Questione di gelosia

Questione di gelosiaDi Neri Paoloni. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°2, giugno 1975).

Questione di gelosia

Quando mi accorsi che era gelosa delle mie pipe? Non saprei dirlo, ma certo il suo atteggiamento nel loro confronto era cambiato. Da principio era stata lei a chiedermi se le poteva pulire. Aveva notato che io, preso dalla fretta quotidiana, dagli impegni di lavoro, le trascuravo un poco. La sera lasciavo le due o tre che mi avevano accompagnato nel corso della giornata abbandonate sulla scrivania. Sapeva che la mia intenzione era, il mattino dopo di pulirle, prima di rimetterle nella rastrelliera. Ma poi finiva che, uscendo di corsa da casa, le dimenticavo lì, le abbandonavo a se stesse, salvo a rimetterle frettolosamente a posto e altrettanto frettolosamente passare lo scovolino nelle mie compagne della giornata. Un giorno, rientrando a casa, la “sorpresi” accanto alla scrivania con uno straccetto in mano ed una strana scatolina. Mi guardò con un sorriso un po’ complice e un po’ colpevole. Davanti a lei erano scovolini e solvente e alcune delle mie pipe erano allineate sulla scrivania, con il bocchino lucido lucido.

“Le ho dato una pulitina”, mi disse con aria sempre più colpevole. Confesso che in un primo momento ci rimasi male, sospettai una “profanazione”. Chissà quali danni irreparabili aveva causato. Se si aspettava un grazie, non venne subito. Presi in mano una pipa, e poi una seconda. Non gli era successo nulla. Fornello intatto, cannello, bocchino idem. Non solo ma “profumavano” (perché le annusai, sospettoso) di solvente e un mucchio di scovolini nel posacenere, neri di nicotina, erano lì a dimostrarmi il lavoro fatto e la mia colpa. “Avevo visto che non avevi mai tempo…” La frase conteneva una muta domanda, Questa volta non potevo farne a meno: “Grazie tesoro”. Giuro che ero spontaneo. Ma c’ero rimasto male. Non per l’implicito rimprovero di trascuratezza: perché aveva “toccato le mie pipe”. Ma siccome mi faceva comodo, egoisticamente accondiscesi a che si occupasse della loro pulizia. Da questo punto di vista non potevo muoverle alcun rimprovero. Ascoltando le mie chiacchierate, una sera, con un amico neofita, sapeva perfettamente cosa andava fatto e cosa no. Ancora meglio di me, che quella sera ero fresco della lettura di un saggio di un esperto. Ma io, come al solito, mi documento, faccio tesoro di quello che leggo e me ne dimentico. Lei no. E me lo dimostrò appunto con le pipe.

Poi, come dicevo, il suo atteggiamento lentamente cambiò. Oh! non fu una cosa immediata. Molte delle mie pipe erano dovute a lei. Ben consigliata da un accorto ed esperto amico negoziante, me ne aveva regalate alcune veramente belle. E, grazie al Cielo, favoriva in pieno la mia abitudine di fumare la pipa. E quando una volta “tradii”, fumando per un breve periodo sigarette, mi invitò cortesemente a tornare a loro. Ma un giorno sentii, dal tono della sua voce, che qualcosa era mutato tra lei e loro. Non so: fu l’accento particolare che mise sulla parola “tue” parlando di pipe, o fu un semplice sguardo. Poi, un giorno, arrivai a casa con un altro acquisto. La sua voce non fu cordiale quando mi disse: “Ne hai comprata un’altra! ”. Non era una domanda, era un’osservazione. Prima non aveva mai fatto obiezioni del genere alle mie nuove amiche. Non detti peso alla cosa. Era un periodo “congiunturalmente”, come si dice, sfavorevole e pensai che avesse riserve all’acquisto, per ragioni abbastanza prosaiche. Dovetti accorgermi che non era così.

Un giorno, cercando in un suo cassetto non ricordo cosa, trovai una piccola pipa dal lungo bocchino. Non era una delle mie. Ne avevo viste dall’amico negoziante. Sapevo che erano un grazioso oggetto fabbricato da un artista del ramo proprio per le signore. Lì per lì non seppi che pesci prendere. Perché non me ne aveva parlato? Perché mi aveva nascosto questo suo nuovo rapporto? Annusai il fornello, ma anche se fossi stato senza naso non poteva sfuggirmi che la pipa era stata fumata. Sapientemente. Decisi che il migliore comportamento era, per me, tacere. Fare finta di non sapere, lasciarle questo “rapporto segreto”. Nello stesso tempo mi accorsi che le “mie” pipe tornavano ad essere sporche. Come prima. Detti loro il maggiore affetto possibile e tornai a pulirmele da me. In silenzio. Ma mi resi conto che la cosa non poteva andare avanti così. Non potevo continuare a tacere e sopportare, in silenzio. Decisi, allora, di rompere il ghiaccio. Per una occasione qualsiasi arrivai a casa con un pacchettino. “Un regalo per te”, le dissi. Nella scatola, nel suo fodero c’era un’altra pipa, quasi gemella di quella che avevo trovata nel suo cassetto. E, con aria complice, osservai: “così potrai aggiungerla a quell’altra”. Ed ora, anche lei ha la “sua” piccola rastrelliera di pipe.

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