Mille anni di Dublino, evviva la Dublino

mille anni di dublino, evviva la dublinoGiorgio Musicò ed Elisabetta Gherardini dedicano l’articolo che segue alla pipa modello Dublino ed, in seconda battuta, alla Dublino commemorativa di Peterson commercializzata nel 1988 in occasione del millenario della capitale d’Irlanda. L’articolo originale è stato pubblicato sulla rivista Smoking (n°2, giugno 1988).

Mille anni di Dublino, evviva la Dublino

Confesso che il mio primo approccio con una pipa di forma dublino, fatta tantissimi anni fa, non fu delle più felici. Tanto che pur amandola molto come forma per lungo tempo non sono riuscito più a fumarla. Certamente il fatto era la conseguenza della mia inesperienza. Debbo alla Dott.ssa Gherardini, grande esperta ed appassionata di questo modello, il mio ritorno alla dublino con risultati ben diversi da quel tempo. Quindi è una pipa da esperti, direte voi, certo non è da principianti e ciò lo confermano tutti i sacri testi che liquidano con poche annotazioni più di natura estetica che tecnica l’argomento, sottolineandone forse più i difetti che i pregi. Prima di farne l’elogio (è questo il mio scopo) passo in rassegna i difetti o meglio i limiti che presenta il modello.
Il più importante è la mancanza di presa del fornello da parte della mano. Molti fumatori esaltano il piacere tattile che procura la rotondità del fornello, il maneggiare con sensualità, oserei dire, la testa della pipa, che determina in alcuni addirittura un senso di calma e di sicurezza altrimenti assenti. Con la dublino, data la sua conformazione sfuggente, ciò non è possibile. L’altro è il surriscaldamento esterno. Dal centro al fondo del fornello le pareti si assottigliano e, per il fumatore inesperto…, c’è il rischio di bruciarla … E ciò che accadde a me 30 anni fa.
Ma veniamo ai vantaggi. Per chi ama tenere tra i denti la pipa fino alla consumazione totale del tabacco (dalla mezz’ora all’ora di fumata) ed il numero di fumatori di questo tipo va sempre più aumentando, la dublino, unica fra tutte le forme, offre il massimo risultato di leggerezza e di capienza. Il fornello notevolmente più alto rispetto ad una billiard obbliga il costruttore, per esigenze di linea, a montare un bocchino lungo e slanciato che in altre forme se pur piccole ne altererebbe il bilanciamento. Una pipa lunga, tutti lo sanno, porta fumo fresco e non irrita la lingua, dirò di più: provate come faccio io a tenerla con gli incisivi senza doverla stringere come invece bisogna fare con i canini e vi accorgerete che sono poche le pipe adatte a ciò. La dublino ve lo permette in pieno. In conclusione la si potrebbe definire la pipa da bocca per eccellenza. Ho chiesto alla Dott.ssa Gherardini che di dublino ne possiede circa 30 (delle quali 25 sono inglesi) il perché della sua passione per questa forma. E’ indiscutibile l’eleganza della linea, mi ha risposto, ma c’è un altro elemento fondamentale: il tiraggio.
Su questo argomento mi ha fatto una vera lezione tecnica: «Non tutte le dublino sono uguali — dice la Gherardini —. Ci sono due tipi di dublino, la prima con testa e fornello perfettamente conici, con l’apertura molto larga; una seconda invece meno geometrica, dove la bocca ovviamente è più larga della base ma il rapporto tra i due anziché essere come nel primo caso da uno a cinque, è di due a quattro. «L’interno della pipa può essere corrispondente alla linea esterna della pipa oppure può essere quasi cilindrico. A mio parere — prosegue la Gherardini — l’ideale è una pipa con fornello che sia una via di mezzo tra il conico ed il cilindrico» e mi mostra tre pipe della sua collezione: una Dunhill root, una BBB liscia Best ed una Ashton sabbiata.
Onore alla Peterson dunque che lancerà sul mercato per l’occasione del Millennio di Dublino, una nuova pipa dublino. Auguriamoci che questa novità si presenti con i requisiti necessari a convincere quei numerosi fumatori scettici su questo modello.

(di Giorgio Musicò)

Dublino Millenium

Sono stata informata che quest’anno Peterson, in occasione del millennio di Dublino produrrà una pipadublin” per commemorare questo evento. Tale notizia ha suscitato la mia curiosità sulla città e sul nome dato a questa forma di pipa. E’ stato con grande sorpresa che ho scoperto nell’Enciclopedia Britannica che Dublino è menzionata nella guida geografica di Tolomeo (circa 140 dopo Cristo) e che i suoi abitanti erano nordici e non Irlandesi. Nel V secolo fu cristianizzata da S. Patrizio; fu invasa nel IX secolo dai vichinghi e nel VXI sec. dagli anglo-normanni, quindi fu unita al regno d’Inghilterra fino al 1922. La data di fondazione della città di Dublino si colloca fra il 9° e il 10° secolo; è possibile che il 988 sia una data convenzionale stabilita perché bisogna pur circoscrivere un avvenimento nel tempo per poterlo festeggiare.
Mi sono poi chiesta perché la pipa Dublino si chiama Dublino, ho fatto un’indagine fra gli esperti, una consultazione dei testi più autorevoli, ma nessuno mi ha dato una spiegazione neanche approssimativa. Allora ho cercato il significato etimologico del nome Dublin ed ho scoperto (sempre nell’Enciclopedia Britannica) che l’origine di questo nome è irlandese: Dubh Linn significa “nera palude” e questo mi ha fatto pensare alla collocazione geografica della città, che si estende sulle rive del fiume Liffey le cui acque lentamente si riversano in una splendida baia che si affaccia sul mare d’Irlanda. La foce del Liffey all’origine si spandeva e si perdeva nella pianura e formava una palude nera per il colore torboso del terreno. Ora la foce del Liffey è conica come una pipa Dublino e la città che sorge sulle rive è allegra, gentile e cordiale. Quale nome migliore si può dare ad una pipa leggera, spiritosa e quasi impertinente come la Dublino?

(di Elisabetta Gherardini)

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