Pipe Moretti: Leopardi? Masticava tabacco

Pipe Moretti: Leopardi? Masticava tabaccoCarlo Lodi, in vacanza a Recanati, ricostruisce le origini delle pipe Moretti e visita i locali in cui vengono prodotte. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°3, ottobre 1995).

Pipe Moretti: Leopardi? Masticava tabacco

L’idea, sortami lo scorso anno (link all’articolo), di dedicare qualche giorno delle mie vacanze estive alla conoscenza di persone dell’affascinante mondo della pipa ed all’incremento della mia cultura piparia ha risposto in pieno alle aspettative, per cui penso che questa diventerà un’abitudine anche per gli anni a venire. I risultati sono stati fino ad ora entusiasmanti ed il piacere di fumare la pipa è stato aumentato dalla conoscenza più approfondita del nostro mondo e dalla scoperta dell’amore, della passione e della competenza che rendono i nostri artigiani unici al mondo. Tutta l’Italia è ricca di luoghi d’arte, di bellezze naturali, di storia ed è altrettanto ricca di nobili artigiani, per cui non è difficile scegliere itinerari che portino alla conoscenza del mondo della pipa, abbinando questa alla conoscenza di altri aspetti storico-geografici e, piacevolmente, enogastronomici. Quest’anno la mia scelta è caduta su Recanati in seguito ad una preziosa informazione fornitami. Devo essere grato all’amico Riccardo Casaro, presidente del Cerea Pipa Club di Torino, club noto in tutto il pianeta per le sue performances nelle competizioni di lento fumo e detentore della Coppa del Mondo. 

Le Marche sono, assieme alla Lombardia, terra privilegiata per il fiorire dell’artigianato della pipa. La provincia di Pesaro vanta nomi del calibro di Mastro de Paja, Ser Jacopo della Gemma, Don Carlos e Rinaldo; quella di Ascoli Piceno ha visto nascere e svilupparsi un’importante distribuzione con Lubinski, seguito oggi nella sua passione dal figlio Mario; a Loreto, poi, in provincia di Ancona, esiste ancora un nome antico, tanto caro ai fumatori italiani: sulla facciata principale della vecchia manifattura, rimasta come alle origini, quasi di fronte alla stazione ferroviaria, si legge, scritto a caratteri cubitali; “Qui si fabbricano le pipe non canta la raganella”. Ma l’informazione di Riccardo mi portava in provincia di Macerata, da Moretti e così ho deciso di rivisitare luoghi conosciuti tre decenni fa, quando, ancora fumatore di sigarette, non apprezzavo i grandi piaceri del fumo della pipa e ciò aveva causato un’imperdonabile omissione nella mia visita ai luoghi leopardiani. Era proprio l’occasione per porvi rimedio. Così, dopo un appuntamento telefonico, sono arrivato, accolto con una cordialità pari a quella di una vecchia amicizia, alla bottega di Moretti. La bottega si trova nella centrale Piazzetta Sabato del Villaggio, vi si accede però da una viuzza laterale; l’atmosfera che vi si respira è irripetibile. Parlando con la gente del luogo, sono venuto a sapere che Giacomo Leopardi amava masticare tabacco; fosse vissuto un po’ più tardi, sarebbe stato certamente un fumatore di pipa! Due insegne attirano subito la mia attenzione: la prima, in ferro battuto, raffigurante un sole con la pipa, posta nel lontano 1968, la seconda in legno, con la dicitura “Pipe Moretti”. Una vetrina fornitissima di pipe di ogni genere dà il benvenuto ai numerosi visitatori del negozio, visitatori che, come mi sarà spiegato più tardi, provengono non solo da tutta Italia, ma anche dall’estero: sono turisti tedeschi, austriaci, francesi, inglesi e perfino giapponesi e non solo di sesso maschile.

La prima cosa che desideravo conoscere erano le origini della manifattura e così sono venuto a sapere che la Moretti nasce nel 1968, proprio nel cuore di Recanati. Igino Moretti, il fondatore, dopo un ventennio di esperienza come capo fabbrica della “All Briar”, una grande fabbrica di pipe (sull’ordine delle decine di migliaia all’anno) di Recanati, produttrice delle pipe Bepson (dai nomi dei proprietari, Beppe Moretto e Sonia, una ballerina inglese), alla chiusura della stessa, per futili motivi, si trovava di fronte ad una difficile scelta: fare il macchinista, dopo aver vinto un concorso alle Ferrovie dello Stato, oppure fare l’artigiano. La scelta fu quella di mettersi in proprio, scelta di cui qualche volta ebbe a pentirsi dal punto di vista economico, ma non certo da quello delle soddisfazioni personali. Nei primi periodi, dopo la creazione artigianale di piccoli torni, la produzione era quasi esclusivamente per conto terzi. Ma questo non soddisfava il desiderio di creare qualcosa di proprio, per cui Igino decise di realizzare le sue prime pipe completamente a mano. Il tempo ripagava gli sforzi ed i sacrifici, con un continuo aumento ed apprezzamento della produzione. A dare nuova linfa alla ditta, iniziava nel 1982 la gestione del marito della figlia Emanuela, Marco Biagini. Marco, 35 anni, è una persona cordialissima, con il sorriso sempre sulle labbra; figlio di un artigiano intagliatore del legno (“mano d’oro” dice), ha iniziato a lavorare proprio nel settore del legno e dopo conosciuta Emanuela, ancor prima di sposarsi, ha deciso di dedicarsi alla pipa. Oggi la produzione è svolta completamente da Marco, ma molto spesso si aggirano nel laboratorio, per dargli una mano, anche i suoceri Igino e la gentilissima Cesarina.

