Lasalle: pipa in bocca frustino in mano

Lasalle: pipa in bocca frustino in mano

Il celebre generale ussaro Lasalle viene raccontato da Alessandro Gasparinetti. L’articolo originale è pubblicato sulla rivista Smoking (n°2, giugno 1982).

Lasalle: pipa in bocca frustino in mano

Accaniti e fedelissimi fumatori di pipa sono stati in ogni tempo i militari, soprattutto nell’ottocento che fu, si può dire, il secolo delle tabacchiere e delle pipe. Granatieri, Ussari ed Artiglieri delle Armate Napoleoniche sono quelli che nell’iconografia e nella figurinistica popolare ci appaiono, più di frequente, raffigurati in caserma, in città ed, in particolare, nelle pause delle battaglie allora così frequenti mentre assaporano il fumo delle loro lunghe pipe. Napoleone non era, com’è ben noto, un amante della pipa ma aveva comunque il gusto del tabacco da fiuto: famose le sue tabacchiere che soleva donare con frequenza e generosità ai suoi generali ed ai suo dignitari di corte; i musei di Francia ancor oggi ne conservano esemplari bellissimi. Si può dire così che pipe e tabacchiere si contesero il primato, al pari delle belle donne, fra i militari di quell’epoca.

Una delle collezioni più preziose di pipe del tempo fu quella del maresciallo Nicola Carlo Oudinot che, per la bravura ed il valore dimostrato alla battaglia di Wagram, ebbe conferito dallo stesso Napoleone il bastone di maresciallo ed il titolo di Duca di Reggio. L’imperatore l’aveva presentato nel 1807 allo Zar Alessandro di Russia con queste parole «Ecco il Baiardo dell’Armata di Francia!»; per il suo sprezzo del pericolo Oudinot negli ultimi tempi era chiamato nell’esercito francese «Il maresciallo dalle trentaquattro ferite». Egli in una sala del suo castello di Jeandheurs aveva riunito e collocato in apposite vetrine la sua collezione di pipe composta da esemplari in tutte le forme e fogge: dalla modesta pipa di terracotta, contemporanea dell’importazione del tabacco in Francia, fino a quella che gli aveva donato Napoleone e cioè una pipa di schiuma arricchita di pietre preziose e rappresentante un mortaio trainato su un affusto.

Ma il fumatore più famoso delle Armate Napoleoniche fu, senza alcun dubbio, il generale conte Antonio Carlo Luigi De Lasalle; si può dire che quasi mai egli, finché visse, si sia separato dalla sua fedelissima amica, la pipa! Era nato il 10 maggio 1775 a Metz. Il 20 febbraio 1794 si arruolò nel 23° Cacciatori a cavallo e già il 21 marzo dello stesso anno aveva raggiunto il grado di maresciallo d’alloggio, il 10 marzo 1795 quello di tenente. Nel maggio 1796 fu nominato aiutante di campo del generale Kellermann, il 7 novembre (a 21 anni) promosso capitano. Nominato poco dopo capo-squadrone nel 7° Reggimento bis degli Ussari, sarà d’ora in poi «Ussaro», anzi la quintessenza dell’Ussaro, fino alla morte. Prese parte alla campagna d’Egitto ed il 25 agosto 1800 fu nominato colonnello comandante del 10° Reggimento Ussari, il 1° febbraio 1805 generale di brigata ed il 30 dicembre 1806 generale di divisione: una carriera fulminea come ben poche anche allora.

