e no duecento sono giudicate valide; di queste duecento placche, in sede di lavorazione, diventeranno effettivamente Autograph una cinquantina, tra lisce e sabbiate.
Le prime Autographe (all’inizio il nome aveva la e finale che poi si è perduta per strada) sono del 1966, risultano già pubblicizzate l’anno successivo, con la trovata della firma “autografa” sul bocchino; l’affermazione mondiale avviene tra il ’68 e il ’69. È in quest’anno che Achille Savinelli può constatare di persona, in un viaggio negli Stati Uniti, il grande successo delle pipe. Quando torna, riceve una curiosa fotografia mandatagli da un amico a ricordo di quel viaggio. La foto ritrae un commesso del negozio Dunhill di New York che sta fumando un’Autograph ed è accompagnata dalla dichiarazione che non si tratta di una compiacente “messa in scena”.
Avere una prestigiosa Autograph nel proprio parco pipe è il sogno di ogni fumatore, ma ci sono due altre pipe Savinelli che hanno segnato in maniera forse più incisiva la nostra storia di fumatori e la stessa storia della pipa italiana. Parliamo della Punto Oro e della Giubileo d’oro. Dagli archivi Savinelli risulta che nel 1946 si vendono le pipe a prezzi che vanno dalle 200 a 800 lire l’una. Le più care sono, appunto, le Punto Oro, che Carlo Savinelli (figlio del fondatore Achille e padre del secondo Achille) fa produrre insieme ad altre marche come Leonardo e Savinelli Extra. È curioso che Carlo Scotti (creatore della Castello) abbia depositato in piena guerra, e cioè nel 1942, il marchio di fabbrica Punto d’Oro (ma anche i marchi Castello e Punto Nero). Interverrà poi un amichevole accordo e la pipa Punto Oro diventa così la bandiera della produzione Savinelli, avviata da Achille (secondo) tra il 1957 e il 1959 nella fabbrica di Barasso che presto si afferma come la più importante realtà produttiva del settore.
La Punta Oro, 800 lire nel 1946, 6.000 nel 1967, sulle 100 mila nel 1988, fino alle 200 mila di oggi per le versioni più pregiate (la sabbiata normale costa meno della metà). Per molti di noi è stata il traguardo di una raggiunta maturità piparia (e anche – perché no – di una raggiunta disponibilità economica). “È la Mercedes”, dice Giancarlo Savinelli con un calzante paragone automobilistico. Negli ultimi quindici anni dalla fabbrica di Barasso sono uscite almeno 150 mila Punto Oro nelle numerose variazioni. La parte del leone l’ha fatta quella che in catalogo è definita come 128, cioè il modello diritto classico.
Anche oggi la Punto Oro è rappresentata in otto varianti (e naturalmente nei diversi modelli del catalogo), ma la produzione è globalmente calata. Spiega Marco Fumei da Cortà, responsabile della fabbrica: vent’anni fa il 15 per cento della radica era giudicato valido per ricavarne pipe Punto Oro, oggi siamo a una percentuale molto, molto più bassa; la riduzione del numero è dunque necessaria per mantenere la qualità; anzi, si può tranquillamente affermare che la Punto Oro di oggi è migliore di quella del passato.
La proporzione con le Giubileo d’Oro è di dieci a una. La produzione delle Giubileo (distinte dai tre punti a triangolo sul bocchino) comincia nei primi anni 60. Prima dell’affermazione dell’Autograph sono la punta di diamante dell’offerta Savinelli, così presentate: “Non c’è pipa migliore al mondo, nulla di tanto perfetto nella assoluta e genuina semplicità. Nessuna vernice, nessun elemento estraneo al legno: solo una pulitura finissima affidata ai migliori operai, a quelli che non solo sanno fare una pipa, ma amano farla. Da migliaia e migliaia di ciocchi di radica pregiata, i tecnici della Savinelli, entusiasticamente impegnati nella creazione del capolavoro, hanno scelto i più sani, i più compatti di fibre, i più belli di venature. Ad ogni fase della lavorazione, la selezione è stata durissima. Dalle migliaia di partenza, alle poche decine”.
Quella della Giubileo è dunque una produzione impegnativa e di prestigio. Come si è detto, si può fare una Giubileo ogni dieci Punto Oro: è tutta questione di radica, perché poi le lavorazioni si equivalgono (o quasi), sia pure con qualche attenzione e qualche impreziosimento in più per la Giubileo. La versione “Twin Bit”, con vera oro, è sempre fornita con doppio bocchino calibrato. Alla colorazione tradizionale, Giancarlo Savinelli ne ha fatto aggiungere altre: naturale aranciato, fumè e rosso non coprente. C’è anche la versione sabbiata, della quale si sottolinea che è Stright Grain, vale a dire che ha “la fiamma che non si vede ma si sente”. Autograph, Giubileo, Punto Oro, tre pipe che fanno onore ovunque alla produzione italiana. Della prima, basti dire che è tra le più ricercate dai collezionisti americani; quanto alla popolarità della Punto Oro è sufficiente ricordare che è protagonista di una domanda del diffusissimo gioco Trivial Pursuit. Come è stato giustamente detto, a queste tre pipe noi fumatori italiani dobbiamo il piacere e l’orgoglio di poter andare in giro per il mondo a testa alta con una pipa italiana fra i denti.

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