Rodaggio: in autunno è la stagione ideale

Rodaggio: in autunno è la stagione idealeSegue un redazionale di Smoking dedicato al rodaggio delle pipe in radica. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista stessa (n°3, settembre 1983).

Rodaggio: in autunno è la stagione ideale

È dolce d’autunno incignare una pipa, la stagione è ideale per «mettere in pista» una pipa mai fumata, per avviare un nuovo rapporto. Attenzione a quest’ultima espressione, è la base, lo spirito del nostro discorso. Comprata o regalata, eccoci dunque con una nuova pipa da inaugurare. Per comodità di esposizione, distinguiamo tra principianti (dei quali ci occuperemo più avanti) e fumatori più o meno esperti; non che i problemi siano diversi, ma può essere differente il modo di approccio. 

Parliamo dunque del fumatore più o meno esperto che inaugura una nuova pipa. Se ci crede, se ha sensibilità, il momento è emozionante, non importa se si tratti di una pipa di marca illustre (e costosa) o di un oggetto «da battaglia». È il momento del famoso rodaggio, del quale si è tanto parlato (link a precedenti articoli), ma che offre sempre spunti di dialogo, se non di discussione. Si fa ancora il rodaggio? Anche ora che ci sono in vendita pipe che la pubblicità proclama pre-rodate se non addirittura pre-fumate? Diciamo subito che quest’ultima definizione ci sembra un po’ una bufala, anche se si sono viste fotografie (americane) della «macchina che fuma». Ve lo immaginate, ragionevolmente, un produttore che «fa fumare» alla macchina tutte le migliaia di pipe che fabbrica? Ma poi, quali effettive garanzie potrebbe dare questa macchina?

Alla domanda se si deve fare ancora il rodaggio, comunque, noi rispondiamo decisamente di sì, anche se preciseremo che c’è un rodaggio — diciamo — psicologico, e un rodaggio — diciamo — tecnico. E anche se, come si vedrà, tendiamo a sdrammatizzare il problema. Intanto, come si presenta una pipa nuova? Come si presenta, cioè, l’interno del fornello, che è l’aspetto che qui interessa? Si tenga presente un particolare costruttivo della fabbricazione industriale (per l’artigianato la cosa può essere diversa). Per poterla sottoporre alla fresatura, la testa della pipa è tenuta ferma da un morsetto, il quale ovviamente fa pressione dall’interno. Precisamente su tre punti, nei quali, una volta liberata la pipa, resteranno inevitabilmente tre segni, diciamo tre ammaccature. In genere non sono tali da menomare l’uniformità della superficie; per intenderci, non sono «buchi» o avvallamenti che possano permettere alla brace di «scavare». Più che altro sono poco piacevoli esteticamente. E allora le strade sono due. Si ridà uniformità alla superficie interna del fornello con passaggi di carta vetrata seguiti da pomiciatura. Operazioni che presentano qualche inconveniente (oltre a quello del tempo che prendono): per esempio riducono, e sia pure di poco, lo spessore della parete; per esempio comportano un leggero «ingrassaggio» del legno.

La seconda soluzione, ormai molto più diffusa, è quella che fa definire la pipa pre-rodata. La superficie interna del fornello viene semplicemente «sporcata». Con che? Con polvere di carbone di legna molto fine. Sciolta in acqua, viene passata a pennello sulla parete del fornello, preventivamente spalmata di un collante. Vantaggi? Intanto si ottiene uniformità; e poi il ruvido della polvere di carbone favorisce la «presa» del tabacco e la successiva formazione della «crosta». Ecco perché, un po’ impropriamente, la si può definire pre-rodata. Nella produzione artigianale è diverso. Ognuno ha il suo sistema, ma in genere non si usa il morsetto a espansione e quindi non si formano ammaccature all’interno. Quasi sempre l’artigiano preferisce presentare la sua pipa con l’interno del fornello lisciato e lucidato. L’una e l’altra pipa, comunque, non hanno bisogno di «preparazione». Certi bagni alcolici o oliature o pratiche più o meno rituali non hanno motivo di essere. 

Giuseppe Bozzini, nel suo libro «La mia pipa», ha raccontato della strana «preparazione» effettuata da un vecchio friulano. Lui da cinquant’anni fa così: compra un pacchetto di trinciato e imbeve per bene il tabacco con buona grappa delle sue parti. Ne riempie la pipa nuova e il resto ce lo mette intorno; chiude il tutto in una specie di pacchetto con carta oleata. Avvolge il pacchetto in stracci, ancora in carta, lo lega e lo ficca nel mucchio di letame che sta davanti alla sua stalla. Il letame «matura», fermenta sviluppando calore; ebbene, questa fermentazione — dice — è proprio quel che ci vuole per far diventare buona la pipa. La quale mica ci resta un giorno, nel letame; ci resta qualche mese. Non dimenticate che i liquidi, alcolici o no, chiudono i pori del legno, e la pipa deve respirare. Il discorso vale per le varie «preparazioni» a base di acqua e miele, olio di oliva, sugo concentrato di tabacco. C’è chi usa pure questo; e del resto anche qualche produttore tratta il fornello con il miele. Ci si illude, in questo modo, di accelerare il rodaggio, di favorire la formazione dello strato di carbone.

