Le pipe di terra (parte 4 di 4)

A seguire la quarta ed ultima parte dedicata alla storia sulle pipe di terra curata da Arturo Vecchini. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°3, settembre 1977).

Le pipe di terra (parte 4 di 4)

Si può affermare che la pipa Gambier riunisca in sé le caratteristiche più salienti della produzione francese e per quanto riguarda la varietà dei modelli ritengo sia la sola pipa che ha incarnato tutte le forme tanto che la definirei “ecologica” nei modelli riproducenti frutta, animali, conchiglie. E’ stata infatti, pera, melone, rana, uovo, gamba di donna, se la gamba di una donna può definirsi ecologica; la Gambier impersonò anche Satana. E’ stata campanilista, esotica, protestante, cattolica romana ed elenchiamo per comodità di lettura alcuni dei modelli eseguiti nella fabbrica Gambier: Mandarino Cinese, Zulù, Cavaliere, Rubens, Rembrandt, Vana Sahib — capo della rivolta detta dei Cipays contro gli Inglesi (link). — Di altri modelli darò un elenco alla fine di questo articolo. Il fatto che la Gambier si inserisca così profondamente nel costume francese è da attribuirsi si alla varietà delle sue forme ma soprattutto ritengo all’ottima qualità del prodotto. Tra i più noti e spesso citati affezionati alla Gambier ci sono Paul Verlaine, Arthur Rimbaud, Guillaume Apollinaire. Per il primo la pipa fu certo compagna inseparabile fino agli ultimi giorni e nel suo lettino d’ospedale, dopo aver trovato i pochi soldi necessari alla quotidiana dose di Caporal, poetava così: “Io fumo la mia pipa componendo versi non più infermieri od infermiere ora sono un malato modello che fuma la sua Gambier …”.

Rimbaud, spirito inquieto e sempre alla ricerca di sé, nella sua “Orazione alla sera” rievoca la sua Gambier che lo seguirà in Africa dove, “strano poeta”, si impegnava nella tratta degli schiavi. Apollinaire fumava anch’esso Gambier e da un suo amico viene descritto con una Gambier a forma di vaso da notte assai ben fatta e con dedica del donatore. Sempre “graffianti” i poeti ribelli! La Prima Grande Guerra fu l’ultima ispiratrice dei modelli Gambier tra i quali “il fante” ed, esaltando la vittoria, Ferdinand Foch, Joseph Joffre ed altri personaggi dell’epoca. Ma la trasformazione della società era ormai rapida e la Gambier fragile e poco pratica perdeva sempre più clienti. Non si deve dimenticare che la lavorazione delle pipe di terra era interamente manuale; la fabbricazione descritta nel primo articolo (link) sulle pipe di terra comportava numerose fasi di lavorazione ed era rimasta ancorata alle vecchie tecniche, se escludiamo l’uso del carbone al posto della legna per scaldare i forni di cottura e l’uso di un motore al posto del cavallo per far girare l’impastatrice. Subito dopo la guerra la fabbrica di Givet non trovava più artigiani specialisti per la preparazione né operaie smaltatrici. La mano d’opera preferiva ormai il lavoro delle industrie tessili ed altre, dove le condizioni di lavoro erano migliori e i salari più alti.

Gli operai erano sempre più rari e basti pensare che uno specializzato “pipaiolo” percepiva nel 1923 un franco e mezzo l’ora mentre un semplice manovratore guadagnava alle ferrovie due franchi l’ora. Gli operai, uomini e donne che lasciavano la fabbrica, non potevano essere rimpiazzati cosi nel 1926 lo stabilimento dovette essere posto in liquidazione e gli stampi, ben 1250, furono venduti come ferri vecchi, e fu un peccato, poiché sarebbero stati un autentico ornamento per un qualsiasi museo del costume e dell’arte. Tra le pipe dai modelli più interessanti elenco ancora per curiosità: Highlander, Cacciatore d’Africa, Tamerlano, Baiardo, Robin Hood, Papa e Diavolo (modello misto) Gatto con gli stivali, Strega, Cinghiale. Questi due ultimi modelli (strega e cinghiale) richiamano alla memoria “il prodotto” che consentì la nascita delle fabbriche di pipe, ovvero il tabacco, e tutti questi brevi appunti su di esse. Ritengo infatti interessante descrivere il mito della scoperta della pianta del tabacco da parte degli aborigeni della zona amazzonica in particolare per quanto riguarda il mito del maiale selvatico e della strega.

Bororo ed il mito dei maiali selvatici: “Gli uomini della tribù andavano ogni giorno alla pesca ma tornavano ogni giorno senza preda e le donne li canzonavano e si offrirono quindi di andare al posto degli uomini. Così fecero ma per pescare si servirono delle lontre di fiume che, loro amiche, pescavano per loro e portavano molto pesce. Gli uomini furono assai stupiti ed ogni volta riprovavano a pescare ma senza risultato; insospettiti chiesero ad un uccello della foresta di spiare e seppero tutto. Il giorno dopo uccisero tutte le lontre ed una sola sfuggì alla strage. Le donne si infuriarono e per vendetta prepararono una bevanda con il frutto del pequi (frutto amazzonico) al quale però non tolsero le spine in modo che bevendo il liquore gli uomini ne ebbero la gola irritata e per liberarla cominciarono a grugnire dando origine al verso del maiale e al maiale stesso, che però non potevano mangiare. Chiesero allora al Grande Spirito di permettere loro di cibarsene ma il Dio dette loro in cambio il tabacco, chiamato Badrè e considerato divinità tanto da offrire al tabacco offerte come agli Dei”.

Teremo: “Vi era un tempo una donna che era strega e per tenere in potere il marito bagnava con il proprio sangue del periodo mensile le piante di Caraguasta (sono delle homeliacee che hanno le foglie macchiate di rosso alla base) e ne dava da mangiare al marito. Il figlio rivelò ciò al padre che per allontanarsi da casa disse che sarebbe andato a cercare del miele. Nella foresta trovò infatti un’arnia e vicino ad essa un serpente. L’uomo allora mescolò miele e uova estratte dal ventre del serpente e dette tale mistura alla moglie che fu presa da irritazioni in tutto il corpo; allora la strega divenne mangiatrice di uomini e disse all’uomo che lo avrebbe divorato. L’uomo, fuggendo per salvarsi, scavò una fossa nella foresta dove la donna cadde e mori. L’uomo la seppellì e dopo poco apparve una strana vegetazione che l’uomo curioso colse e fece seccare al sole. La notte stessa in segreto la fumò, e con lui i suoi compagni”. Così l’uomo ebbe il tabacco. Le pipe di terra a forma di maiale e di strega si riferivano forse a leggende simili? Non credo ma è comunque curiosa la coincidenza.

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