Metacrilato è bello… ma l’ebanite è un’altra cosa

ebanite metacrilatoEbanite o metacrilato? Giorgio Musicò dedica questo pezzo al sig. Bocchino ed alla sua importante funzione. La disamina tratta, da un punto di vista tecnico, l’incidenza dello stesso sulla perfetta riuscita della fumata. L’articolo originale è stato pubblicato su Smoking (n°1, marzo 1989).

Metacrilato è bello… ma l’ebanite è un’altra cosa

I vecchi fumatori (intendo gli esperti) quando scelgono una nuova pipa concentrano la loro attenzione sulla foggia e la struttura del bocchino considerandolo alla pari degli altri attributi che ha la pipa nell’insieme. In questi ultimi 15 anni è esplosa la moda del metacrilato. Un materiale di sintesi, o plexiglas, che molti artigiani se non tutti usano montare sulle loro pipe fatte a mano. In verità l’uso di tale materiale è quasi esclusivamente italiano, i danesi artigiani da sempre lo ignorano quasi del tutto. Il primo ad usarlo agli inizi degli anni sessanta fu Carlo Scotti sulle sue famosissime Castello, in seguito è diventato una consuetudine da parte di tutti gli artigiani buoni e cattivi…
E’ indubbio che l’estetica di una pipa artigianale è l’elemento primario, per cui il bocchino generalmente ricavato da una barra può essere foggiato a piacere dall’artigiano consentendogli di armonizzarlo con il disegno del fornello ma è anche vero che il metacrilato ha creato seri problemi di funzionalità, attenuati ma non del tutto eliminati in questi ultimi anni dagli artigiani più preparati. Elencherò quali secondo me sono i pregi e i difetti del metacrilato. I pregi sono considerevoli: come ho accennato sopra in una pipa artigianale la linea del bocchino deve armonizzare con il fornello. Nelle forme libere dove emergono l’esaltazione del disegno e la bellezza della radica, solo il metacrilato riesce a completare il pezzo. La sua lucentezza unita alle perfette proporzioni è insostituibile, inoltre l’inalterabilità del materiale consente al collezionista di mantenere la pipa in perfetto stato e Dio solo sa quanto ci tiene. Ma… gli inconvenienti sono altrettanto considerevoli.
La durezza e la rigidità del materiale mal si conciliano con la dentatura creando in un prolungato periodo di tenuta della pipa tra i denti un fastidioso indolenzimento mascellare. Anche lo spessore all’imboccatura è generalmente alto, oltre 4 mm (per la verità, in questi ultimi due o tre anni gli artigiani più preparati sono riusciti ad abbassarlo a livelli accettabili) e ciò provoca a mio giudizio un aumento della secrezione salivare.
La foratura secondo me presenta due caratteristiche da evidenziare: il foro d’uscita è generalmente troppo vicino all’estremità del bocchino e ciò non lascia espandere il fumo, la conseguenza può essere una più facile irritazione sulla lingua a fine fumata. Lo stesso foro è il più delle volte stretto e lo scovolino non scorre facilmente durante la fumata, quando è necessario asciugarla dalla condensa formatasi all’interno. Infine la fragilità del perno che congiunge bocchino e canna, la mancanza di elasticità facilita la rottura. Lo scaricamento del fornello con la battuta sul tacco della scarpa, classica manovra dei fumatori non impegnati… il togliere ed il mettere il bocchino per la pulizia senza le dovute cautele… la caduta della pipa anche a distanza ravvicinata saranno rischi sicuri di rottura del perno. Quest’ultimo inconveniente è certamente il più seccante.
Riparare una pipa è complicato. Nelle grandi città i buoni negozi si sono organizzati autonomamente riuscendo in breve tempo e con spesa contenuta a proporre ai propri clienti una riparazione di buon livello. Per tanti altri invece l’unica soluzione è l’invio della pipa alla fabbrica con quello che ne consegue: tempi lunghissimi ed alti costi. Per l’ebanite, materiale composto da un impasto di gomma e zolfo, gli inconvenienti sopra elencati del metacrilato sono totalmente assenti. Chi ama tenere la pipa tra i denti (e non mi stancherò mai di ripetere e con me tanti altri amici fumatori che è il miglior modo di fumare) gode della perfetta adattabilità della presa sui denti. È più leggero, è generalmente piatto all’imboccatura, può scendere anche a 3,8 mm. L’uscita del fumo si espande prima di arrivare in bocca, essendo il foro di tiraggio preceduto da una fessura profonda.
Il foro stesso è largo quanto basta se non di più, e permette allo scovolino di entrare facilmente, ma anche di controllarne meglio il ritmo della tirata. L’elasticità del materiale assicura un minor rischio di rottura (direi del 30% rispetto al metacrilato) del perno di congiunzione.
