Pannocchia, polenta e pipe

Pannocchia, polenta e pipeSegue un breve testo dedicato alle pipe di pannocchia, a firma de “Il Pipologo”. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°4, dicembre 1975).

Pannocchia, polenta e pipe

Il granoturco produce semi che grazie al contenuto di amido, zucchero e grassi, sono largamente utilizzati nell’industria alimentare, in quella del sapone, come mangime per il bestiame e come becchime per polli privilegiati. Questo fa parte delle nozioni dell’uomo comune; ma se interrogate il signor Karl Otto apprenderete che egli è disposto a pagare 100 dollari per ettaro agli agricoltori, perché gli forniscano dalle loro farms pannocchie opportunamente liberate dai semi e per questo fornisce loro persino le sgranatrici meccaniche adatte. Lui dei semi non sa che farsene e i produttori possono venderseli per proprio conto ai messicani perché ne facciano tortillas o alle bancarelle che arrostiscono pop-corn. Il fatto è che per il signor Otto l’interesse per il granoturco non è legato, come per noi, alla prospettiva di confezionare “polenta con gli osei” o di ricavare olio, magari “d’oliva” fasullo: a lui interessa solo la pannocchia, purché sia grande e compatta, per ricavarne fornelli da pipa.

Negli Stati Uniti vi sono due capitali che portano lo stesso nome: una è Washington sul Potomac ed è capitale dell’Unione; l’altra Washington è sul Missouri, ed è capitale delle pipe di pannocchia. Washington. Mo., 100 km circa a ovest di Saint Louis, è quasi al centro del “corn belt”, la grande fascia del granoturco, da cui proviene il 50% della produzione mondiale. Là regna sovrano il signor Karl Otto, proprietario e presidente della Missouri Meerschaum Company. Da questa e solo, da altre due fabbriche con sede nella stessa città, la Hirschl & Bendheim e la Buescher’s, provengono tutte le pipe di pannocchia vendute nel mondo. La materia prima è fornita da una trentina di farms, che riservano poco meno dì 2.000 ettari di terreno alla coltivazione di una razza selezionata di granoturco, che produce pannocchie di grandi dimensioni e di struttura particolarmente compatta.

Pare sia stato un pioniere olandese che intorno alla metà del secolo scorso si rivolse a un falegname di Washington per farsi fare al tornio fornelli da pipa con alcuni nuclei stagionati di pannocchia. Ottenuto lo scopo il geniale olandese si allontanò tra olezzanti nuvolette di fumo. La storia ci ha serbato il nome di questo inventore, ma non ci fornisce ulteriori notizie sulla sua vita. Forse John Schranke, tale era il suo nome, si spense dimenticato, in miseria … Ma l’accorto falegname intravide gli sviluppi commerciali che poteva avere l’invenzione del fiammingo e nel 1872 fondò una fabbrica di pipe a carattere industriale, battezzandola Missouri Meerschaum Company, anche se non produce pipe di schiuma ma di pannocchia. La fabbrica fu rilevata nel 1912 da E.H. Otto, padre del proprietario attuale.

Al presente la fabbrica occupa un centinaio di persone e produce 10 milioni di pipe all’anno con un fatturato di circa 2 milioni di dollari. Anche se l’edificio è rimasto praticamente lo stesso, notevoli perfezionamenti sono stati introdotti nella lavorazione, essenzialmente con l’uso di macchine elettriche. Dopo due anni di stagionatura le pannocchie sono tagliate con la sega elettrica, generalmente in tre segmenti cilindrici, destinati a diventare tre fornelli, due di dimensioni medie ed uno piccolo. Successivamente questi abbozzi sono scavati, torniti e sabbiati a macchina. Tuttavia il lavoro manuale ha ancora grande importanza, sia nella rifinitura, che nella preparazione di modelli di lusso, scolpiti o rivestiti di cuoio. Perciò molti operai sono in realtà dei veri artigiani, che hanno acquistato esperienze in molti anni di lavoro presso la fabbrica.

Le pipe di pannocchia sono più leggere e più porose rispetto a quelle di radica, poiché il tessuto di cui sono formate non è compatto come il legno: non essendo verniciate, il fornello assorbe facilmente i liquidi derivanti dalla combustione del tabacco; perciò niente acquerugiola. In compenso bisogna far riposare bene la pipa dopo ogni fumata e non ci si può aspettare da esse la durata di una pipa di radica o di schiuma. Del resto il prezzo è assai modesto: da noi si aggira tra le mille lire per le forme correnti e 7.000 lire per le più raffinate.

La leggerezza del fornello, e un fumo dolce e asciutto rendono particolarmente gradevole l’uso di queste pipe. Queste doti funzionali ed il loro aspetto semplice, naturale, villereccio, hanno conquistato ad esse uno stuolo di aficionados: il signor Otto cita con fierezza il generale Douglas MacArthur e Herbert Hoover. In Europa i maggiori consumatori sono gli svedesi; ma io ritengo che nessun fumatore di pipa, neanche il più sofisticato, possa esimersi da provare almeno una volta. Ai “polentoni”, poi, un consiglio da amico: provate a riavvicinare ciò che è stato forzatamente disgiunto! Polenta e pipa, prodotti dalla stessa pianta, possono tornare a felice unione, quando pronuba sia una buona grappa.

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