Pipe di argilla, ci sono anche le Abruzzesi

Argilla, ci sono anche le pipe abruzzesi

Maurizio Achille de Julio, integrando un precedente articolo (vedi sul blog: “Ha mai provato con le Chioggiotte?”), introduce e racconta la storia delle pipe d’argilla Abruzzesi. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°4, dicembre 1981).

Pipe di argilla, ci sono anche le Abruzzesi

È apparso nel numero di giugno di Smoking, un articolo a firma dell’amico Emidio Pietraforte, trattante le pipe di argilla. Articolo interessante e scorrevole, ma che riporta alcune inesattezze alle quali vorrei dare benevola precisazione, chiedendo ospitalità sulle colonne della «nostra» rivista. Non risponde a verità che le Chioggiotte unitamente alle Siciliane, siano le uniche pipe di terra sopravvissute, ovverossia tuttora in fabbricazione. Vi è un’altra famiglia o forse ramo cadetto, come vedremo in seguito, non meno importante sia dal punto di vista commerciale che da quello storico-artigianale: le Abruzzesi. La fabbricazione di queste ultime era ed è accentrata in Lanciano, città situata nella provincia di Chieti. Da queste parti, come mi assicura Luigi Feliciani che ne è un fabbricante, le pipe di argilla si fanno da circa due secoli, ed i segreti per la manipolazione della materia prima, proveniente dal bacino di confluenza tra i fiumi Sangro ed Aventino, per la sua decantazione, purificazione, filtraggio e stagionatura, erano a tal punto custoditi, che sino a qualche decennio fa venivano eseguiti soltanto di notte, per evitare sguardi indiscreti e «spionaggio industriale».

Inoltre si riteneva che il buio giovasse non poco alla buona riuscita finale del prodotto. Gelosissimi custodi di questi segreti erano i Mastri Pignatari, ovvero i maestri artigiani della lavorazione e cottura delle argille. Mi racconta ancora l’ormai novantenne Ettore Petrosemolo di Lanciano, forse uno degli ultimi mastri, che quando giovincello era «sotto padrone a imparare l’arte» ben difficilmente gli era consentito assistere alle fasi cruciali del ciclo, e che il suo mastro-padrone, solo in punto di morte si decise a rivelare tutti i segreti regalandogli inoltre gli stampi per le pipe consentendo così il prosieguo della produzione. Le pipe di Lanciano ebbero larga e vasta fortuna, specie dal 1850 fino agli anni precedenti l’ultima guerra, tanto da coprire commercialmente le Marche, gli Abruzzi, il Molise e parte della Puglia, con esclusione però della Campania, ove esisteva l’agguerrita concorrenza delle «Napoletane».

Non è da escludere ma anzi da valutare attentamente, che l’origine delle pipe Abruzzesi provenga direttamente da Chioggia, in quanto frequenti e massicci erano gli scambi commerciali nei secoli passati, tra i mercanti veneti ed i porti abruzzesi, ed in modo particolare col porto di Lanciano. Di questi scambi si hanno notevoli documentazioni sin dal 1400, quando Lanciano incominciò ad essere una delle più importanti piazze d’Italia per fiere e mercati, che vi si tenevano con incessante frequenza, tanto che un proverbio registrato dall’Accademia della Crusca dice: «Tu non arriveresti in tempo neppure alle fiere di Lanciano, che durano un anno e tre dì». I mercanti provenivano da tutte le parti: Dalmazia, Grecia, Lombardia, Liguria, Toscana, ma dai documenti conservati all’archivio notarile e statale risulta che la maggioranza erano mercanti veneti. Vi si trattavano lane, zafferano, olio, grano, vetro, vino, cordami, manufatti di terracotta e tanti altri beni. Le compravendite venivano effettuate sia per contanti, sia per baratto, sia a mezzo di vere e proprie banche di cambio e financo lettere di credito, con inevitabili protesti, cause e relativi tribunali. I traffici raggiunsero nel 1600-1700 tale consistenza da obbligare la Serenissima a stabilire in quelle terre prima dei vice-consolati e poi dei consolati.

Esempi di teste di pipe abruzzesi

La probabile discendenza delle «Abruzzesi» dalle «Chioggiotte», potrebbe essere avvalorata oltre che da una certa somiglianza nei modelli, da una particolare finezza di lavorazione che le distingue nettamente dalle «Napoletane» e dal fatto che fino a pochi anni fa venivano costruite, come le sorelle dello stesso mare, con tre forellini di aspirazione sul fondo. Il colore può variare dal nocciola al rossiccio. Al tatto non si presentano ruvide ma nemmeno vetrose come alcune «Chioggiotte». Per quanto riguarda il bocchino, le pipe Abruzzesi sono fornite unicamente di cannuccia, che viene piegata a mano sulla fiamma, dopo opportuna stagionatura. L’area di vendita di queste pipe, oggi, si limita alle provincie di Chieti, Pescara e Foggia, con una punta in alta Italia. Difatti a Milano, presso il negozio Savinelli, è possibile osservarne un bel campionario. Le vendite? Buone; rivolte sia agli amatori ed ai collezionisti di pipe, sia come oggetto da mettere in mostra o come regalo inusitato ma simpatico. Un’ultima nota, visto e considerato che Smoking da qualche tempo in qua ha ampliato gli argomenti anche all’enologia. Tenuto presente che il fumo di una pipa di terra nuova, si presenta asciutto e leggermente «scottante», perché non accompagnare il rodaggio di una «Abruzzese» sorseggiando un fresco Cerasuolo dai mille riflessi e profumi o un sapido e colorato Montepulciano, vini che traggono origine da un’identica terra?

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