Le pipe di ieri (parte seconda)

pipe francesiPipe francesi anni ’60: in questo articolo pubblicato su Smoking (n°4, dicembre 1990) Giorgio Musicò passa in rassegna le pipe francesi “di ieri” a suo personale avviso più meritevoli, elencandone marche, modellistica e qualche curiosità storica.

Le pipe di ieri (parte seconda)

Saint-Claude città della pipa! Come la zona di Varese ha rappresentato e tutt’ora rappresenta il centro di produzione italiano (Savinelli, Brebbia, Lorenzo, Gasparini, Ardor, Gigi, ecc…), questo piccolo paese dello Giura quasi al confine Svizzero (Ginevra è a circa 60 km), con le sue fabbriche e fabbrichette, produce circa il 90% delle pipe francesi. Nomi come Chacom, Butz-Choquin, Ropp, Jeantet, Graco, GBD (famosissime quelle degli anni ’30 costruite in Inghilterra) Morel, Lacroix, Perrin, sono stati la passione di fumatori del passato. Ad onor del vero, seppur con una certa resistenza iniziale (è nota la mia passione per il prodotto inglese), anche io riuscii a simpatizzare con loro. La grande varietà dei modelli, il sapore morbido del legno (fin dalla prima fumata, a differenza del prodotto inglese, il gusto dava sul dolce), una radica quasi sempre ben disegnata e soprattutto il prezzo molto conveniente, rendevano il compito di noi venditori più semplice. Ma allora perché, chiederete voi, non si trovano quasi più? Che io sappia, attualmente, anche se in misura ridotta, la Ropp, la Jeantet e la Butz-Choquin, appaiono ancora in qualche vetrina impolverata a prezzi molto interessanti. Non sono al corrente delle proposte attuali e invito i distributori a rivitalizzarne l’interesse attraverso la nostra Rivista. Dopo questo invito, torno però allo scopo dell’articolo che è quello di descrivere il prodotto del passato al quale sono legato sentimentalmente e culturalmente.
Inizio la carrellata con la pipa che a mio giudizio ritengo la più aristocratica del gruppo: la Chacom. La sua serie denominata Royal fu negli anni ’60 la vera antagonista delle più affermate pipe inglesi. Finissaggio completamente naturale e non lucidato, linea con proporzioni perfette (se tenterete una ricerca vi auguro di trovare il modello canadese, uno dei più belli che abbia visto nella mia lunga carriera), radica senza imperfezioni con taglio all’inglese che evidenzia maggiormente l’occhio di pernice, ottenendo un effetto molto più bello della venatura verticale, quando ciò avviene in modo centrato.
Il nome Chacom deriva dall’unione delle prime tre lettere dei nomi dei due fondatori della ditta Chapuj-Comoy, che in questo modo hanno creato uno slogan per la loro pipa. “Chaque-Homme”, in francese si pronuncia così, e vuol dire ogni uomo cioè “per tutti”. Stesso slogan usato in Inghilterra dalla ditta Comoy’s (l’omonimia non è casuale) con la pipa Everyman, che in inglese ha lo stesso significato.
Tornando alla serie Royal di quell’epoca, ricordo che il suo costo al pubblico era di 7.500 lire. Prezzo modesto? Tutt’altro. La Dunhill “Gruppo 4 bruyere” ne costava 12.500. Oltre a questo gioiello, la casa proponeva una serie più economica denominata “Diamant”, di radica color noce chiaro e lucida. Di questa serie la ditta Savinelli, all’epoca importatrice del prodotto, proponeva una gamma di modelli più vasta della Royal, tutti ben proporzionati, forse perché identici alla linea della Comoy’s inglese, che negli anni Sessanta dominava con merito il mercato italiano. Non c’è da meravigliarsi di questo. Quel nome Comoy in Francia e Comoy’s in Inghilterra appartenevano infatti alla stessa famiglia.
Ricordo infine che la Chacom, su alcuni modelli economici, montava bocchini che avevano una particolare caratteristica: anziché il taglio classico dell’imboccatura — punto da cui esce il fumo leggermente a ventaglio — l’uscita del fumo passava attraverso due fori posti all’estremità. Lo scopo di questa trovata… era di evitare l’irritazione della lingua. Per la verità l’esperimento ebbe scarsissimo successo e chi per curiosità o per convinzione l’aveva acquistata, si affrettò a far montare il bocchino tradizionale. Credete a me: filtri, congegni di raffreddamento e altre diavolerie, che spesso vengono presentate come mezzi per ottenere un fumo migliore, alterano e limitano il piacere del fumatore. Chi vuole iniziare a fumare la pipa, si affidi ad un buon maestro e, se non lo trova, acquisti quel bel libro di Giuseppe Bozzini, “La mia pipa”, che, scritto con semplicità e passione di esperto, resta il miglior testo sull’argomento.
Se per la Chacom i miei ricordi si limitano a pochi riferimenti, la Butz-Choquin riempie invece il mio cervello di numerosissime citazioni. Basti pensare che il suo catalogo proponeva qualcosa come un centinaio di finissaggi che, partendo dalle serie più economiche (all’incirca 1.000/1.500 lire dell’epoca), finiva con pezzi da autentica collezione. Sono convinto che nessuna casa di pipe abbia proposto quanto la francese Butz-Choquin, una scelta così vasta al fumatore. Se per ipotesi un negozio avesse deciso di trattare con determinazione il prodotto Pipa ed i suoi accessori, Savinelli come prodotto nazionale (già all’epoca questa casa di pipe italiana aveva conquistato mezzo mondo) e Butz-Choquin come prodotto estero, avrebbero potuto riempire cassetti e scaffali riuscendo a soddisfare qualsiasi richiesta.
Cocarde, Old root, Supermate, Commandeur, Prelude. Queste le serie che presentavano i modelli tradizionali. I più caratteristici di questi modelli erano la Chubby (una classica tozza — la Maigret per intenderci) in tre versioni: la Normale mod. 1601, la Mayor mod. 1401 e la Giant mod. 1397, un vero mostro, ma di un eccezionale fascino; la Billiard Square (canna e bocchino a sezione quadra) mod. 1597; la Pot Chubby mod. 1502 (pipa per chi non ha pazienza — il fornello basso e largo e la canna corta non la fanno spegnere); la Lovat mod. 1602 (agile e leggera) ed infine la Canadese mod. 1650 (i francesi con questo modello sono bravi; non conosco l’origine del nome, ma il Canada è in gran parte abitato da loro).
Accanto a questi pochi modelli descritti così dettagliatamente (sono quelle che io stesso fumo ancora), c’è una miriade di forme, alcune oggettivamente brutte, altre assolutamente geniali. Una fantasia ed una creatività inesauribile che per motivi di spazio non posso elencare. Non c’è dubbio che in seguito molti artigiani di casa nostra abbiano preso spunto da questa eccezionale gamma francese. Peccato che siano quasi introvabili! Oggi a mio parere sarebbero di notevole attualità, se non altro per aggiungere una pipa nuova ma diversa a chi, spinto dal desiderio di aumentare il suo parco pipe, volesse con una cifra contenuta far scattare quel sentimento irrefrenabile di possesso che vale molto di più della pipa stessa.

Condividi:

Aggiungi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *