Luciano Cerrato: per quelle pipe io vivo

Luciano Cerrato: per quelle pipe io vivoSegue una breve monografia con intervista a cura della redazione di Smoking dedicata a Luciano Cerrato. L’articolo originale è pubblicato sulla stessa rivista (n°4, dicembre 1982).

Luciano Cerrato: per quelle pipe io vivo.

La rivista “Made in Biella”, lussuosa pubblicazione bilingue dell’industria tessile, ha dedicato quattro pagine a colori a Luciano Cerrato, «64 anni, tornitore fino a ieri, oggi pensionato che dedica a tempo pieno le sue giornate al suo unico e grande hobby, che lo ha accompagnato per tutta la vita: la pipa. Iniziò a fabbricare pipe 40 anni fa, alternandolo all’attività principale. Entrando nel suo laboratorio a Ronco sulle colline biellesi, si ha subito la piacevole sensazione di essere approdati nel paradiso dei fumatori di pipa. L’atmosfera è calda, accogliente, nell’aria il profumo del buon tabacco». L’autore (o autrice, c’è solo una sigla) dell’articolo chiede come è nata la sua passione per le pipe e Cerrato risponde: «Ho cominciato a fumare la pipa a 18 anni, ero scarso di soldi, fumavo le sigarette e avanzavo le cicche che mettevo nella pipa. In seguito è diventata una passione, non solo fumare la pipa, ma fabbricarle. Ho sempre lavorato come tornitore in varie officine del Biellese, poi ho iniziato a fare pipe per hobby. Oggi ho 64 anni, sono pensionato e continuo. Sono molto conosciuto in Italia, in diverse città, da Bari fino a Bolzano, richiedono le mie pipe».

Che Luciano Cerrato sia molto conosciuto nell’ambiente pipario è un fatto. Con una parentesi quattro anni fa (un’operazione al cuore, ma ora sta benone) ha sempre partecipato a tutte le gare di lentofumo (e ne ha anche vinte, da solo o con il suo Club); come «hobbista» ha ottenuto buone affermazioni alla manifestazione di Genova. Chi ha assistito alle sue gare, gli ha visto sfoderare molta grinta, persino un’insospettabile vena polemica. Diciamo insospettabile (e da un po’ non citiamo più la rivista di Biella, ve ne sarete accorti) perché se uno dovesse descrivere un uomo mite, mansueto, prenderebbe a modello Cerrato. Quel suo laboratorio ricordato dalla rivista è una stanzetta che dà sulla strada e che divide con un altro «artista», un pensionato come lui e che come lui lavora sul legno. Lo «dipinge» (per essere più esatti lo brucia) col pirografo, che si chiama anche piromatita. Per i pochi che non sapessero che cos’è la pirografia, diremo che si tratta di scrittura o disegno (in genere su legno, ma anche su cuoio) ottenuti mediante una punta metallica incandescente. Il compagno di Cerrato fa quadri con paesaggi, piatti con ornati geometrici, vari oggetti, persino orologi da appendere.

Il vero Cerrato, probabilmente, lo si conosce qui, in questa stanzetta dove sfoga i suoi estri, dove esercita la pazienza e l’abilità di un grande mestiere artigianale. Le sue pipe — in un anno non arriva a farne duecento — hanno ammiratori fedeli e appassionati, ma diremmo che i gioielli autentici sono gli attrezzi che si fa con le sue stesse mani, capidopera di oreficeria più che di meccanica. Mostra orgoglioso e compiaciuto un piccolo e modernissimo trapano che si è appena comperato (deve essere costato un occhio, al pensionato Cerrato), ma la vera meraviglia è quella «catenella» (non sapremmo come chiamarla altrimenti), un minuscolo aggeggio tutto intrecciato e annodato (e lucidissimo) che ha escogitato per forare «in curvo». Già, il nuovo traguardo di Cerrato è il cannello curvo in un pezzo solo di radica. C’erano arrivati altri? Non è la stessa cosa, non è la stessa curva, un po’ di pazienza e tutti potranno vedere. Ecco, Cerrato è lì, quelle mani che non vogliono saperne di stare ferme, che armeggiano dure e tenaci sul metallo e si fanno dolci e carezzevoli sul legno. Quelle mani che tolgono da una cassetta trenta-quaranta pipe finite (il lavoro di non si sa quanti mesi) e, trepidanti, le liberano dalla busta, le dispongono in bell’ordine sul tavolo, accanto agli immancabili bicchierini di porto per i visitatori (questa volta inattesi e quindi accolti con particolare gioia, con emozione); ogni pipa che esce dalla busta, una carezza. E per ognuna un ricordo: questa mi ha fatto tribolare, qui il foro l’ho fatto così per questo e questo, il fondo di questa mi è venuto un po’ sottile, non c’è stato niente da fare, speriamo che vada in mano a uno che sa fumare. 

Ce ne sono di piccole e slanciate, le ha fatte per una signora che sta aspettandole, in una ci ha messo un brillantino come omaggio. Ce ne sono di corpacciute, una curva è un uovo perfetto, le linee sono tutte classiche con appena un tocco di fantasia, una volta faceva anche pipe bizzarre, ora ha smesso, e ha fatto bene, tanto pezzi unici sono. La radica se la fa venire da Arma di Taggia, ma non è detto che sia tutta ligure (più morbida e più bianca delle altre, dice, ma questo non implica un giudizio di qualità); se la tiene in cantina a stagionare per tre anni, poi la mette in lavorazione. Non fa una pipa per volta, dalla sbozzatura alla lucidatura, ne avvia contemporaneamente quattro o cinque, poi le prende, le lascia, le riprende, secondo l’umore del momento, la voglia, l’occasione. Ha qualche strumento, s’intende, ma lavora molto di lima. Altrimenti, come farebbe a tener ferme quelle mani? Questo è Luciano Cerrato, artigiano autentico, che dell’artigiano ha con l’orgoglio del lavoro ben fatto, l’estro, la meticolosità, l’umiltà. Nella sua casa tirata a lucido (dalla moglie, ma tutto si tiene, come dicono i francesi), in una grande vetrina (fatta da lui, non è neppure il caso di dirlo) tiene allineate in bell’ordine le pipe che fuma, qualche pezzo strano, le pipe-ricordo. Quelle della fila in alto, per esempio, sono le pipe di tutte le gare cui ha partecipato. Un altro schieramento riunisce coppe e trofei. Forse non è facile e dolce come sembra, l’artigiano Cerrato, ma senza dubbio è un sentimentale. E un emotivo. Mentre gli stringiamo la mano per salutarlo, quella mano sicura, fermissima, capace di certosini e infinitesimali lavori sul legno come sul ferro, ha un leggero tremito. La nostra visita lo ha emozionato.

Luciano Cerrato - foto di repertorio.
Nelle fotografie di repertorio Luciano Cerrato al lavoro (fonte: rivista Made in Biella).

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