Le pipe sabbiate e zigrinate

Le pipe sabbiate e zigrinate

Marco Fumei da Cortà, dopo aver dedicato un articolo alle pipe di maggior pregio estetico (vedi sul blog: “Le pipe lisce”) termina il suo excursus tecnico parlando delle pipe sabbiate ed infine di quelle rusticate. L’originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°1, marzo 1982).

Le pipe sabbiate e zigrinate

Quando si parla di pipe sabbiate o di pipe zigrinate è facile vedere sul volto dei fumatori un’espressione di scetticismo che sta a dimostrare un loro pregiudizio (negativo) verso dei finissaggi che, a parer loro, servono esclusivamente a mascherare dei difetti del legno. Questi pregiudizi sono probabilmente nati per il fatto che, presentandosi ambedue i tipi di pipe, per la maggioranza dei casi, di colore nero, è nata una certa confusione tra le une e le altre. Ma la pipa sabbiata non ha nulla a che fare con quella zigrinata, e soltanto uno scarso spirito di osservazione fa si che lo scetticismo, in parte giustificato, verso le pipe zigrinate, venga rivolto anche verso le pipe sabbiate. Sarà pertanto meglio discorrere separatamente sui due tipi di finissaggi, tenendo però ben presente che quanto staremo per dire è valido esclusivamente (e lo sottolineo) per quei produttori per i quali il prestigio, la tradizione e la serietà sono tuttora degli «dei» intoccabili.

Pipe sabbiate

«La venatura che si può anche toccare»! Una frase detta casualmente da qualcuno (forse da un cieco che amava le pipe! …) è rimasta un po’ come slogan rappresentativo di questo finissaggio che permette non solo di vedere, ma anche di toccare la meravigliosa venatura della radica. Ma per poterla vedere e toccare, è necessario fare una attenta selezione preventiva sulle teste grezze, che devono presentare determinate caratteristiche. La prima è che la venatura del legno sulla pipa grezza si presenti col tipico andamento incrociato. Ci devono cioè essere delle venature orizzontali che corrono tutt’intorno al vaso e delle venature verticali, corrispondenti alla fiamma delle pipe lisce. Sia per la vena orizzontale che per quella verticale c’è una alternanza di legno più molle e legno più duro. È quindi ovvio che la sabbia scaverà maggiormente la vena molle, lasciando in rilievo quella più dura. A pipe già sabbiate si potranno notare delle venature orizzontali solitamente molto marcate e delle venature verticali più fini che rompono e frastagliano la regolarità di quelle orizzontali, risaltando in sottili coste e spigoli. Abbiamo insistito sul disegno della venatura, perché è proprio questa che distingue una pipa sabbiata di pregio da una pipa sabbiata qualunque. Ed il pregio non è soltanto sul piano estetico, ma anche su quello tecnico, poiché una bella sabbiatura, asportando parte del legno, conferisce alla pipa maggior leggerezza, senza intaccarne la compattezza; va aggiunto anche che la pipa sabbiata, purché abbia la venatura ben incisa e frastagliata, ha una maggiore facilità a raffreddarsi, in quanto la rugosità aumenta sensibilmente la superficie esposta all’aria.

La seconda caratteristica importante, che viene definitivamente a sfatare le perplessità degli scettici, che pensano che la pipa sabbiata sia un recupero di una liscia non perfetta, è che si devono assolutamente usare delle teste decisamente sane. Infatti se la sabbia, spruzzata con tanta violenza sulla superficie del legno, dovesse trovare dei difetti o delle crepe, penetrerebbe in ogni più piccola fessura, smangiandone i bordi e facendola diventare così grande da compromettere la qualità. Né, d’altra parte, si possono usare delle teste senza venatura, perché su di esse la sabbia non potrebbe mettere in rilievo la vena che non esiste, ma asporterebbe soltanto del legno deformando la pipa. Chiarite quelle che devono essere le caratteristiche «a priori» per ottenere una pipa sabbiata di pregio, vediamo quali sono le successive lavorazioni. La più importante è naturalmente la sabbiatura, che può avvenire in due maniere diverse: manuale o con sabbiatrici rotative automatiche. Tralasciamo questa seconda possibilità, perché tipica della produzione di massa, e soffermiamoci sulla prima. La sabbiatrice manuale è composta da una cabina a depressione d’aria, sulla cui parte alta è appeso un ugello dal quale esce della sabbia ad alta pressione. Questa sabbia, selezionata e costante come grandezza di granello, scaraventata violentemente sul legno, ne asporta le parti più tenere. La pipa, lavorata singolarmente, viene tenuta tra le mani, ben protette da guanti, dall’operatore il quale, da un’apposita finestrella, controlla che l’erosione del legno avvenga nel migliore dei modi e soprattutto la trattiene per più o meno tempo sotto il getto. In tal modo, valutando con l’esperienza quanto sia duro o molle ciascun settore della pipa, allunga o accelera i tempi di sabbiatura per avere alla fine una erosione di profondità omogenea, senza tuttavia deformare la linea della pipa. Una volta sabbiate, le pipe vengono scelte con un criterio similare a quello usato per le pipe lisce. Vengono cioè presi in considerazione il rilievo ed il disegno della venatura (una pipa sarà tanto più pregiata quanto più sarà profonda la vena e regolare la fiamma) e le eventuali imperfezioni che la sabbia avrà messo a nudo. La pipa verrà poi colorata e finita con le tecniche più o meno costose che ogni produttore riterrà più opportune in base alle diverse qualità delle teste sabbiate. Permettetemi un piccolo accenno biografico: io stesso nel passato, e talvolta anche oggi, ho sabbiato le pipe. Credetemi, è fantastico vedere, sotto il getto della sabbia, la venatura della radica che sembra uscire per miracolo dalla superficie del legno, materializzandosi in stupende fantasie di disegni.

Pipe zigrinate o rusticate

Le rugosità della superficie del legno, che nella pipe sabbiate è qualcosa che la natura ha creato e che la sabbia ha evidenziato, nelle pipe zigrinate è fatta a mano. Di conseguenza tutte le pipe, una volta finite, si presentano eguali, senza alcuna caratteristica di vena che differenzi ciascun singolo legno da un altro. Manca un po’, insomma, il gusto e il piacere di poter comparare fra loro diverse pipe, valutarne la vena, studiarne l’andamento della fiamma e della sabbiatura. Ma non tutti i fumatori sono così pretenziosi! Per molti è sufficiente che la pipa, presentandosi con un aspetto piacevole e dando la necessaria garanzia di poter fumare con soddisfazione, abbia comunque un costo limitato. Non sempre possiamo permetterci pipe più costose, o anche se lo potessimo, ci sono occasioni in cui preferiamo usarne di buon prezzo: magari per non perdere o rovinare o rompere pipe più pregiate. Chiamiamola quindi la pipa «fuoristrada». Indicatissima al mare, in montagna, quando si caccia o si pesca ed in tante altre occasioni, in cui la giacca, la cravatta, ed una pipa eccezionale non sono necessarie. Per produrre queste pipe non occorre fare le attente selezioni che si fanno per le pipe lisce e sabbiate: la lavorazione stessa diminuirà o annullerà le imperfezioni della superficie del legno. La zigrinatura (rusticatura) della testa avviene, come ho già detto, manualmente e si usano delle fresette di varia foggia e dimensione che rompono e scalfiscono il legno in maniera diversa. Ciascun produttore ha delle proprie zigrinature particolari, alcune lunghe e più costose, molte rapide ed economiche. Anche i finissaggi, più o meno elaborati o semplificati, saranno adeguati alla qualità delle teste usate ed al tipo di zigrinatura.

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