Le pipe di terra (parte 2 di 4)

Le pipe di terra (parte 2 di 4)

Di seguito la seconda parte della ricostruzione storica sulle pipe di terra curata da Arturo Vecchini e pubblicata sulla rivista Smoking (n°2, giugno 1976).

Le pipe di terra (parte 2 di 4)

Nel precedente articolo (link) abbiamo lasciato il lettore con la promessa di parlare dei modelli e delle fabbriche che li producevano ma è necessario spendere qualche parola su “la prima in Europa” che è l’Inghilterra. Se si ritorna con il pensiero ad uno dei primi articoli “Storia e tabacco” pubblicati su Smoking, si ricorderà certo la parte relativa alle pipe nell’epoca Elisabettiana. In proposito si ritiene generalmente che piccoli artigiani abbiano cominciato a produrre pipe in terra agli inizi della seconda metà del 1500. Le pipe prodotte in quell’epoca erano di fornello assai piccolo ed a ragione dato che il prezzo elevatissimo del tabacco, importato allora dalla Spagna, consigliava piccole cariche. In seguito l’Inghilterra grazie soprattutto al tabacco Virginia, prodotto nella colonia della Corona, e del quale si parlò nel su citato articolo, meno costoso di quello importato dalla Spagna, cominciò a produrre pipe con fornello sempre più grande e così successivamente fecero i Paesi Bassi, la Germania, ed a seguito di questa modificazione i cannelli divennero più sottili. Mentre in queste Nazioni le pipe subivano una evoluzione e si diffondevano sempre di più, in Francia, indubbiamente all’avanguardia dell’eleganza e della raffinatezza, il tabacco era usato specie dalle alte classi solo sotto forma di polvere da fiuto e la vasta collezione di tabacchiere giunta fino a noi testimonia la voga grandissima che ebbe il “tabacco rapè”. Questo atteggiamento delle classi alte verso la pipa trova riscontro persino nelle ordinanze di polizia che paragonarono le “Tabagics”, i luoghi ove si fumava la pipa, ad altri luoghi di vizio. Sempre a proposito di tale atteggiamento ci è capitato di leggere nel Dizionario sulla etichetta di Corte della Signora di Genlis che il tabacco è considerato solo sotto forma di tabacco da fiuto e nessun accenno si fà del tabacco in foglia. Per la Francia quindi, escluso il popolo, i marinai, ecc… la pipa prese piede e dette impulso all’industria relativa almeno 50/60 anni dopo la produzione inglese, ed è interessante notare che le pipe fumate dal popolo erano chiamate pipe d’Olanda tale essendo infatti la loro provenienza. Solo verso il 1620/1630 la fabbricazione delle pipe di terra ebbe inizio in Francia e naturalmente ciò avvenne in Fiandra perché prossima ai paesi già produttori.

La città di Dunkerque, che già godeva notevole vantaggio dall’essere “punto franco” e traeva lauti guadagni dalla importazione del tabacco americano, fu naturalmente il luogo ove si crearono le prime piccole fabbriche di pipe di terra. I modelli erano logicamente imitati da quelli olandesi ed inglesi e non avendo ancora operai esperti, si importò mano d’opera olandese. L’argilla usata era importata dall’Austria. Intanto l’uso era sempre più diffuso tanto che ai soldati, per decreto reale, fu data in dotazione una pipa ed una razione di tabacco giornaliera, e questa parte del loro equipaggiamento di conforto, fu conservata dalla campagna d’Olanda sotto Luigi XIV fino a Napoleone I ed oltre, fino a quando la sigaretta sostituì la più soddisfacente pipa. Si sostenne anzi, ai tempi del primo decreto, che il tabacco aveva la capacità di diminuire l’appetito e quindi la spesa del tabacco faceva risparmiare sul vettovagliamento. Chissà se gli assertori di tale idea erano dei fornitori delle armate o degli importatori di tabacco. Ma la pipa, diffondendosi sempre più, forni subito occasione alla speculazione delle alte classi che, vedendo il buon affare, chiesero ed ottennero (alcuni tra loro) per concessione reale l’esclusiva di alcune manifatture di pipe. Tra questi concessionari è noto il Signor de La Ruelle. Come accennato sopra le manifatture impiegarono operai olandesi ed argilla d’Austria fino a quando, proprio per consiglio degli operai specialisti, si utilizzò l’argilla proveniente dalla zona di Ardenne, tra Namur e Huy, più pura di quella d’Austria e che consentì di ottenere una pasta filante ed omogenea e pipe più compatte e di miglior sapore. Le pipe della manifattura di Dunkerque avevano come marchi i gigli di Francia o le armi reali. I modelli fabbricati erano relativamente pochi ed erano detti curvi se il fornello formava angolo retto con il cannello o semi-curvi se il fornello era inclinato rispetto al cannello. Quasi tutte le pipe erano fornite di una sporgenza sotto il fornello. Un altro tipo di pipa aveva un fornello assai più grande del precedente ed era esportato e venduto come moneta di scambio per la tratta dei negri. Per la città di Parigi le pipe prodotte avevano il fornello assai piccolo in quanto la città era sotto monopolio reale ed il tabacco quindi costosissimo. Non tutto il territorio francese infatti era sotto monopolio ed alcune province erano esenti. Il contrabbando era assai praticato tra le varie zone, come sempre avviene quando su di un prodotto incide in modo eccessivo la tassazione. Si pensi che per reprimere il contrabbando, oltre alle pene per i contrabbandieri, gli impiegati doganali riconosciuti colpevoli di corruzione erano semplicemente impiccati. Il dazio in alcune zone era addirittura applicato alle pipe, così come oggi si fà per gli accendisigari. Le repressioni, le tasse, i dazi, le frodi di mescolare altre erbe al tabacco non fermarono però l’avanzata della pipa ed altre fabbriche sorsero intorno a Rouen in Normandia e qui i primi industriali furono Inglesi, che crearono molte piccole fabbriche, forse più di quattrocento, tanto che pare vi sia ancora oggi a Rouen una strada detta “pipe des anglais”. Ogni fabbrica aveva il suo marchio e tali marchi sono stati studiati da appassionati dell’argomento e raccolti in vari studi. Nel prossimo numero cercheremo di mantenere la promessa fatta e parleremo della vendita, e dei tipi delle pipe, francesi in particolare, perché più varie e più note.

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