Le pipe lisce

Le pipe lisce

A proposito di pipe lisce, Marco Fumei da Cortà – all’epoca direttore di produzione alla Savinelli – spiega come si sceglie questo tipo di finitura per una pipa e perché è costosa. In alcune sue parti il testo risulta – a mio modesto avviso – eccessivamente fazioso ma è comprensibile visto il ruolo del “tecnico” che l’ha redatto. L’originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°4, dicembre 1981).

Le pipe lisce

La radica, in quanto frutto della natura, nasce e si sviluppa senza schemi preordinati, né la cura dell’uomo può modificarne la crescita. Gli abbozzi e le pipe, che sono i successivi prodotti ad opera dell’uomo, non possono che seguire ciò che la natura ha fatto. L’uomo può soltanto, se esperto, capace e corretto, valorizzare il buono ed eliminare il cattivo offerto dalla natura stessa. La prima selezione avviene nelle segherie del ciocco, dove si comincia a dividere il prodotto buono dal meno buono. Si ottiene così una scala di qualità: le fabbriche di pipe acquisteranno le qualità migliori o intermedie o basse a seconda del proprio livello di produzione e dei propri mercati. Quando gli abbozzi arrivano alle fabbriche di pipe nascondono ancora, nel loro interno, le proprie caratteristiche, sovente i loro difetti, in quanto erano stati suddivisi in qualità per come si presentavano all’esterno, dopo il taglio, essendo impossibile guardarci dentro. L’esperienza dice che è molto probabile trovare belle pipe nelle migliori qualità di abbozzi ed è estremamente improbabile trovarne nelle scadenti. Si sa anche che, pur lavorando il meglio, la percentuale di teste perfette è comunque bassa, mentre si trova per certo una notevole quantità di teste con imperfezioni. Anzi, le imperfezioni, ovvero i piccoli o meno piccoli punti neri, si presentano su quasi la totalità delle teste tornite. Questo avviene perché è nella natura stessa della radica averli, per il suo sistema di nutrizione, di crescita, di difesa.

Nelle fabbriche di pipe abbiamo dunque l’importante impegno di dover selezionare e onestamente valutare ciascuna singola testa tornita, e l’altrettanto importante dovere di finire la pipa nella maniera più estetica e più tecnicamente valida. A questo punto devo necessariamente spezzare una lancia in favore di quelle fabbriche di antica tradizione familiare, le quali da decenni si sforzano di ottenere, molte volte con fatica non riconosciuta, un prodotto di buon livello qualitativo; nello stesso tempo devo mettere in guardia il consumatore da quelle marche, o supposte tali, che, nate ieri, nascondono soltanto interessi speculativi di persone che di pipe presuppongono di sapere tutto, forse perché qualche volta le hanno fumate, ma che di tecnica non conoscono nemmeno l’abc.

Prendiamo in considerazione le fabbriche dove si sanno produrre le pipe e valutiamo il motivo per cui ci sono tante finiture diverse. In teoria tutte le pipe potrebbero essere finite o lisce o sabbiate o rusticate, ma il risultato non sarebbe buono se una scelta preventiva non indicasse quale sia la finitura più adatta per ogni singola testa di radica. E la finitura più adatta è in funzione delle caratteristiche della venatura o del numero delle imperfezioni. Se una pipa ha una radica ben venata o con pochi punti neri è ovviamente una bella pipa, e la si può valorizzare con la finitura liscia e con un colore che ne evidenzi la bellezza. E il finissaggio sarà tanto più curato, e quindi costoso, quanto maggiore sarà il pregio rivelato dalla pipa. Ci sono anche pipe lisce in cui si notano delle stuccature; e si notano, magari dopo attenta osservazione, solo quelle di una certa grandezza. Niente paura: queste piccole stuccature non compromettono la bontà della pipa, come non modificano le tecniche di base con cui la pipa è stata realizzata. È soltanto una pipa che costa un po’ di meno.

Diverso è il discorso per un’altra caratteristica del legno di radica: quella che in gergo viene chiamata il «liscio», ovvero quella zona in cui, invece della vena o della grana, si vede una scialba uniformità di fibra, quasi una macchia scura. Questo significa che quel singolo abbozzo è stato ricavato non dalla parte appropriata del ciocco, ma utilizzando anche la zona vicina al fusto: in altre parole quell’abbozzo è composto anche di legno normale e non unicamente di nobile radica. Paradossalmente, proprio queste zone «lisce» sono di norma prive di difetti; così si possono trovare sul mercato pipe fatte con abbozzi ritagliati dal fusto che, presentandosi senza stuccature, vengono contrabbandate come di pregio. È meglio una pipa con bella venatura e con stuccature che una pipa «sana» ma senza vena.

La finitura della pipa liscia si deve ottenere con una serie di lavorazioni che elencherò più avanti e che hanno una ben precisa e indispensabile finalità tecnica: quella di permettere ai pori ed alle fibre del legno di respirare. Si tratta di lavorazioni lunghe e costose, tanto costose che qualche produttore le riduce al minimo, sostituendole con una sbrigativa spruzzatura di vernice poliestere sulla superficie della pipa. Si offre così una pipa che appare brillante alla vista, ma risulta innaturalmente vetrosa al tatto. Difetto sostanziale, che peserà sul rendimento: ha perduto tutta la sua porosità. È praticamente della radica soffocata da uno strato di plastica. Calandoci un po’ di più nei particolari tecnici, posso dire che una testa viene destinata alla finitura liscia quando esiste un giusto equilibrio fra la bellezza della venatura ed il numero o la grandezza delle stuccature. Quando cioè, a pipa finita, l’attenzione è attratta dalla bellezza della venatura piuttosto che dall’evidenza delle stuccature. In quanto a bontà, quando la pipa verrà fumata, devo sottolineare ancora una volta che le pipe perfette come venatura e prive di stuccature danno le stesse garanzie d’uso di quelle non così perfette. Le prime sono soltanto molto molto rare e per conseguenza inevitabilmente costose. Rarità e costo si possono meglio chiarire tenendo presente lo schema di scelta seguito dai produttori nel loro lavoro. S’intende che parliamo di produttori professionalmente seri, quelli che si attengono a precisi criteri di scelta proprio per garantire il prodotto, quale che sia la provenienza e la «capricciosità» della materia prima. La classificazione internazionale è la seguente:

AB – raggruppa le teste assolutamente perfette e senza puntinature. Devono inoltre presentare un’eccellente venatura con fiamma e/o occhio di pernice.

C – le teste di questo gruppo devono avere le medesime caratteristiche di venatura del precedente, ma ammettono qualche piccolo punto nero (che potrebbe anche essere eventualmente stuccato).

XA – anche in questa categoria la venatura deve essere di alto livello. Soltanto alcune piccole imperfezioni o tarette del legno sono ammesse e successivamente stuccate. Sarà comunque difficile, a pipa finita, vedere le stuccature, in quanto poche e piccole.

XF – la venatura può presentare qualche zona meno compatta; ammesse alcune stuccature purché non grandi ed in piccolo numero.

II – le teste di questo gruppo hanno una venatura ancora discreta, qualche volta anche buona. I difettini del legno comportano un certo numero di stuccature, che peraltro devono essere superficiali e non troppo evidenti.

III – vi sono teste con imperfezioni di una certa evidenza, e teste con meno imperfezioni, ma con scarsa venatura o con «liscio».

IV – a questo livello non si dà più importanza alla vena, in quanto il numero delle tare ne annulla qualsiasi eventuale caratteristica, anche se buona.

V – sono teste con grossi ed evidenti difetti, tali da poter compromettere il buon uso della pipa. In periodi di crisi energetiche possono trovare ottimo impiego nella stufa.

