Rimuovere il carbone: come, quando e perché farlo

carboneDedicato principalmente a chi si è avvicinato da poco alla pipa di seguito riporto l’articolo a firma di Gianmassimo Zuccari apparso sulla rivista Smoking (n°3, settembre 1981). L’argomento trattato è  la periodica riduzione della crosta di carbone che si forma nel fornello delle nostre pipe.

Rimuovere il carbone: come, quando e perché farlo

Nel campo della manutenzione in generale, vorrei puntare l’obiettivo della nostra attenzione su un’operazione tanto delicata quanto importante per la buona e lunga durata del fornello: l’eliminazione dell’eccesso di incrostazione nel camino. Prima di esaminare il come, vediamo il perché, periodicamente, ci troviamo costretti a impiastricciarci di quella tremenda polvere nera. Come molti pipatori sanno, l’anello di carbone che si forma per depositi successivi contribuisce a salvaguardare il legno dai morsi della brace e, essendo a struttura porosa, consente la formazione di una camera d’aria fra il fuoco e le pareti che così non dovrebbero surriscaldarsi. Il condizionale è a beneficio del distratto.
Ora, però, se l’anello di carbone supera un determinato spessore – che i “classici” fissano in 1/16 di pollice e noi in un millimetro, variabile a seconda della grandezza della pipa, fino ad un massimo del doppio – sale alla ribalta un’altra considerazione. Qui purtroppo daremo un dispiacere a quei personaggi che ostentano i loro fornelli “vissuti” ma ridotti a contenere neanche un terzo del tabacco che consumarono la prima volta. Il coefficiente di elasticità a caldo dell’anello di gruma è superiore a quello della radica. Quindi, finché lo spessore è nei limiti, la resistenza del legno riesce a contenerne l’espansione; quando diventa eccessivo, rischia di spaccare il povero camino. Se siamo stati convincenti, vediamo come procedere.
Innanzitutto il mezzo. Vi sono vari modelli di alesatori in commercio. Per semplicità distinguiamoli in fissi e regolabili. I primi presentano l’inconveniente di obbligarci a possederne una lunga serie per coprire tutte le possibilità di calibro, in ragione anche del numero dì esemplari della nostra collezione. Gli altri invece, normalmente, costano molto di più. Sappiamo che nel campo della pipa e dei suoi accessori non sempre il maggior costo è garanzia del maggior utile; qui invece le nostre preferenze vanno agli alesatori regolabili. Con una precauzione però: che non abbiano le lame troppo taglienti, ma leggermente ottuse, in modo da non aggredire violentemente le asperità del carbone – con il rischio di strapparle a pezzi – ma così da consumarle con un’energica “carezza”. Un’altra osservazione circa l’attrezzo. Più lame possiede e più continua e rotonda sarà la sua opera. Un coltello, ad esempio, sarebbe difficilissimo da dominare in un lavoro uniforme. E a questo proposito concludiamo con un rapporto: più lame possiede un alesatore e più affilate queste potranno essere, data la stabilità garantita dai più punti di appoggio; meno saranno, e anche meno taglienti dovranno essere per l’inconveniente già visto. carbonePer descrivere, finalmente, il procedimento ci aiuteranno le figure. Nella prima abbiamo un’indicazione del rapporto che deve esserci tra fornello (a pipa nuova) e alesatore. La seconda e la terza ci illustrano due fasi progressive dell’operazione senza incidenti. E, appunto, la chiarezza delle illustrazioni è tale che se non ci fossero incidenti – o il pericolo di incorrervi – avremmo esaurito l’argomento. Per chi non abbia mai affrontato l’operazione che stiamo trattando, osserviamo che la polvere che si ricava dal grattamento del cammino è terribile: nera, impalpabile, untuosa, assai difficile a detergersi. Pertanto evitiamo locali con tappeti e arazzi ma accomodiamoci su un tavolo, su cui avremo preventivamente steso giornali a più strati, e una sediaccia qualsiasi, con l’abbigliamento del caso.
Il segreto di un raschiamento scevro di incidenti è la corretta disposizione dell’alesatore all’inizio del procedimento. Impugniamo decisamente la testa della pipa – dopo averne smontato il bocchino – con la mano sinistra e ghermiamo con la destra il raschia-tartaro. La decisione di movimenti è fondamentale: affrontare timidamente l’operazione può portare a trovarci col ferro incastrato nel carbone e nell’incapacità di andare indietro o avanti, con danno per l’incrostazione. Dicevo della disposizione dell’alesatore: dovrà essere perfettamente in asse con il fornello. La figura quattro ci illustra l’errore corrispondente. La quinta invece ci dà il risultato di una disposizione in asse, ma decentrata dello strumento.
A questo punto, un problema vero e proprio. In commercio, specie in questo periodo in cui il fiorire di artigiani porta alla ricerca di forme originali, si trovano pipe con l’interno del fornello a forma conica: come procedere con queste? È difficile trovare gli alesatori corrispondenti, anche fra quelli regolabili, inoltre il vertice può essere più o meno acuto. Qui, purtroppo non c’è altra soluzione che impiegare uno strumento di quelli cosiddetti a mano libera che richiedono una particolare perizia perché, come si può immaginare, viene a mancare l’appoggio delle lame alle pareti del camino. La figura sei illustra il problema inverso: il risultato dell’impiego di un alesatore conico in un fornello cilindrico. Terminiamo il quadro delle illustrazioni con la numero sette che ci dà un esempio del risultato dell’impiego di un coltello o dell’errato uso di un alesatore a mano libera.
Ma torniamo al procedimento. Una precauzione sarà quella di disporre uno scovolino all’interno del cannello fino a farlo sbucare alla base del camino. Si otterranno due risultati pratici: quello di impedire lo spargimento di polvere e quello di preservare il fondo della pipa che, come sappiamo, è il punto critico, dove più difficilmente si forma l’incrostazione e dove più pericolosa sarebbe l’opera del raschia-carbone. Proseguiamo a fasi alternate: una decisa ma breve raschiata e uno svuotamento della polvere, un’altra raschiata e un altro svuotamento, fino allo spessore desiderato. Qui ancora risulterà prezioso l’alesatore regolabile che, man mano che procederà l’operazione, consentirà di allargare il calibro procedendo per moderate eliminazioni successive. Alla fine, una bella soffiata e via! Qualche perfezionista consiglia di rifinire l’opera con una passata di carta smeriglio, ma l’indicazione non mi trova d’accordo: meglio lasciare una certa qual porosità come appiglio alla successiva formazione di carbone.

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