Le pipe in terra (parte 3 di 4)

pipe in terra

Segue la terza parte della ricerca storica sulle pipe in terra condotta da Arturo Vecchini. L’originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°1, marzo 1977). Ad ulteriore compendio di questa serie di articoli segnalo che nel glossario del sito si possono trovare alcune voci inerenti l’argomento quali: Terracotta, Argilla, Chioggiotta, Gouda.

Le pipe in terra (parte 3 di 4)

Il XVIII secolo era stato per le pipe in terra di produzione olandese il secolo d’oro tanto che nella sola città di Gouda nel 1750 ben 374 “maestri” producevano pipe vendute praticamente ovunque ma con particolare interesse indirizzate verso la Francia, ottimo mercato per la vicinanza e per la grande richiesta dei fumatori francesi. Proprio questo speciale interesse promosse in Francia, come già abbiamo visto nel precedente articolo, la creazione di fabbriche di pipe, e tale indirizzo da parte francese ebbe successo in misura forse superiore alle aspettative dei produttori stessi. Nel secolo XIX infatti l’industria francese superava quella olandese e raggiungeva il massimo livello di produttività. Due fabbriche, la Gambier e Blanc-Garin & Guyot, con 300 operai, producevano circa centomila pipe all’anno nella sola città di Givet nelle Ardenne, a St. Omer le fabbriche di Fiolet e Dumeril-Leurs con 1300 operai produrranno e consegneranno ai rivenditori quasi un milione di pipe all’anno. Queste notizie si riferiscono, secondo alcuni rilevamenti, all’anno 1848-1849 e la produzione era esportata in America e si può dire in ogni parte del mondo e l’Inghilterra stessa riservava alle pipe di produzione francese un favore particolare sia per la qualità della argilla, sia per l’accurata rifinitura e la loro originalità di forme. Il signor F.W. Fairholt in una sua pubblicazione dedica alle pipe in terra francesi e Gambier in particolare, un attestato definendole veri e propri oggetti d’arte tali da poterli esporre come porcellane di valore.

La Gambier infatti diverrà la pipa francese per antonomasia tanto che ancora oggi il primo nome che viene in mente ai fumatori e in particolare ai collezionisti, è proprio quello di Gambier. La notorietà del nome agli inizi si attribuiva specialmente perché le Gambier erano chiamate pipe di “schiuma di terra” usando la fabbrica la terra (argilla) di Andenne che era particolarmente delicata di pasta ed assai bianca permettendo così un “culottage” relativamente rapido che conferiva alla pipa dei toni caldi, dal miele al pane bruciato. La fabbrica però avrebbe ben presto affidato la diffusione del nome anche alla svariatissima produzione di pipe oltre che alla bontà del materiale impiegato, ma prima di parlare di questo è bene vedere la storia della fabbrica. Le notizie in proposito ci dicono che la fabbrica Gambier iniziò la sua attività a Givet solo nel 1780 mentre la ditta Fiolet a Saint Omer aveva iniziato la attività nel 1760 circa. La Gambier installò i suoi impianti ai piedi del Mont d’Haurs assai vicino alla Mosa. L’attività iniziale della fabbrica come abbiamo detto fu dedicata alla produzione di tipi piuttosto classici, ma ingrandendosi e dovendo combattere la concorrenza, si dedicò anche alla produzione di pipe ad effigie umana o riproducenti animali ed in generale alle pipe storiche o simboliche. La data esatta è incerta ma certo può essere collocata nel XIX secolo mentre ciò che è certo è la grande attività della fabbrica in quel periodo; si pensi infatti che ben 2.000 modelli facevano parte del catalogo di vendita della Gambier.

Questi modelli erano ispirati alle favole, alla storia, alla politica, alla mitologia, attualità, alla Bibbia, al teatro, alla musica, alla caricatura, flora e fauna ecc. Tutti questi soggetti erano utilizzati dagli scultori che lavoravano per la Gambier e molti di essi erano veri artisti ma dei loro nomi non ho potuto attingere notizie sicure. Pare, in via ipotetica, che Daumier abbia creato qualche modello ma ciò si può solo presumere per alcune somiglianze nello stile, ma è certo troppo poco per attribuire ad uno scultore come Daumier tali opere. I collezionisti di pipe Gambier però possiedono esemplari davvero eccezionali con teste di personaggi noti dell’epoca come Paganini, Soullier, Arnal e molti altri e tutte queste piccole realizzazioni sono delle vere opere d’arte. Questa specializzazione della casa Gambier doveva dare lo spunto ad una definizione usata dai francesi e cioè “divenire una testa di pipa” ed è noto infatti che raffigurazioni di personaggi dei vari campi erano utilizzate per ornare caraffe, pendole ecc., ma il personaggio diveniva veramente tale, solo dopo esser stato riprodotto sul fornello di un modello di pipa, solo così si poteva dire di avere raggiunto grande notorietà se non si vuole, e sarebbe troppo, parlare di gloria. Non si può divenire un grande uomo se non si è stati riprodotti in un pezzo di argilla, così diceva Thiers, e persino le attrici erano compiaciute di vedersi riprodotte nelle teste di pipa, naturalmente però anche questa “gloria” era commisurata alla quantità di pipe con la propria effige che venivano vendute, esisteva infatti una “gloria” da 50.000 pipe o quella da 30.000 pipe. Il noto generale Boulanger, del quale è ora nota soprattutto la carne alla Boulanger, poteva certo misurare il crescere o calare della sua fama seguendo le vendite delle pipe che lo raffiguravano, era quasi una inchiesta Doxa ma certo più artistica ed affascinante. Si pensi che dopo la vittoria prussiana sulla Francia la testa di Boulanger era proibita dagli occupanti perché ritenuta simbolo di rivolta per gli Alsaziani e Lorenesi.

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