Il generale Antoine Charles Louis de Lasalle
Antoine Charles Louis de Lasalle

Di lui si ricorda che il 28 ottobre 1806 alla testa di 700 ussari aveva fatto capitolare la piazzaforte di Stettino tenuta da 5.500 prussiani e 120 cannoni. In segno di cavalleresca ammirazione e conoscendo la sua passione il vecchio generale, barone von Romberg, che comandava la guarnigione nemica, gli aveva donato una magnifica pipa tedesca. Fu in Spagna nel 1808, passò nel 1809 in Austria: si segnalò ad Essling, a Raab ed a Wagram ove, come vedremo, rimase ucciso sul campo. Era stato cavaliere, anzi ussaro fino alle midolla, si può dire emulo del grande Murat: era famoso per le sue cariche improvvise e travolgenti, tanto che la sua brigata di ussari era chiamata «La Brigata Infernale». Soleva spesso ripetere che «un Ussaro che si fa uccidere dopo trent’anni è un fanfarone!». Anche quando fu promosso generale volle e seppe, nonostante i rimproveri dello stesso Napoleone, continuare ad indossare l’uniforme di colonnello degli Ussari. Caricava il nemico alla testa dei suoi squadroni con la pipa tra le labbra ed il frustino in mano. A tale animo così audace corrispondeva anche un carattere molto impetuoso ed impulsivo. Su di lui si racconta, tra l’altro, il seguente episodio: mentre egli si trovava ad Agen di guarnigione con il reggimento ussari che comandava, il prefetto organizzò un grande ballo ma ebbe l’infelice idea di non invitare né Lasalle né i suoi ufficiali. Offeso ed esasperato per questo che egli considerava un grave affronto, Lasalle entrò con i suoi ufficiali, all’improvviso, nelle sale dove si svolgeva il ballo e, sotto gli occhi esterefatti del prefetto e dei suoi invitati, fece piazza pulita del buffet, facendo passare dalle finestre tovaglie, vasellame, bottiglie e ghiottonerie varie che furono consumate poi in tutta tranquillità dagli ussari del 10°. Naturalmente il prefetto si affrettò ad inoltrare un esposto a Parigi, esposto che fu visto da Bonaparte il quale pare vi annotò il seguente commento «Per fare un prefetto basta una firma, non bastano venti anni per fare un Lasalle!». Conclusione: Lasalle ebbe trenta giorni di arresti ed il prefetto fu rimosso. 

Lasalle morì così come aveva vissuto, con lo stesso stile, da spavaldo, con quattro anni di ritardo su quanto egli stesso aveva sancito nel codice del perfetto ussaro. Il 6 luglio 1809, durante la battaglia di Wagram, alle ore 8 di sera non potendo caricare ancora una volta con gli ussari perché questi erano stati impiegati ripetutamente nel corso della stessa battaglia, il generale irrefrenabile si mise alla testa di uno squadrone del 10° Reggimento Corazzieri della Divisione Saint-Sulpice e si precipitò contro un battaglione del reggimento austriaco De Duka. Poiché il nemico non veniva avanti all’assalto abbastanza presto secondo il suo desiderio, egli gli galoppò contro dileggiandolo e si fece così uccidere colpito da una palla in piena fronte; aveva appena compiuto i trentaquattro anni. La sua salma fu inumata nel cimitero di Saint-Marx a Vienna e sulla sepoltura fu posta una lapide con la seguente scritta: “Qui riposa / IL CONTE CARLO LASALLE / Grande Ufficiale della Legione d’Onore / Le sue grandi doti lo resero caro al suo imperatore / i rimpianti che egli ha lasciato nell’Esercito / consacrano la sua memoria alla venerazione di tutti i militari / Morto sul campo dell’onore a Wagram / nel trentaquattresimo anno d’età”.

Nel 1891 la salma fu trasferita agli Invalidi di Parigi, vicino alla tomba di Napoleone, accanto a quelle dei suoi vecchi camerati. Lasalle era stato un grande fumatore di pipa e la sua figura, così caratteristica per vari motivi, la si distingueva anche da lontano appunto per l’inseparabile pipa. Quella che usava più spesso aveva il coperchio del fornello sormontato da un’aquila d’argento e la canna era lunga 70 cm. Qualche volta fumava persino in presenza di Napoleone ed al riguardo si narra che un giorno l’imperatore, quasi infastidito, gli abbia detto «Ma voi, generale, questa benedetta pipa non la lasciate proprio mai?», al che Lasalle subito rispose «La lascerò, sire, quando voi lascerete la vostra gloria!». Di pipe ne possedeva moltissime e ne aveva una grande cura. Il suo attendente aveva, tra l’altro, due compiti sulla cui osservanza il generale non transigeva: tenere un paio di stivali di ricambio sempre lucidissimi ed una pipa per ogni evenienza, altrettanto luccicante. Quando morì, Lasalle era, purtroppo, carico di debiti, perché, come fu scritto, «era stato molto generoso con i soldati e con i suoi camerati»: pertanto, pochi giorni dopo la sua scomparsa, fu giocoforza vendere all’asta i suoi oggetti tra cui, come recita l’elenco: una tabacchiera in doppia scaglia d’oro con il ritratto della Signora Contessa e dei suoi bambini (la moglie ed i figli); una piccola tabacchiera in legno di bosso con scaglie, con il ritratto di sua figlia; una collezione di pipe molto variate. Quale sia stata la sorte attraverso il tempo di questi oggetti non è dato oggi sapere. Si sa solo che al Museo di Metz, città natale del generale, si conserva gelosamente una delle sue pipe. Poco tempo prima di morire, prevedendolo scrisse alla moglie il suo testamento: “Il mio cuore è per Te / il mio sangue per l’Imperatore / la mia vita per l’Onore”.

Condividi: