Le interviste impossibili: Giuseppe Bozzini

bozziniComplice l’avvio, nel sito, del glossario di stampo bozziniano mi sono persuaso della necessità di incuriosire ulteriormente chi segue l’iniziativa andando ad intervistare il famoso giornalista Giuseppe Bozzini già autore di svariati libri dedicati alla pipa. In questo post ometteremo tutta la parte inerente la sua biografia – a cui sarà dato spazio in un secondo tempo – ed andremo, invece, diritti al nocciolo della questione più morbosa e domenicale: quali erano i gusti, le manie, le preferenze del Bozzini fumatore di pipa? Quale tipo di rapporto aveva instaurato con le sue pipe? Focus dell’intervista, insomma, è quello di andare a scoprire l’aspetto più intimo dell’appassionato Giuseppe, una volta dismessi i panni dello scrittore Bozzini.
Per realizzare questa intervista impossibile (Bozzini non è più tra noi) ho letteralmente smontato e ricomposto due paginette autobiografiche dello stesso pubblicate sulla rivista Smoking in cui andava, appunto, a raccontarsi sollecitato dalle sempre più pressanti curiosità dei suoi lettori ed aficionados. Mi sono inventato un gioco di domande e risposte – a tu per tu con il Bozzini – e spero di essere riuscito nell’intento di rendere la lettura il più interessante ed attuale possibile.

Intervista a Giuseppe Bozzini

Confessiamo anzitutto un po’ di emozione nell’intervistarla… il Bozzini, un mito! Da dove iniziamo?
Chi si aspetta chissà quali rivelazioni resterà deluso; sono un fumatore normale, normalissimo, non più esperto di chi mi legge. Non passo ore a compiere esperimenti o ricerche scientifiche; sono semplicemente – e non soltanto per l’argomento pipa – un curioso che ama approfondire, che si documenta, che legge tutto il leggibile.

A che età ha cominciato a fumare la pipa?
Mi sono avvicinato alla pipa , un po’ come tutti, verso i diciott’anni. Un po’ come tutti l’ho regolarmente piantata, riprendendola più tardi e progressivamente crescendo nell’apprezzamento e nell’interesse. Se dovessi fissare un momento della definitiva conversione, lo legherei ad una Castello acquistata in un vecchio negozio di Torino moltissimo tempo fa. Cambiato il bocchino la fumo ancora. E’ marcata “15/ AF – Reg. N° 66171 N Made in Cantù”. Modello dritta classica, con innesto a floc.

Interessante. Facciamo una cosa, se Lei è daccordo: saltiamo piè pari la parte professionale e biografica e rimaniamo concentrati sui suoi gusti personali, sul suo essere un fumatore di pipa
Insomma vi interessa la parte di cui sono più geloso… Ribadisco la premessa che sono un fumatore normalissimo. Sono decisamente per la radica, anche se ho provato schiuma, terracotta e altri materiali. Ho una preferenza per le pipe semi-curve, anche se ne ho e ne fumo di tutti i tipi; mi piace che siano generose di legno; apprezzo molto le italiane, industriali o artigianali che siano, che rappresentano un abbondante novanta per cento del mio “parco”; confesso un debole per le corallo di Savinelli, buone subito, con una radica che respira e quindi non scalda, accettando l’inconveniente che si sporcano (ma in realtà, dopo un certo numero di fumate, si scuriscono uniformemente, un po’ come con l’effetto-schiuma). Di questo mio debole so incredibilmente poco: alle mie insistenti richieste è sempre stato risposto che si tratta di una radica particolare – in effetti quasi sempre chiarissima, a volte quasi bianca – la quale riceve una speciale lavorazione coperta da un segreto tipo Nasa. L’abbondanza di legno, che prediligo, mi tiene ovviamente lontano dalle pipe piccole. Ma le più grosse e le bizzarre (ne ho qualcuna) le fumo soltanto in casa. Non uso filtri, solo qualche bastoncino di balsa nelle pipe giganti serali.

Ottimo! E per quanto concerne pulizia e rotazione delle pipe?
Ammetto che sono scarso a pulizie, anche se non faccio mai mancare passate di scovolino prima e dopo la fumata. Difficilmente faccio più di due fumate consecutive (con intervallo per raffreddamento) nella stessa pipa. Concedo lunghi riposi, ma senza calcoli e senza farmene un assillo. Così non mi assilla il problema della crosta di carbone, alla quale comunque non permetto di crescere troppo.

Dica la verità: quante pipe possiede?
Per forza di cose ho un numero piuttosto elevato di pipe, ma tra esse è avvenuta una specie di selezione naturale che ha privilegiato, fatalmente, le accomodanti. Mi piace inaugurare una pipa nuova, ma la mia pazienza non è tale da consentire rodaggi lentamente progressivi come quelli che consiglio nei miei libri. Non arrivo mai, però, allo stupro e nemmeno alle forzature; mi viene naturale tributare alla pipa nuova attenzioni e delicatezze.

La pipa in casa e la pipa fuori casa. Lei come si comporta?
Circolo quasi sempre munito di cartella, quindi non è difficile portare in giro l’armamentario. Nella stagione del cappotto tutto è più facile. Per il resto dell’anno, una busta piccola di tabacco sta agevolmente nella tasca interna della giacca, la pipa da usare nella tasca sinistra dei pantaloni, per breve tempo e con cautela, prima di sedersi collocata sul tavolo della riunione cui partecipo o del ristorante in cui mangio. A casa le pipe sono in una vetrina dello studio, ben allineate su rastrelliere; spesso tengo aperti gli sportelli della vetrina, per dare aria. E aria faccio spesso circolare in casa, visto che una moglie comprensiva non ha obiezioni, né sul fumo né sull’aria.

Arriviamo al capitolo tabacchi. Bozzini cosa ama veramente fumare?
Ho avuto varie evoluzioni (come tutti, credo), sempre però lontane dai troppo aromatici e dagli aromatizzati. Sull’aromatico forse c’è da intendersi, perché sono nella schiera dei pro-Latakia (senza fanatismi); mi piace meno il pizzico del Perique (ma anche questo non è assoluto). È chiaro dunque che sono per i tabacchi neutri e per le classiche mixtures inglesi, alcune delle quali, però, diluisco con aggiunte di naturali. Non sono sistematico, cioè non ho una miscela per il mattino, una per il pomeriggio, una per la sera e così via. Per le ore, i momenti, le occasioni, le stagioni, vado un po’ a naso. Magari per un certo periodo fumo la stessa miscela ogni giorno e dovunque. In altri periodi rompo il tran-tran pescando da qualche scatola o busta speciale. Contro gli orientamenti dei produttori, al mattino non mi dispiace una pipata robusta. Sempre al mattino – confessione penosa – ci scappa ancora qualche sigaretta (in verità, poche, e robuste anch’esse, meglio senza filtro). Rari i sigari, quasi sempre postprandiali o all’aperto; in serate eccezionali, un eccezionale cubano (che, altra confessione, porto a termine con difficoltà). A lungo ho evitato spuntature e Toscani sbriciolati; poi mi sono parzialmente convertito e ora di tanto in tanto ne metto un po’ nel fornello, ma molto saltuariamente.

Un’ultima curiosità: quanto tabacco tiene in casa?
Ho avuto la casa piena di tabacchi, ho preparato montagne di miscele, ora ho finalmente imparato ad acquistare poco e spesso (e da fornitori con largo smercio) per evitare invecchiamenti, sprechi, nausea da abitudine o sazietà.

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