Pipe sacrali indiane

Pipe sacrali indianeAndrea Bizio Gradenigo esamina e descrive le forme di alcune pipe sacrali indiane avvalendosi degli studi di Alfred Dunhill e del prof. Giuseppe Ramazzotti. L’articolo originale è stato pubblicato sulla rivista Smoking (n°4, dicembre 1977).

Pipe sacrali indiane

In tutte le popolazioni primitive, quando c’è la credenza in una vita futura, esiste l’abitudine di seppellire assieme al defunto quegli oggetti che gli possono servire nell’aldilà. Questo era anche il costume in uso presso i Pellirosse del Nord America, e poiché presso queste tribù la pipa era ritenuta un oggetto sacro oltre che un bene personale, si sono potute recuperare nelle tombe molte pipe di antica foggia. Gli indiani della razza Algonchina, che include i Chippawa, i Delaware e le tribù Shawnee, usavano edificare sopra le tombe dei loro defunti dei tumuli di terra e pietre; lo scavo sistematico di questi tumuli ha gettato molta luce sull’arte e sull’artigianato degli antichi Pellirosse ed ha portato alla scoperta di interessantissimi reperti di pipe. Originariamente gli Algonchini erano stanziati presso i Grandi Laghi; successivamente essi vennero gradualmente sospinti dalla pressione di alcune tribù settentrionali verso sud, attraverso l’Ohio fino alla vallata del Mississippi, giungendo a confinare con i Muskogee, pellirosse di razza diversa, che pure edificavano dei tumuli sopra le tombe. A causa di questa migrazione i tumuli più antichi degli Algonchini si trovano nel nord dell’Ohio, mentre quelli più recenti sono a sud, ed è proprio nei tumuli dell’Ohio che si rinvengono le pipe più interessanti. Le regole religiose degli Algonchini includevano l’adorazione del totem: ciascuna tribù aveva qualche particolare animale per essa sacro, che la rappresentava e che non poteva essere cacciato e ucciso dai guerrieri appartenenti alla tribù. Attraverso molte leggende che si sono tramandate giungendo sino a noi, sappiamo che gli Indiani consideravano il totem come l’antenato della propria famiglia, simbolo ed emblema della stessa. Per queste ragioni l’artigiano indiano prodigò la massima cura nello scolpire il totem del proprio clan, e raffigurò l’animale sacro anche su molti oggetti domestici e di uso comune, quali ad esempio le pipe sepolcrali, che quindi possiedono un grande interesse e valore etnografico. Pipe sacrali indiane ALa forma tipica delle pipe tombali è mostrata nella figura 1; si deve subito avvertire, però, che questo è il risultato finale di un lungo processo evolutivo che cercherò di descrivere. Si può notare che non ha alcuna rassomiglianza con nessun altro tipo di pipa. Il fornello è montato al centro di una base piatta, leggermente curvata in basso: la parte anteriore della base serviva probabilmente al fumatore per reggere la pipa, mentre l’altra parte era contemporaneamente cannello e bocchino. E’ difficile affermare con certezza come sia nata la forma di tali pipe: probabilmente si tratta di uno sviluppo peculiare del semplice modello a tubo. La figura 2 rappresenta una pipa a tubo estratta da una tomba: è in ardesia, la cui particolare sfaldatura ha permesso al costruttore di scolpire e lucidare la superficie del bocchino in modo da renderla simile a delle piume o a delle pinne. Altri materiali comunemente impiegati erano il calcare e l’osso. Della pipa in osso raffigurata al numero 3 è stato detto che si trattava di uno strumento usato dagli stregoni per aspirare la malattia. Sebbene quest’ultima spiegazione possa essere valida, in nessun modo essa contraddice chi ritiene che la pipa a tubo fosse effettivamente fumata. Dunhill cita il diario di un anonimo esploratore che descrive il duplice uso di questo strumento presso gli indiani di California: «Un modo (di guarire le malattie) è straordinario assai e il buon esito che produce aumenta la fama degli stregoni che lo adoperano. Questi applicano sulla parte malata del corpo del paziente il chacuaco (lo strumento a tubo) e per mezzo di questo ora aspirano, ora soffiano per aspirare e disperdere il male. Talvolta il tubo è riempito con cenere o con tabacco grezzo acceso, e gli stregoni aspirano o soffiano il fumo secondo quanto ritengono conveniente; e questo potente caustico è riconosciuto che elimina il disturbo senza altro rimedio». Pipe sacrali indiane BE’ probabile che la pipa a tubo, trovata in una tomba, fosse usata in questo modo. Dal momento che, d’altra parte, la medicina e la religione non si potevano separare nelle menti delle popolazioni primitive, ciò spiega anche il carattere sacrale che era attribuito dagli indiani al fumare la pipa. La prima trasformazione di queste pipe a tubo è raffigurata nel disegno 4, dove su un lato del tubo è stato scolpito l’animale totemico della tribù, in questo caso un gufo. Questa particolare pipa a tubo è molto grande, misurando circa 25 cm. di lunghezza, ed essendo in pietra è anche molto pesante. Quando