Pipe cattive o pipe sbagliate?

Becker & MusicòPaolo Becker & Giorgio Musicò – in questo articolo – presentano ai lettori di Smoking (n°4, dicembre 1991) il loro condiviso concetto di “pipa perfetta” (e perfettibile). Interessante anche il fatto, come si leggerà, che nei primi anni novanta la Brebbia avviò con loro una collaborazione commerciale per la realizzazione di una serie di pipe massimamente aderenti a questa sorta di manifesto programmatico.

Pipe cattive o pipe sbagliate?

Di tutte le pipe che un fumatore possiede – e spesso sono un congruo numero – solo il 20% o raramente il 30% riescono a soddisfarlo in pieno.
Al momento di scegliere la pipa nella rastrelliera si è portati a prendere sempre le stesse, le altre si guardano languidamente: fra di loro ce ne sono di altamente blasonate ma… con rammarico (e per alcune – ricordando il prezzo pagato – con rabbia) si decide puntualmente di lasciarle stagionare ancora un po’ con la speranza (ahimè illusoria) che un giorno o l’altro cambieranno il loro carattere.
Ma quali sono i motivi per i quali queste pipe non soddisfano ovvero “non sono buone”? La domanda che Becker ed io facciamo ai fumatori che frequentano il nostro negozio, ha una prima impulsiva risposta molto generica e comunque non esauriente: “E’ cattiva! Non mi piace!”. Paolo ed io insistiamo e con calma, come dei medici che cercano di tirar fuori dal paziente i disagi che lo turbano, passiamo in rassegna i lati tecnici della pipa, nel tentativo di scoprire quale di questi incide o determina il rifiuto o l’abbandono, riuscendo nella quasi totalità dei casi ad individuare il difetto specificatamente responsabile della non funzionalità dell’oggetto. (Per chi non ci conosce, faccio notare che Becker è un artigiano pipaiolo ed io ho 35 anni di esperienza nel settore). Gli interventi del nostro laboratorio consistono in parziali modifiche della pipa finalizzate anche esteticamente oppure, nei casi veramente disperati, in cambiamenti addirittura strutturali. I risultati? Senza falsa modestia, sono soddisfacenti a giudizio dei nostri clienti che, senza aver dovuto sostenere spese eccessive o addirittura, nei casi più semplici, senza alcun aggravio economico tornano per testimoniarci che finalmente la pipa incriminata è tornata a svolgere ottimamente la sua funzione primaria.
Prima di passare in rassegna gli aspetti tecnici del problema, vorrei soffermarmi su di un elemento soggettivo che il fumatore è portato a giudicare immediatamente, fin dalla prima pipata: il sapore. Alcuni fumatori usano condannare o esaltare una pipa (talvolta l’intera marca) dopo soltanto due o tre fumate. Invece personalmente sostengo che il gusto sia qualcosa di non precisamente definibile e comunque modificabile, in questo caso senza alcun intervento di laboratorio. Conosco fumatori che non amano le pipe dolci, altri invece che rifiutano quelle aspre. Ma come dare un giudizio oggettivo a queste due interpretazioni? Quanti di noi usano bere il caffè amaro considerandone il gusto perfetto e quanti altri invece aggiungono due, tre e qualche volta anche più cucchiaini di zucchero? E, in tutta onestà, chi di noi ha un risultato sempre costante di sapore? Perché se così fosse ci dovrebbero essere sempre le stesse condizioni: umidità e composizione dell’aria, condizioni fisiologiche del pipatore, conservazione del tabacco e, non ultimo, lo stato di pulizia della pipa.
Veniamo ora ad analizzare gli aspetti propriamente tecnici del problema: peso, tiraggio, bilanciamento, combustione, umidità, imboccatura. Sono questi gli elementi essenziali che, una volta ben armonizzati tra loro, consentono alla pipa di rispondere al 100% alle aspettative. Dividiamoli in due gruppi:

A – Peso, Bilanciamento, Imboccatura
B – Tiraggio, Umidità, Combustione

Gli elementi del gruppo A, qualora non siano corretti, creano un forte disagio al fumatore. Il rapporto volume/peso viene generalmente trascurato. Nelle prime esperienze di un fumatore c’è la tendenza alle pipe grosse, quelle destinate alle fumate lunghe, rassicuranti, pantofolaie. Il fumatore che sceglie una pipa impegnativa (cioè costosa) è quasi sempre portato a prenderla grande perché un pezzo di radica così ben lavorato con pareti spesse e fornello generoso giustifica meglio la spesa sostenuta. Salvo poi pentirsene quando scopre che l’uso viene ad essere limitato perché l’ingombro, l’impossibilità a tenerla tra i denti a lungo, la scoperta che le dimensioni del fornello non sono proporzionali alla durata, lo disinnamorano.
Ci sono tuttavia pipe che, pur pesando oltre i 50 grammi, hanno una conformazione tale che riescono ad essere bilanciate e per di più il bocchino (elemento determinante e fondamentale agli effetti della fumata) è stato modellato in modo tale da essere perfettamente congeniale tra i denti anche per coloro che portano protesi o hanno difetti più seri. Non è questa la sede per illustrare come deve avvenire la scelta, ci penserà l’esperto venditore ad avvertirvi dei pro e dei contro. Scopo dell’articolo è illustrare con quali interventi si possa riportare una pipa abbandonata, considerata soltanto più un oggetto da collezione, alla sua funzione principale.
In sintesi una pipa che presenta questi inconvenienti può cambiare snaturando, è vero, la sua forma originale, ma non certo divenendo più brutta. Per portare una pipa originale dai 50/60 grammi originali ad un peso tollerabile in bocca, bisogna ridurla: abbassare la testa di 7/8 mm, alesare il fornello di 2 mm., ridurre la conicità spesso troppo accentuata sul fondo, accorciare il bocchino di 15/20 mm., portare l’imboccatura a 4 mm. e l’apertura a 16,16 1/2. Sono tutti interventi che migliorano il prodotto determinando una resa quasi perfetta. Naturalmente non a tutte le pipe insoddisfacenti necessita questo servizio completo: spesso il solo cambio con un bocchino più corto e più comodo risolve il problema, oppure l’aggiustamento dell’imboccatura troppo larga o spessa vi riconcilieranno con la vostra pipa, aumentandone la percentuale d’uso.
Esaminiamo ora i fattori del gruppo B: tiraggio, umidità, combustione. Anche se non sono meno importanti di quelli del gruppo A, gli interventi per correggerli sono relativamente più semplici.
La connessione tra questi elementi che risultano difettosi è data dalla foratura interna, non solo quella del fornello-canna ma anche da quella del bocchino. Sono molte le pipe in commercio difettose per foratura. Nel 90% dei casi i fori sono stretti, specialmente all’uscita dal fornello. Secondo noi la foratura dovrebbe attenersi a questi parametri: fornello e canna: 4 mm. bocchino: ingresso a 3 mm. ed uscita a non meno di 21/2.
Quando ci sono queste misure vi accorgete che il tiraggio è fluido, l’umidità quasi sempre inesistente, la combustione lenta e ben controllata dalle vostre tirate. Tutto questo senza aumentare molto il calore all’esterno del fornello. Che c’è di meglio di una pipa che tiri bene, che bruci fino in fondo, che non crei acquerugiola e che sia ben bilanciata tra i denti? Come dicevo gli inconvenienti di questo gruppo sono quasi sempre semplici da risolvere. Si tratta con le punte appropriate guidate da una sicura esperienza di dare alla pipa forature secondo gli standards summenzionati.
A questo punto immagino che molti di voi avranno giustamente formulato una domanda: perché fabbricanti, artigiani, operatori mettono sul mercato prodotti “sbagliati”? Ebbene è triste dirlo ma nella mia lunga carriera ne ho conosciuti ben pochi che siano veri fumatori di pipa, inoltre pochissimi tra loro hanno un vero e proprio contatto con l’utente.
Alcuni sensibili a questi problemi, pur volendo impostare i sistemi di produzione sulla base di precisi accorgimenti tecnici, falliscono perché la lavorazione in serie dei ciocchi di radica poco s’accorda con un prodotto che comunque richiede la pazienza e l’attenzione dell’artigiano.
Proprio per questo Becker, con la sua radica selezionata ed il sottoscritto Musicò, con la sua esperienza, hanno proposto alla sensibilità di Buzzi – proprietario della Brebbia – il disegno di un limitato numero di modelli con le caratteristiche giuste di linea, peso, efficienza che sono state costruite con la garanzia del nostro nome ad un prezzo accessibile.
Lo stesso Buzzi ha accettato la nostra collaborazione con entusiasmo e con la sua radica ha riproposto una sua serie in vendita in tutta Italia della quale spero che i fumatori sappiano approfittare considerato anche il valido prezzo di acquisto.

Condividi:

Aggiungi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *