Quando si è in due

Quando si è in due

In risposta al “I° Convegno Nazionale dei fumatori di Pipa” di Arona del 1966 ed al nascente desiderio d’associazionismo pipario segue una lettera a firma di Manlio Mariani. L’originale è pubblicato sulla rivista “Il Club della Pipa” (n°6, dicembre 1966). La lettera, per certi versi, richiama l’editoriale già pubblicato “Siamo un club di solitari (link)” di Giuseppe Bozzini.

Quando si è in due

Caro direttore, non sono venuto al convegno di Arona per ragioni di lavoro ma, se mi consenti la sincerità, anche perché non credo ai raduni di fumatori di pipa. Mi spiego meglio. Non provi anche tu un leggero imbarazzo quando in una casa, in un locale, in una piccola comunità, tre o quattro persone inalberano una pipa? Probabilmente è l’impressione di una orchestra muta che suona fumo a dare quel disagio. Forse sono io a soffrire di certe fobie, ma quando vedo intorno a me tanti fumatori di pipa insieme, comincio ad abbatterli mentalmente, come ’’pipe” da Luna Park. Questo tiene il bocchino tremolante, quell’altro ci dà dentro a mantice, un terzo lascia sfrigolare la pipa, un quarto emana un insopportabile odore di camomilla. E così via.

Non parliamo dei dilettanti. Sono i più invadenti all’inizio, ma dopo qualche minuto son li che guardano illanguiditi i fumatori di sigarette. Si eliminano da soli. Parliamo dei pipaioli puri, totali. In genere, il fumatore di pipa laureato e corredato perciò di tutti i vizi psicologici connessi al ’’fumare nella pipa”, è felice quando in un gruppo non vi sono altre pipe che la sua e nell’aria soltanto il profumo del suo tabacco, che riscuoterà prepotentemente l’interesse olfattivo generale. 

Non nego che in due si possa trovare un accomodamento e ciò avviene quando, dapprima con aria da congiurati, poi via via polarizzando l’attenzione degli altri, si attacca un discorso in gergo:

“…bella sabbiatura, veramente”.

“…le piace? Ma lei non dovrebbe invidiarmi con quella bella fiamma che ha”.

Scambio di pipe, soppesamento, cenni di approvazione, discreto annusamento, altri cenni di approvazione, mentre la compagnia, ormai attentissima, apre il fuoco delle domande. E’ un quiz. Anzi, un ’’test”. Il più ingenuo dei presenti in genere è quello che dice:

“Io ho provato una volta… un bruciore alla lingua! Ho dovuto smettere”.

I “pipaioli” guardano l’interlocutore con occhio dolce. Poi uno dei due spiega che il fenomeno può anche accadere, quando la pipa non è buona, quando è nuova, quando il tabacco non è umido al punto giusto, quando il neofita succhia alla disperata, quando il bocchino è maltenuto fra i denti. L’altro pipaiolo annuisce, prende la palla e continua, sempre con dolcezza assassina. Sì, la pipa può bruciare la lingua i primi giorni. In linea di massima, sono poche le cose belle che durante l’iniziazione facciano subito piacere. Poi c’è da considerare che spesso si compra una pipa senza una reale abiura della sigaretta, così per fare ’’Play boy”. La prima contrarietà è buona per tornare sulla vecchia strada. Il più fesso invece quasi sempre è quello che chiede:

“Ma, scusate, non vi viene voglia di sputare?”

Giuro di aver sentito con le mie orecchie rispondere:

“In questo momento sì!”

Insomma, due fumatori di pipa nello stesso salotto si possono anche divertire molto, ma ci sono delle avvertenze. Ad esempio, è assolutamente sconsigliabile dare sfogo alla nostra principale mania, che è quella didascalica. Eh, sì, quando facciamo i maestri di pipa, possiamo veramente dimenticare le regole della buona conversazione. C’è da tener presente che i non iniziati sono lontani dal nostro mondo. Da evitare in primo luogo sono le discussioni tecniche. “Lei concia il tabacco con il cognac? Ma mi faccia il piacere, via, è un errore…” Oppure i pareri diversi sul caricamento, sul rodaggio e sulla manutenzione delle pipe. Bisogna evitare assolutamente di dare al profano l’idea che non vi siano alcune regole fondamentali da rispettare; che intorno alla pipa si possa fare ciò che si vuole. In questo modo la categoria ci rimette in dignità e il fumo della pipa perde la sua magia. Gioverà, invece, che fra i due “pipaioli” vi sia un amichevole rimpallo di aneddoti, di racconti. La narrazione deve essere leggera ma non canzonatoria. E se alla fine qualcuno dei presenti mostra particolare interesse, lo si prenda da parte e gli si prometta fraterna assistenza. Ma sul proselitismo ti parlerò un’altra volta, caro direttore. E’ un capitolo importante che non può trascurare lo studio del carattere, della fisionomia. Non si tratta di individuare i fumatori di pipa “nati”, che non ne esistono. Ma di saper cogliere in chi ci circonda quella certa inquietudine, quell’aria di attesa e di incompletezza che distinguono i fumatori potenziali di pipa.

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