Luciano Lama

Luciano LamaNell’articolo che segue Riccardo Bormioli omaggia il noto “petersoniano” Luciano Lama nell’anno in cui si ritirò dal sindacato. L’originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°1, marzo 1986).

Luciano Lama

Dopo 40 anni di servizio Luciano Lama ha lasciato il sindacato. Per noi di Smoking è l’occasione per salutare un grande «sponsor» della pipa. Un arrivederci ma non un addio visto che Lama dedicherà ora la sua attività, le sue energie e le sue «fumate» alle riunioni di partito. Nel congresso che ha segnato il suo addio al sindacato lo abbiamo visto teso, emozionato, commosso, spesso ad asciugarsi le lacrime, ma sempre con la pipa serrata fra i denti. Dopo il saluto di Ottaviano Del Turco e il simbolico passaggio delle consegne al suo successore Antonio Pizzinato, quella Peterson curva serrata fra i denti sembrava lamentarsi. Luciano Lama dunque e la sua pipa. Sempre la stessa per verità, o meglio sempre della stessa marca: Peterson. Ma perché? Anche oggi, come ieri, Luciano Lama risponde sempre allo stesso modo. «Mi sono affezionato. Ci fumo bene e poi non è una pipa milionaria». E quelle meravigliose pipe che i migliori artigiani del mondo gli hanno regalato dove finiscono? In una sorta di collezione inviolata. Il suo unico amore è per quella Peterson curva dal bel fornello capiente. Lama ha cominciato a fumare la pipa si può dire da sempre e da sempre va avanti con cariche continue: basta guardarlo, ha sempre la pipa accesa. Fu anche, qualche mese fa, al centro di una vivace polemica sul fumo, in televisione. Durante un dibattito televisivo che lo vedeva protagonista insieme ad un gruppo di giornalisti, fra una domanda e l’altra, fra una battuta e l’altra, lo si vedeva accendere continuamente la sua Peterson. Il giorno dopo fu polemica da chi voleva bandire dalla televisione ogni possibile forma di riferimento al «fumare» sia pure lo sbuffo di una pipa. Non è questa probabilmente la sede adatta per tracciare un bilancio di Luciano Lama, non soltanto come fumatore di pipa (sul quale per la verità nessun appunto ci sentiamo di muovergli se non questa sua strana e irriducibile fedeltà ad una sola marca), ma anche come leader sindacale. Ci proveremo però anche per salutare nel modo migliore un personaggio amato dalla gente, popolare e protagonista del nostro tempo.

Al di là delle interpretazioni e delle ricostruzioni storiche un dato ci sembra costante nell’attività di Luciano Lama come leader della maggiore confederazione sindacale del nostro Paese: la ricerca dell’unità di tutto il movimento dei lavoratori. Può sembrare una frase ad effetto ed un obiettivo fumoso, nebuloso, in una società dalle mille sfaccettature come quella italiana. Eppure questo è sempre stato l’obiettivo di Lama, l’approdo cui portare la Cgil e il movimento sindacale. Un’idea e una strategia che spesso lo ha messo, lui, comunista, in contrasto e in urto con il suo stesso partito. Non a caso il rientro di Lama nel Pci è un rientro difficile, in molti casi guardato persino con sospetto. Quanto all’unità sindacale non sempre la si è raggiunta, anzi per ironia della sorte Lama lascia il sindacato nel momento in cui la federazione unitaria è ancora convalescente da una stagione che ha segnato il punto più alto di rottura fra le tre confederazioni. Lo strappo del decreto di San Valentino sulla scala mobile ancora non è stato completamente ricucito ma non c’è dubbio che se i contrasti non si sono irreversibilmente acuiti, buona parte del merito va proprio a Luciano Lama. L’eredità che lascia al suo successore, Antonio Pizzinato, è pesante. C’è in fondo da ridisegnare ex novo il volto del sindacalismo italiano all’interno di una società continuamente in via di trasformazione dove i parametri e i termini di raffronto saltano di giorno in giorno. Nella sua relazione di apertura dell’ultimo congresso Luciano Lama ha indicato una strada da percorrere: rinnovamento del sindacato, suo adeguamento ai cambiamenti che sono avvenuti nel mondo del lavoro, unità fra le varie componenti. La sua parte ormai Luciano Lama l’ha fatta. Sta agli altri e soprattutto a chi ne raccoglie il testimone, arrivare alla meta. Non per questo non rivedremo più Luciano Lama stringere fra i denti spesso con violenza il bocchino della sua Peterson.

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