E i difetti? Ce ne sono anche nell’ebanite, primo fra tutti il processo di ossidazione del materiale. L’esposizione alla luce del sole (sono numerosi i casi di pipe acquistate presso tabaccai indolenti che le hanno lasciate esposte a lungo in vetrina con la conseguente ossidazione del bocchino che poi messo in bocca causa un sapore acido disgustoso) la reazione con la saliva più o meno corrosiva che genera quella patina grigiastra tanto brutta a vedersi.
In questi casi l’eliminazione del fenomeno è semplice e può essere fatta da chiunque. E’ sufficiente comprare 2 fogli di carta abrasiva, uno da 500 e l’altro da 800 (costano poche centinaia di lire) procuratevi anche della pasta abrasiva (nei negozi specializzati ne potrete trovare di Savinelli, Brebbia, Dunhill). Strofinate con decisione per alcuni minuti la carta 500 sulla superficie da pulire. La carta più grossa asporterà lo strato di sporco specie là dove i denti mordono. Quindi asportate con un panno umido la polvere. Prendere la carta più fina (800) e ripetere l’operazione depositando sul bocchino un leggero strato di pasta abrasiva; a conclusione lucidare con della pelle di daino. Vi assicuro che se farete l’operazione con cura i bocchini torneranno come nuovi e avrete impiegato per farlo non più di 10 minuti. Se poi disponete di un trapano tipo Black & Decker la lucidatura sarà più semplice e meno faticosa. Fissatelo ad un tavolo con un morsetto, applicateci la spazzola di feltro e mentre gira fate depositare la pasta (che in questo caso dovrà essere dura), accostate il bocchino sulla spazzola tenendo ben salda la testa della pipa per evitare che la velocità ve la strappi dalle mani, scaraventandola lontano. Anche per questa operazione vi consiglio l’uso della carta prima della lucidatura.
A differenza del metacrilato dove, come ho accennato, gli artigiani usano armonizzarlo con la testa riuscendo il più delle volte a coglierne il perfetto equilibrio l’ebanite – per la poca sensibilità delle case costruttrici – si presenta con dei difetti tecnici a mio giudizio irritanti… Bocchini troppo lunghi che sbilanciano, troppo schiacciati o rastremati che alterano la linea, troppo bombati all’imboccatura che ne impediscono la presa, troppo taglienti agli estremi che irritano le labbra. Sono pochi i costruttori sensibili. Il migliore fra tutti (escludendo i grandi nomi, anche se alle volte lasciano a desiderare. Ho corretto e modificato tanti bocchini con marchi eccellenti!) è Stanwell e lo menziono non per pubblicità ma perché merita la palma di migliore sia per l’estetica che per la qualità del materiale.
Ma allora qual’è il bocchino ideale? La conclusione, data la validità di ambedue, potrebbe essere questa. Facciamoli sposare e dalla loro unione chissà che non nasca il bocchino perfetto. Alla scienza non s’impongono limiti e non è escluso che in futuro si potrà arrivare a questo, per il momento vorrei suggerirvi alcuni consigli che sono il frutto della esperienza di venditore.
Chi ama la pipa grande e fuma in atteggiamento statico (poltrona, lettura, ecc.) acquisti pure pipe con bocchini metacrilici. Avrà così più vantaggi che fastidi. In una pipa così detta da riposo, il gusto di tenerla in mano e di portarla alla bocca ad intervalli non comporta nessun impegno di presa o contatto con i denti e spostando il punto di aspirazione ogni volta anche la lingua resterà immune da irritazione.
Chi invece ama la pipa piccola o media (i modelli cioè che possono permetterci di fumarla in ogni dove) scelga la pipa con il bocchino d’ebanite. Se la vostra scelta cade su questa seconda ipotesi, essendo io un fumatore di questo genere, suggerisco alcuni accorgimenti: l’imboccatura dovrebbe essere leggermente a coda di rondine se non proprio in sezione con il cannello (si veda lo straordinario bocchino Charatan DC, geniale invenzione di questa prestigiosa casa inglese che in questo modo ha reso il tiraggio al più alto livello).
La lunghezza del bocchino (se si tratta di una Billiard, Pot, Dublin o di qualsiasi forma in cui canna e bocchino si congiungono al centro) dovrebbe essere non più dei due terzi della lunghezza totale della testa. L’altezza o lo spessore dell’imboccatura lo potrete determinare chiedendo al vostro fornitore di poterla mettere in bocca con l’apposito prova-bocchino che ogni negozio di qualità dovrebbe mettervi a disposizione. Ancora un consiglio… prendete uno scovolino a sezione media e assicuratevi che scorra comodamente fino ad arrivare sul fondo della pipa. Buone fumate!

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