Noi sosteniamo: nessuna preparazione, nessuna accelerazione. Il che non significa nessun preambolo. Il cosiddetto rodaggio è un piacere e un dovere al quale non è giusto sottrarsi. Riempire e accendere subito è brutale. Ci vuole un minimo di corteggiamento, qualche carezza, qualche coccola. Una pipa nuova, prima di riempirla e accenderla, la si guarda, la si tocca, la si soppesa. Tutto questo è il primo atto di quella lenta conquista che è il vero fumare, un far la pipa veramente «nostra». Senza eccessi, il rodaggio va mantenuto. Intanto sul piano psicologico, come reciproca conoscenza, reciproco, graduale impossessamento. E poi, sul piano tecnico. La pipa deve «abituarsi» gradatamente al fuoco, deve pian piano prepararsi a sopportare alte temperature. Bisogna fumare la pipa nuova, nei primi tempi, una o due volte il giorno, meglio in casa e con tranquillità. Lo scopo da raggiungere è che si formi lo strato di carbone all’interno del fornello, la «crosta», la «camicia» che tanto peso ha nella bontà della fumata. Dovrebbe «crescere», questa «camicia», dal basso verso l’alto. 

I vecchi esperti hanno sempre raccomandato: formate lentamente il carbone e curate che si formi soprattutto sul fondo, parte difficile e delicata. Per questo, il consiglio base: poco tabacco e fumare fino in fondo, anche a costo di riaccendere più volte. Si era addirittura codificata una regola: tante fumate, tanta quantità di tabacco. Oggi si è determinata una reazione che ha portato all’eccesso opposto, riempire il fornello e via fumare. Come sempre, la giusta via di mezzo è la migliore. Non è più necessaria la «tabella» con le successive quantità di tabacco, i livelli da raggiungere e così via. Ma è sempre giusto, le prime volte, riempire solo parzialmente il fornello, senza premere troppo. Ma soprattutto, fumare lento, con boccate blande, ritmate e staccate. Questo è il vero rodaggio. Senza troppe regole, ci vuole cautela e attenzione. Dopo qualche giorno, intervallato da riposi, il buon fumatore ha la pipa «pronta». Per il principiante, che non sa dosare le boccate, che non ha ancora conquistato il ritmo, occorre qualche cautela di più. Per lui sì può applicare ancora la regola del riempimento parziale via via crescente. Non prema troppo, cerchi di portare il tabacco acceso «verso il fondo». Usi trinciati con giusta umidità, ricordando che il secco brucia più in fretta; altrettanto fa il taglio fine, quindi si orienti verso un taglio medio. E media sia anche la forza, medio il gusto, medio l’aroma. È un errore cominciare (e avviare una pipa) con trinciati troppo dolci e aromatizzati. Tenere la pipa dritta (per evitare che si bruci di più una parte), non tenerla sempre in bocca. Curare molto attentamente la carica (non troppo premuta) e l’accensione (regolare, su tutta la superficie). 

Il nemico principale (del fumo, della lingua, della pipa, del sapore, di tutto) è sempre il surriscaldamento; lo è tanto più in fase di rodaggio. C’è una vecchia e collaudata regola di Achille Savinelli che dice: «Quando una pipa è in rodaggio, stringetela ogni tanto con una certa forza nella mano e contate lentamente fino a sei. Se ci riuscite, continuate pure a fumare tranquilli; in caso contrario smettete finché la pipa si sarà raffreddata al punto da consentirvi di portare a termine il conteggio. Non sono necessarie lunghe attese: bastano in genere da cinque a dieci secondi di interruzione e il più delle volte non è neanche necessario riaccendere la pipa. Se si dovesse spegnere, poco male, la si riaccende. Molte bruciature di pipa sono provocate da fumatori che temono che la pipa si spenga e allora aspirano con troppa frequenza e troppa forza».

Sono anche provocate, aggiungiamo noi, dalla convinzione che si debba, a tutti i costi, portare il tabacco acceso sul fondo. È importante, d’accordo, ma ci si arriva per gradi. Quel che non si deve mai dimenticare è che la pipa nuova — esperti o principianti che siamo — è delicata, va trattata con riguardo; che la costringiamo a sopportare una materia incandescente; che il legno è fatto per bruciare (anche se la radica ha qualità tutte speciali); che la pipa chiede ragionevole tempo per maturare. Diamoglielo, senza impazienze. 

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