La bottega artigiana di Moretti è costituita da due locali: uno è il laboratorio e l’altro il negozio; fatto curioso, vi è un unico accesso e questo è dal laboratorio, per cui chi anche solo desidera acquistare delle pipe non può esimersi dal vedere all’opera gli artigiani e rimanere affascinato dalle fasi di creazione di una pipa. Marco Biagini, dopo avermi accolto nella sua bottega ed avermi parlato della sua seconda grande passione, la pesca surfcasting – che lo vede brillante campione italiano – mi invita dapprima nel negozio. Prima di mostrarmi i pezzi più particolari e più pregiati, mi fa notare che la produzione è di circa mille pipe all’anno, con radica di provenienza calabrese. Nel negozio, una bacheca espone una grande quantità di pipe, mentre i pezzi più pregiati sono conservati negli armadi. Dal 1988, ogni cinque anni, vengono realizzate le “Prova d’autore”: sono tre soli pezzi numerati, ottenuti da radica stagionata fin dalle origini dell’azienda; inoltre, sempre ogni cinque anni vengono prodotti altri cinquanta pezzi, ottenuti dalla migliore radica anch’essi numerati. Nella prima serie sono stati indicati i luoghi di destinazione: Italia, Germania, Svizzera e Lussemburgo. Altre pipe particolari sono quelle realizzate completamente in radica, senza separazione fra cannello e bocchino: sono simili a quelle che venivano fornite in altri tempi ai soldati russi in guerra, perché più pratiche da utilizzare. Pipe a vite (dalla forma della testa), pipe con il bocchino in corno e pipe da lettura (curve, con cannello molto lungo) sono altri pezzi esposti nella bacheca all’interno ed in vetrina. Ed infine, il momento più importante: quello della creazione della pipa. Dopo la scelta della placca e l’osservazione della venatura, Marco disegna con una matita la forma del fornello sulla placca stessa. La radica viene quindi sagomata mediante una sega a nastro e quindi levigata con carta abrasiva n. 60. Normalmente le impurità della radica si manifestano in questa fase, cosicché, per eliminarle, può accadere che non venga più rispettato il disegno originario; l’importante è che sia sempre rispettato il verso della fiamma.

Solo a questo punto viene effettuato il foro nella testa e questo è, secondo Marco, il motivo dell’elevata resa dalle sue placche (in soli 5 casi su 100 non riesce ad eliminare il difetto). Viene poi inserito il bocchino in metacrilato e quindi si passa alla carteggiatura. Le levigazioni sono tre o quattro, a seconda della durezza della radica; l’ultima viene effettuata con la carta abrasiva n. 600. Segue la lucidatura con pasta abrasiva, la curvatura a fuoco del bocchino (che può essere personalizzata) ed infine l’ultimo passaggio con cera carnauba. La dicitura “Moretti Recanati” sul cannello ed il bollino di radica sul lato sinistro del bocchino costituiscono l’emblema della ditta. Qui termina la mia visita alla manifattura di pipe Moretti, ma non terminano i momenti piacevoli della giornata. Infatti, durante il viaggio di ritorno, in treno, scompartimento fumatori, come di consueto, riordino gli appunti presi nel corso della giornata; ad un certo punto, alzo gli occhi e vedo seduta poco più in la una coppia, anche loro, come me, con la pipa in bocca. Lei fuma la pipa da dieci anni, da quando, spinta dal marito, ha abbandonato il vizio del fumo per passare al nuovo piacere che non intende più abbandonare. Possiede una dozzina di pipe e fuma le miscele che prepara il marito o, in mancanza di queste, l’Amphora Regular. Io ribatto che preferisco lo stesso tabacco con l’aggiunta però di cimette di toscano (7-9 grammi), secondo una ricetta del compianto Ramazzotti. Ai miei complimenti, la giovane e simpatica signora replica che ha sempre la pipa con sé, anche quando va in bicicletta. Mi pare di notare un certo orgoglio nelle sue parole. Un esempio ed un incoraggiamento per il gentil sesso.

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