Pipa costosa fuma meglio. O no?

Pipa costosa fuma meglio, o no?Inizio da questo post ad editare sul blog alcuni articoli tratti dalla rivista bimestrale Extra Extra. Il testo che propongo oggi è tratto dalla rubrica FAVOREVOLE O CONTRARIO nella quale vengono messe a confronto le opinioni di fumatori “esperti” su tematiche di volta in volta diverse e… sempreverdi. L’articolo originale è pubblicato sul n°1 della rivista (Gennaio-Febbraio, 1983). Nota di servizio: nel blog ho predisposto due tags per agevolare future ricerche, Articoli Extra Extra (vi saranno raggruppati indistintamente tutti i testi tratti da questa rivista) e Opinioni A Confronto (che raggrupperà unicamente gli articoli della rubrica FAVOREVOLE O CONTRARIO). Nella pagina del database potrete trovare inoltre una specifica tabella di indicizzazione.

Pipa costosa fuma meglio. O no?
«Le mie preferite costano al massimo 100 mila lire»
(di ENRICO MONESTIROLI)

Un appassionato, vecchio fu­matore di pipa vi confida il suo pensiero circa il significato e l’importanza che egli dà a questo magnifico strumento di vizio, di piacevole, sereno, rilassante vi­zio. Fumo la pipa (e non colleziono pipe) da oltre trentanni e in questo lungo periodo di tempo ho spesso riflettuto su questo magico oggetto e su ciò che esso significa per chi lo possiede e lo usa. Le mie conclusioni condan­nano le pipe considerate pre­giate, con i loro prezzi proibitivi per la più parte dei semplici fu­matori di pipa, con le loro radi­che perfette per venatura e co­lore, con i loro lussuosi conteni­tori e, molto spesso, all’impiego, con il loro deludente risultato. Ritengo che la pipa debba assi­curare poche ma importanti ca­ratteristiche: avere una forma semplice e piacevole (non mi al­lontano mai dalle forme classi­che), essere sufficientemente leggera e, soprattutto, essere «buona» quando si fuma. Quest’ultima caratteristica, tuttavia, è spesso legata al caso e non sempre alla qualità o alla serie o alla categoria. Possiedo molte pipe: alcune sono di grande marca e qualità, ma non per questo risultano migliori all’uso di altre più modeste. Le mie preferite (prescindo dalle marche, anche se ho un debole per Peterson’s, che rarissima­mente mi ha deluso) si possono acquistare a prezzi oscillanti fra le 50 e le 100 mila lire. Fra queste possiedo alcuni esemplari vera­mente eccellenti. E ora una parola a chi decide di regalare una pipa: penso che, in linea di massima, il vero fuma­tore di pipa preferisca ricevere una bella coppia di pipe di medio prezzo anziché una pipa di grande nome e di prezzo elevato. Ciò, naturalmente, quando il destinatario del vostro dono non fosse un collezionista, notoria­mente portato a raccogliere pezzi unici, di grande marca, di qualità e forma particolari e, quindi, di prezzo elevato. Il collezionista, tuttavia, spesso non ha molto in comune con il fumatore. Quindi, donatori, sappiate sce­gliere il vostro dono individuando prima il tipo di pipatore a cui è destinato secondo quanto vi ho detto, e se — malaugurata­mente — questi fosse un colle­zionista, fatti i vostri conti, rega­lategli un bel libro.

«Quanta acqua si forma se il prezzo non è alto»
(di MARCO E SANDRO CHIUMENTI)

Siamo abbastanza giovani (abbiamo, rispettivamente, 26 e 24 anni) e amiamo molto la pipa, che fumiamo da 5 anni. Al­l’inizio, un po’ come tutti, siamo partiti con pipe di poco prezzo. all’incirca sulle 30 mila lire: il sa­pore non era eccezionale, e poi la produzione di acquerugiola era davvero notevole. Allora, dopo alcuni esperimenti, abbiamo tentato di assaggiare pipe di prezzo mag­giore: scegliemmo delle Peter­son’s sulle 120 mila lire; il sapore era molto migliorato, di acquerugiola invece ce n’era ancora. Poi, pro­vammo le Dunhill: finalmente eravamo arrivati in porto. Sono pipe che non pesano, la radica non ha puntini, sono perfetta­mente asciutte, il bocchino è va­lidissimo (un paio di Dunhill, comunque, ci hanno deluso). Da allora la nostra raccolta di pipe si compone in prevalenza di Dunhill; tuttavia, abbiamo con­tinuato a cercare anche tra le al­tre marche gli esemplari degni di essere amati, e oggi possediamo alcune Savinelli e alcune Cerrato che, quanto a sapore, sono in tutto all’altezza delle Dunhill. Abbiamo anche qualche Castello, un’altra delle tappe attra­verso cui passano un po’ tutti i fumatori. Per poter verificare le differenze tra pipa e pipa, fumiamo sempre in tutte le stessa miscela (Balkan bianco, Balkan giallo n. 10 e un sigaro Habana sbriciolato) e la conclusione a cui possiamo dire di essere giunti, in fatto di prezzi, è che se si vuol vedere la bellezza della fiammatura si deve pagare: ma non è detto che poi il sapore sia all’altezza della perfezione delle venature. Comunque, le pipe più costose ci sono sempre risultate più godibili di quelle a poco prezzo: forse perché sono lavorate con maggiore accura­tezza, forse perché la radica è più selezionata o meglio stagionata. Insomma, spendendo di più si fuma meglio.

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