Usando la più selezionata, rara e costosa radica, quella che nel mercato degli abbozzi viene chiamata extra-extra, si ottiene una resa che può essere percentualmente così suddivisa: AB 0,2% – C 3% – XA 15% – XF 20% – II 25% – III 15% – IV 10% – V 7 % – rotte o scarto 5 %. Queste percentuali sono indicative e possono subire variazioni anche notevoli, nell’ambito persino della stessa provenienza o dello stesso fornitore. A titolo di esempio indichiamo quali sono, nella produzione Savinelli, le serie corrispondenti a ciascuna scelta: AB – Giubileo d’oro; C – Punto oro; XA – De Luxe; XFSavinelli classica. Al di sotto di quella qualità, le pipe prodotte non ricevono il «marchio» Savinelli. Le rese percentuali servono anche da filo conduttore per un primo, seppur non definito, calcolo del valore delle teste delle singole qualità. Valori che poi incideranno sul costo della pipa finita in base a calcoli che possiamo così sintetizzare. Il produttore di pipe acquista gli abbozzi in sacchi, chiamati «balle», che ne contengono un numero di dozzine variabile secondo la grandezza dell’abbozzo stesso. Le pipe normali sul mercato provengono da balle che contengono da 30 a 60 dozzine, ma il costo della balla, a pari qualità, è costante. Non cambia, in altre parole, in funzione del numero degli abbozzi che si acquistano.

Se si procedesse per puro calcolo aritmetico, dividendo il costo dell’intera balla per il numero degli abbozzi contenuti, si otterrebbe un costo medio unitario X per ciascun abbozzo. A pipa tornita, però, non si può partire da questo dato X per calcolare il costo di quelle risultate di qualità media o bassa, perché si arriverebbe a valori finali troppo elevati, tali da rendere impossibile la vendita. Ecco allora che il dato X viene parzialmente o totalmente abbattuto nei calcoli di costo delle pipe medie e correnti; viene invece ripartito percentualmente nei costi delle pipe di più elevata qualità. Se ci si passa l’accostamento, è un po’ come fa il macellaio che acquista il manzo intero a tanto il chilogrammo, ma rivende poi il filetto al prezzo che tutti conosciamo e il bollito o il polmone a un prezzo ben diverso, anche se praticamente lui ha pagato tutto allo stesso costo. Ritorniamo ora ai processi di lavorazione di una pipa liscia di buona qualità che possono essere così sintetizzati:

La pipa viene passata manualmente con carta o tela abrasiva di grana ogni volta più fine. La carta o tela viene montata su dischi di diversi diametri e curvature in modo da aderire in maniera morbida ai piani e alle curvature delle diverse zone della pipa. L’insieme di queste lavorazioni comporta che ogni singola pipa deve essere presa in mano da venti a venticinque volte.

La fase successiva è la coloritura. In relazione al colore finale che si vuole ottenere o al contrasto più o meno accentuato che si vuole determinare tra vene chiare e vene scure, si danno al legno da due a cinque mani di colore, con intervalli di tempo sufficientemente lunghi.

Fra una mano di colore e l’altra, le pipe vengono ripassate con speciali mole di cotone leggermente abrasive, le quali tolgono dalla superficie del legno il colore eccedente, lasciando soltanto quello già penetrato. I produttori più sbrigativi trascurano questo importante procedimento.

Il fissaggio del colore (ottenuto con segretissimi processi di alchimia artigianale) garantisce che il colore rimanga incorporato nel legno e non sporchi le mani del fumatore. La ceratura finale dà un piacevole senso di brillantezza. Questa ceratura dopo le prime fumate ovvero al contatto della mano, scomparirà rendendo il legno leggermente opaco, ma senz’altro più bello e «naturale».

Credo che si sia parlato a sufficienza delle pipe lisce. Non si creda che le sabbiate e anche alcune rusticate siano delle povere «trovatelle» che vivono nell’ombra delle lisce. Sono soltanto diverse. Ne parleremo in un successivo articolo (vedi sul blog: “Le pipe sabbiate e zigrinate“).

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