Pipate autunnali

Pipate autunnaliPer le nostre pipate autunnali Giuseppe Ramazzotti ci invita a provare il toscano nella pipa, nelle sue varie declinazioni. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°4, dicembre 1975).

Pipate d’autunno

Per strano caso sono ancora qui, nella Val Belluna, in questo mese di Ottobre, oggi radioso di sole, dopo una settimana di pioggia e di freddo. Stagione adatta alle lunghe fumate, in pipe di radica, curve o diritte, a seconda dell’ora e del tempo. Quando splende il sole ed io vago per la campagna, in cerca di funghi, mi piace avere fra i denti una pipa di radica rugosa, diritta e dal fornello capace, entro il quale arda lentamente un tabacco scuro, forte e dal gusto naturale. Non mi sembra che trinciati troppo aromatici, di tipo olandese od inglese, si adattino all’aria tesa del mattino, al colore delle foglie sugli alberi, in una gamma di tinte, che dal giallo passano al rosso: al solito, quindi, mi attengo alle mie amate cimette della manifattura di Brissago, oppure — se non ne ho – ai toscani o ai toscanelli ben secchi (d’estate esporli al sole; d’inverno metterli sul termosifone od in forno) e sbriciolati. Riconosco che questo tabacco è probabilmente forte in modo eccessivo per la maggioranza dei fumatori (in particolare i toscani), però vorrei consigliare a chi mi legge di fare una prova: potrebbe darsi che qualcuno — fra i tanti — si accorgesse dei grandissimi pregi di un tal tipo di fumo, caro ai nostri vecchi montanari, e scoprisse di aver finalmente trovato nuove e impreviste delizie nelle sue pipate autunnali.

Ma, nella scorsa settimana, quando il clima qui era rigido, quando una gelida pioggia batteva sui tetti ed il buio arrivava presto (si era passati dall’ora legale a quella solare), si accendeva il caminetto ed era molto piacevole starsene in poltrona, davanti al fuoco crepitante: allora, dopo cena, una pipa assai ricurva — per l’esattezza una grossa Butz-Choquin — mi prodigava l’aroma delle sue leggere volute di fumo ed il lieve calore del suo capace fornello. Un bicchierino di una vecchia grappa locale, in piccoli sorsi alternati alle boccate di fumo, aumentava ancora la sensazione di pigro, ma perfetto benessere, nella stanza semibuia, illuminata soltanto dagli intermittenti bagliori del fuoco, nel dolce tepore del caminetto acceso. Certamente, di sera e in quelle condizioni d’ambiente, una pipa molto ricurva, colma dei soliti robusti trinciati, è cosa assai vicina alla perfezione: ma quando, invece, nelle serate autunnali leggo un libro in un altro salotto, in un’altra poltrona, alla luce di una lampada elettrica e senza caminetto, allora può essere ancor più apprezzabile una pipa diversa e una differente qualità di tabacco. Scelgo dunque una pipa, cosi lievemente ricurva da essere quasi diritta (una Caminetto) e ne riempio il fornello con del Capstan Navy Cut Medium, che mi consente lunghe e tranquille fumate, con aroma gradevole e non eccessivamente profumato.

Tuttavia ritorno poi sempre ai soliti toscani, nelle loro diverse qualità (cimette, toscanelli, toscani) ed anche alle oramai scomparse ed ottime spuntature, di cui fortunatamente posseggo ancora pochi superstiti, preziosissimi pacchetti. E a questo proposito desidero far conoscere al lettore un curioso aneddoto, relativo a un nostro grande scrittore scomparso: che cioè Dino Buzzati, mio amico fraterno ancor più che cognato, in questa vecchia casa a San Pellegrino di Belluno, a lui tanto cara, oppure nel mio appartamento di Milano, quando entrava nella camera, mentre io stavo pipando toscani fiutava l’aria con volto deliziato, poi mi toglieva delicatamente la pipa di bocca e finiva lui stesso la fumata, dicendomi che il profumo era per certo il migliore fra tutti quelli dei tabacchi da pipa. Ed è da notarsi che — in particolare negli ultimi anni — lui fumava raramente la pipa, ma soltanto pochissime sigarette. Il che sta a dimostrare che non sono io il solo ad amare una tal sorta di fumo e che val proprio la pena di farne — se non altro — una prova: a seconda dei gusti, ciascuno potrà poi smettere o continuare. Ma non ci si scoraggi alla prima esperienza; se anche la porta di un sereno piacere non si spalancherà immediatamente, si riprovi e si abbia fiducia nella saggezza del vecchio detto: battete e vi sarà aperto.

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