la figura totemica appare sulla pipa a tubo, la pipa non viene più usata per fini terapeutici, ma ne viene modificata la forma, in modo che la scultura serva come fornello e il tubo, appiattito, come base (figura 5). La figura totemica sulla pipa dell’illustrazione è il castoro, ed è scolpito in modo da guardare il fumatore, caratteristica quest’ultima comune ad ogni pipa di questo tipo. Osservando questo particolare e rilevando che nelle pipe scolpite moderne avviene l’incontrario, Dino Buzzati e Giuseppe Ramazzotti concludevano che «a quei tempi si fumava con maggiore coscienza e conoscenza, dappoiché non agli astanti, bensì al solo possessore era destinata la vaghezza di quelle rappresentazioni». Nella figura 6 è dato un secondo esempio di pipa totemica: l’animale raffigurato è un airone, nell’atto di catturare un pesce. La pipa col piccione (Tennessee) della figura 7, ancora più ingombrante, rappresenta un tipo intermedio tra le pipe a tubo e quelle a base piatta. Un altro animale che Alfred Dunhill dice di aver visto scolpito su una pipa proveniente dalle tombe dell’Ohio dà non pochi grattacapi agli studiosi: si tratta dell’elefante. Il fatto sconcertante è che l’elefante non poteva esser noto ai Pellirosse, in quanto non è mai vissuto in America. Alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che l’animale con le zanne e la proboscide effigiato su tale pipa fosse il tapiro. Tuttavia questo mammifero nel Nuovo Mondo vive solamente nell’America centrale e meridionale. Anche l’ipotesi che tale pipa risalga al tempo in cui il clima e gli animali del Nord America erano diversi da quelli attuali non è convincente: è evidente infatti che la tomba in cui è stata trovata non appartiene a un periodo tanto remoto. Dunhill suppone che l’artigiano che ha scolpito l’elefante abbia visitato regioni lontane, o che abbia sentito le descrizioni di animali incontrati da alcuni esploratori. L’ipotesi confina con la fantascienza dando ragione a chi sostiene che l’America sia stata visitata ben prima di Cristoforo Colombo. Noi potremo credere, pur non avendo mai visto la pipa in questione, che si tratti di un mammut, conosciuto dai Pellirosse o attraverso raffigurazioni graffitiche preistoriche, o mediante l’occasionale scoperta di uno di questi pachidermi ibernato, in perfetto stato di conservazione. Quest’ultima ipotesi, non impossibile, avrebbe potuto suscitare la meraviglia degli indiani, i quali, credendo si trattasse di un animale divino poiché non l’avevano mai visto prima, lo avrebbero considerato un totem, effigiandolo su di una pipa sacra. A volte, al posto della figura totemica, il fornello di tali pipe sepolcrali è costituito da una testa o da un corpo umano. Diverse sono le pipe che sono state rinvenute nelle tombe dei Muskogee, che abitavano nel sudest degli Stati Uniti e che, come ho detto all’inizio, si sono venuti a trovare a contatto con gli Algonchini. Le figure 8 e 9 ne mostrano due esempi, e appare abbastanza chiaro che anche la forma di queste pipe è stata ricavata dalle pipe a tubo. E’ interessante ricordare che gli esploratori europei impararono l’arte di fumare la pipa proprio dai Muskogee, ed infatti le loro pipe servirono da prototipo alle pipe europee. Le pipe più antiche dei Muskogee erano costituite da un unico pezzo: tuttavia per la loro fragilità, spesso si spezzava il cannello (figura 9), che veniva sostituito con uno di fortuna, in legno. La frequenza con cui il cannello doveva rompersi consigliò gli indiani a fabbricare il fornello da solo, predisposto per l’inserimento di un bocchino in legno, come la pipa della figura 10. La pipa raffigurata nel disegno 11 appartiene ad un periodo più tardo, quando ormai si era realizzata una certa osmosi culturale tra le razze Algonchina e Muskogee; la forma base è sempre quella tipica della pipa sepolcrale algonchina (vedi la figura 1), alla quale sono state sovrapposte alcune caratteristiche peculiari della pipa muskogee: la particolare forma del fornello è identica a quella della pipa n. 8, ed il fornello stesso, benché in ossequio alla tradizione algonchina risulti perpendicolare alla base, è spostato dalla posizione centrale ad una delle estremità.Pipe sacrali indiane C

I disegni, ispirati a quelli eseguiti da Alfred Dunhill, rappresentano: fig. 1, pipa tombale classica (Algonchini); fig. 2, pipa a tubo in ardesia (Nord America); fig. 3, pipa a tubo in osso per scacciare le malattie (Nord America); fig. 4, pipa a tubo con la figura totemica del gufo (Algonchini); figg. 5 e 6, pipe tombali con le figure totemiche del castoro e dell’airone (Algonchini); fig. 7, pipa con il piccione (Tennessee); figg. 8 e 9, pipe tombali derivanti da quelle a tubo (Muskogees); fig. 10, pipa tombale con bocchino (Muskogees); fig. 11, pipa tombale del periodo di transizione (caratteri misti degli Algonchini e dei Muskogees).

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